La gig economy, cioè l’insieme dei lavori occasionali e a chiamata, viene spesso presentata come un modello basato su flessibilità e autonomia. Tra questi lavori, quello dei rider delle piattaforme di food delivery è diventato uno dei più rappresentativi. Il rider appare come un lavoratore indipendente, libero di scegliere quando connettersi, quali ordini accettare e come organizzare il proprio tempo. Questa immagine però è ben diversa dall’esperienza concreta del lavoro sulle piattaforme.

Lo svolgimento del lavoro è infatti regolato da sistemi di rating, tracciamento GPS, metriche di performance e bonus che orientano in modo continuo il comportamento del lavoratore. È in questa differenza tra l’autonomia apparente del rider e il controllo effettivo su di lui che emerge il paradosso del rider: un soggetto che sembra libero, ma che si muove dentro una logica algoritmica invisibile.

Per comprendere questo paradosso, risultano utili due teorie nello studio della società digitale: la teoria della società del controllo di Gilles Deleuze e il concetto di capitalismo della sorveglianza elaborato da Shoshana Zuboff. Secondo Deleuze, le società contemporanee non si basano più su regole rigide e istituzioni chiuse, ma su forme di controllo fluide e continue che modulano la libertà degli individui. Zuboff invece mostra come il capitalismo digitale si basa sull’estrazione di dati comportamentali, trasformando ogni azione in una risorsa economica. Il rider si trova esattamente al centro di questi due meccanismi.

Indice

Deleuze e il lavoratore moderno

Il pensiero di Gilles Deleuze aiuta a comprendere il cambiamento che caratterizza la società contemporanea e, di conseguenza, la trasformazione della figura del lavoratore. Il filosofo distingue tra società disciplinari, tipiche tra il XVIII e il XIX secolo, e società del controllo, che caratterizzano il presente. Le società disciplinari erano basate su spazi chiusi e regole rigide. Scuole, fabbriche, caserme e ospedali funzionavano come luoghi di addestramento alla disciplina, esse si basavano quindi su un modo di funzionare “analogico” (strutture rigide, tempi precisi, un ordine stabilito di passi da seguire).

Nelle società del controllo invece il funzionamento o linguaggio diventa numerico (il controllo non è diretto ma si basa su punteggi, statistiche, dati). Il potere non si esercita più attraverso ordini diretti, ma tramite una modulazione continua che rende il controllo più flessibile e diffuso. Deleuze paragona questa nuova forma di potere a un “gas” che si espande ovunque e usa premi, sfide, bonus che si chiama corporation.

Il rider: individuo o “dividuo”?

Il rider incarna perfettamente questa trasformazione. Non riceve ordini da un capo, ma si trova in un ambiente algoritmico che registra e tiene sotto controllo ogni sua azione. Egli può lavorare solo mantenendo determinati valori numerici: punteggio, affidabilità statistica, disponibilità prevedibile. La libertà di scegliere quando lavorare si trasforma così in una libertà condizionata. L’algoritmo non dà ordini diretti su cosa fare, ma indirizza il rider nelle sue scelte lavorative. Alcune diventano più vantaggiose di altre. Il rider finisce per auto adattarsi al funzionamento ed alle richieste della piattaforma, interiorizzando quelle che regolano il suo valore numerico.

La consegna ed il valore numerico del rider

Anche la consegna è un esempio di questa dinamica. L’ordine che si riceve non è un comando, ma una possibilità temporanea. Accettarlo mantiene il punteggio numerico costante, rifiutarlo lo fa diminuire. Durante la consegna, il corpo del rider viene tradotto in dati: velocità, percorso, tempi, deviazioni. Alla fine, la valutazione del cliente inserita in una media, diventa un criterio di selezione per avere l’opportunità di ricevere notifiche per le consegne future. Il rider non è più un individuo, ma un insieme di numeri ed indici statistici aggiornati in tempo reale. La sua libertà decisionale lavorativa dipende dalla capacità di mantenere un valore numerico sufficientemente alto.

Zuboff e il capitalismo della sorveglianza

La prospettiva di Shoshana Zuboff aiuta invece a comprendere l’economia di questa forma di lavoro. Nel capitalismo della sorveglianza, il valore non deriva solo dal compito svolto, ma soprattutto dai dati generati durante l’attività.

Nel caso dei rider, ogni azione produce un surplus informativo che va oltre la semplice organizzazione del lavoro. Il rider, infatti, accettando un ordine, seguendo un percorso invece di un altro o lavorando in alcuni orari genera dati che permettono alla piattaforma di prevedere la disponibilità futura dei lavoratori e di gestire il lavoro dei lavoratori in modo più profittevole.

I bonus come mezzo di controllo delle piattaforme

I bonus possono essere visti come un misto tra il pensiero di Deleuze e quello di Zuboff. La piattaforma propone bonus, sfide e premi temporanei come opportunità di guadagno, ma funzionano come strumenti per indirizzare il comportamento del lavoratore. Le notifiche spesso indicano zone scoperte, momenti di alta domanda o condizioni meteo sfavorevoli. In questi casi il bonus non è solo una ricompensa, ma un modo per monetizzare il rischio: condizioni difficili come pioggia, orari notturni o zone scoperte vengono trasformate in un guadagno extra per il rider che si assume quel rischio al posto della piattaforma. Questo porta non solo a una consegna in più, ma nuovi dati su chi è disposto a lavorare in condizioni difficili e a quale prezzo.

Il paradosso del rider nella società digitale

Il lavoro dei rider nella gig economy rappresenta un esempio chiave delle trasformazioni del potere nella società digitale. Deleuze mostra come il controllo non avviene più attraverso degli ordini diretti, ma controllando continuamente le possibili scelte del lavoratore. Zuboff invece fa comprendere come questo controllo si collega a una forma di economia basata sull’estrazione di dati. Il rider crea valore non solo attraverso le consegne, ma attraverso tutti i dati e informazioni prodotti durante il lavoro. I bonus funzionano come un meccanismo che spinge i rider a restare attivi proprio quando la piattaforma ne ha più bisogno, alimentando così il ciclo stesso che li rende necessari. La libertà del rider non sparisce del tutto, ma viene modellata dall’algoritmo. Il rider diventa così una figura simbolica della società digitale: un lavoratore che sembra autonomo ma che in realtà opera dentro un sistema digitale che lo condiziona.

Maddaloni Domenico Pio

Riferimenti bibliografici e sitografici