“La fedeltà, in fondo, che COS’È? Non è altro che un grande prurito con il divieto assoluto di grattarsi” – Fabrizio De André

Il vincolo della fedeltà è un valore da rispettare oppure oggi rappresenta un’utopia in vista del suo superamento o delle sue modificazioni?

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Fedeltà, questa follia!

La fedeltà è un valore che deve scontrarsi con le erte mura del mercato, dei consumi, della mercificazione della comunicazione umana, delle separatezze e delle schizofrenie della condizione metropolitana, della dissacrazione del materialismo commerciale, del cinismo irridente, dei conformismi appiattiti […] (Giuntella, 1982, p. 24). Attualmente non si collega più in maniera esclusiva all’ambito della sessualità, sta prendendo forma una concezione più ampia. Tutto ciò è testimoniato da alcune recenti sentenze della Corte di Cassazione in cui anche il tradimento virtuale (ad esempio, chattare con persone diverse dal proprio partner a fini erotici oppure essere iscritti in siti d’incontro) può essere una valida motivazione per richiedere la separazione, a prescindere che il rapporto sessuale sia stato concretizzato. L’aumento dell’instabilità coniugale si correla a diversi fattori. Se un tempo, rimanere insieme per sempre era la norma, secondo Bauman (2003) è diventato una rarità, una scelta folle o invidiabile. In tutti i paesi occidentali, divorziano maggiormente coloro che presentano una serie di peculiarità: si sono sposati molto giovani, non appartengono ad alcuna confessione religiosa, hanno avuto genitori separati, appartengono ai ceti sociali più bassi (ad eccezione dell’Italia) (Bagnasco, Barbagli, Cavalli, 2007). Le norme sociali prescrivono quanti coniugi si possono avere:

– monogamia
, quando non è permesso avere più di una moglie o un marito per volta;
– poligamia, quando si può essere sposati con due o più persone contemporaneamente;
– poliandria, quando è una donna ad avere più mariti;
poliginia, quando è un uomo ad avere più mogli.

Poligamia = poliamore?

Prometto di esserti fedele sempre“, dichiara la formula tipica dei matrimoni cattolici: in questo caso, la fedeltà è una promessa davanti a Dio, parenti e comunità. In un rapporto stabile e monogamo, si può non tradire anche senza un dettame religioso; mi riferisco alle cosiddette coppie di fatto o ai/alle fidanzati/e. Nella poligamia, tutte le parti coinvolte sono consenzienti in maniera totale? Resta un mistero. I matrimoni poligamici sono tipici della cultura islamica e della comunità mormone, in alcuni stati americani (Petralia, 2009). Recentemente è andata in onda una trasmissione televisiva intitolata “Io e le mie mogli” in cui un uomo mormone raccontava la vita con 4 mogli, 17 figli e le relative interrelazioni. Mi chiedo se, in futuro, sarà possibile ammirare un reality in cui una donna si rapporterà a più di un coniuge senza impazzire. Rimane controversa la questione legata al fatto che il matrimonio poligamico violi un valore fondamentale o rappresenti un diritto culturale (Petralia, 2009). Con il termine “poliamore” s’intende una relazione durevole tra più di due persone, che comprende alcune tipologie:

– matrimonio aperto in cui i coniugi sono concordi nell’avere relazioni al di fuori della coppia;
– relazione aperta che verte sulla coesistenza di diversi legami intimi;
– matrimonio di gruppo fra tre o più soggetti (Anapol, 1997).

Non viene considerato lo scambio di coppia perché si basa sul principio di divertimento e sesso, allontanandosi dai concetti di d’impegno e stabilità (Anapol, 1997). In sintesi, fedeltà, religione e cultura permettono di operare una prima distinzione tra monogami e poligami.

Quando manca l’attrazione

Diametralmente opposta è l’asessualità, ovvero la mancanza di attrazione sessuale verso un altro individuo senza escludere di vivere una relazione sentimentale o di innamorarsi. Entrano in gioco: genere, livello economico, salute, religione, non sono da escludersi cause biologiche (Bogaert, 2004). Sulla scia del portale americano Aven (Asexual Visibility and Education Network), in Italia, esiste “asessuali.com“, comunità virtuale dedicata al tema. L’identità sessuale viene intesa come coscienza di identità psico-biologica del proprio sesso, l’identità di genere equivale all’identità psico-sociale e culturale del ruolo che le persone di un determinato sesso svolgono nella società (Gianniti, 2013). Semplificando, si possono individuare cinque categorie di orientamenti sessuali:

eterosessualità;
omosessualità;
bisessualità;
asessualità;
pansessualità.

Sono categorie labili caratterizzate da sfumature, i confini non possono essere così netti. Pensare che, un tempo, l’asessualità veniva spiegata con l’espressione in chiave romantica “amore platonico”.

Desiderio universale

Dall’assenza di attrazione, al desiderio verso tutti. I pansessuali nutrono interesse verso altri individui, a prescindere dal genere: sia per uomini, sia per donne, che per transessuali o altre identità. Il termine venne coniato da Freud; in Italia, nel 1977, la teoria della pansessualità è stata introdotta da Mario Mieli, cofondatore del movimento omosessuale italiano. A suo parere, l’educazione e l’ambiente avevano indotto a credere erroneamente che l’eterosessualità fosse la “normalità”. In conclusione, le culture possono imporre o vietare alcuni comportamenti dalle loro attività di regolazione sessuale, però, ciò non significa che ritenere alcuni dogmi sessuali come normativi provi che siano socialmente normali, a scapito di quelli esclusi (Kimmel e Plante, 2004). Vale a dire che coesistono una visione collettiva ed una soggettiva. Emergono nuove tendenze legate alle pratiche amorose, alla relativa visibilità e, di conseguenza, nascono altrettante terminologie. Al di là del giusto o sbagliato e dei moralismi, cultura, religione, sistema giuridico e soggettività influenzano e definiscono il concetto di fedeltà che appare in continua evoluzione. Costrizione o valore intrinseco, a voi la scelta.

Arianna Caccia

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