Considerato che, il discernimento tra le notizie offerte dal web è lasciato quasi completamente all’utente, resta da capire secondo quali parametri chi legge viene attirato verso una notizia piuttosto che un’altra. Numerose ricerche hanno dimostrato l’incidenza del fattore psicologico rispetto alla tendenza ad attribuire credibilità ad alcune notizie.

L’informazione ai tempi del web

+++ Una notizia risulterà tanto più attendibile quanto più rafforzerà o confermerà una nostra credenza o opinione. +++

Attraverso il fenomeno delle cosiddette Echo Chambers, la rete filtra il reale creando una cassa di risonanza rispetto alle nostre ricerche, ai nostri acquisti e alle nostre preferenze: quello che vediamo e leggiamo, non è quindi frutto di un condiviso rilievo sociale ma lo specchio di quanto risulta di interesse a ciascuno di noi. Basti pensare che l’homepage di Google propone ad ogni utente diversi risultati di ricerca una volta digitata la parola che si intende approfondire. Ciò significa che dalla navigazione difficilmente otterremo uno sguardo su qualcosa di radicalmente nuovo, quanto piuttosto una sorta di dieta informativa costruita sulla base di ciò che già appartiene al nostro orizzonte conoscitivo. Esso in tal modo non si amplia ma si cristallizza, a scapito di altre informazioni magari più importanti, che però non catalizzeranno l’attenzione perché non coinvolte dall’effetto rimbalzo a cui siamo sottoposti a seguito della nostra attività sul web.

+++ Una notizia acquisterà credibilità ai nostri occhi se verrà diffusa da una fonte che gode di autorevolezza ma soprattutto della nostra fiducia. +++

Una testata giornalistica, un opinion leader carismatico, una piattaforma che si è abituati a consultare, con i quali ciascuno instaura un tacito patto di affidabilità e trasparenza che ne giustifica l’affezione, si fa garante per l’utente della veridicità dei messaggi che diffonde.

+++ La notizia condivisa in diversi ambienti e da più soggetti acquisirà maggiore credibilità. +++

L’esigenza di trovare collocazione nel gruppo sociale di appartenenza è un aspetto sempre rilevante, tanto più se si tratta di cercare conferme. Se l’attendibilità di una notizia è opinione comune da più parti crederci risulterà più semplice.

+++ Se la notizia non è confutata da alcuna fonte di rilievo, non vi è ragione per non ritenerla attendibile. +++

Quanto delineato si inquadra nel meccanismo cognitivo del cosiddetto confimation bias: in una rete in cui non è contemplata la dissonanza, l’individuo costruisce i suoi elementi informativi, regolativi e si abitua al consolidamento di sentimenti sociali.

Fatticcio

Non sembra superfluo sottolineare che, anche un modo corretto di fare informazione, non consentirà quasi mai di pervenire alla verità oggettiva dei fatti, perché chi racconta, previa buona fede, così come chi legge, lo farà attraverso una personale lente di ingrandimento, assumendo le proprie posizioni senza avere nella maggior parte dei casi conoscenza effettiva di quanto accaduto se non vi ha assistito in prima persona. Interessante a questo proposito risulta il neologismo coniato dal sociologo Bruno Latour ossia “fatticcio“. Derivato dalla crasi tra “fatto”, che corrisponde ad un’oggettività esterna, e “feticcio”, frutto di credenza eccessiva ai limiti dell’ossessione, dipendente dunque dalla volontà umana. Il termine indica la via di mezzo tra le due estremità, ovvero una produzione del singolo che gode di una credibilità talmente ampia da apparire “reale” ed essere parificata ad un fatto. Non si tratta, allora, di negare la verità ma di ammettere che non è completamente accessibile, consapevoli, al momento di fruizione della notizia, che il suo racconto è frutto di manipolazione. Talvolta, essa avviene esclusivamente al fine di offrire una chiara sintesi informativa; in non pochi casi l’obiettivo è invece quello di diffondere qualcosa di nettamente lontano dal vero.

Modelli di credibilità

La credibilità è sempre collegata alla tenuta nel tempo, alla forza esplicativa e alla capacità modellizzante di una notizia. Varie ricerche in merito alla credibilità online hanno condotto alla formulazione di tre fondamentali teorie:

1. Modello Bimodale (M.J. Metzger)
2. Modello Unimodale (Kruglanski e Thompson)
3. Teoria Riconoscimento-Interpretazione (B.J. Fogg)

La prima teorizzazione risale al 2007, anno in cui la ricercatrice statunitense Metzger affermò che il giudizio sulla credibilità della notizia sul web è affidato ad un percorso euristico o sistemico. Questo modello si fonda sulla conferma sociale (reputazione, adesione e coerenza) e sulle aspettative contestuali (valutazione delle aspettative ed intento persuasivo).

Il secondo fa rifermento ai concetti di autorevolezza (autore e fonte) e qualità dell’informazione (alta o bassa). La scelta del percorso dipende dall’utente che, a seconda delle proprie competenze, privilegerà una valutazione approfondita o basata sull’attrattività dell’informazione. Kruglanski e Thompson, già nel 1999, proprio considerando l’esistenza di utenti meno specializzati, avevano teorizzato un modello unico, che unisse i due percorsi elaborativi (euristico e sistemico) attraverso valutazioni sillogistiche trasformando quanto appreso nell’immediato in un giudizio di valore.

L’ultimo modello si basa su quanto di più intuitivo accade, quando ci si confronta con una notizia sul web: si nota qualcosa di familiare (riconoscimento) e si assume una posizione rispetto ad essa, dopo averne approfondito i caratteri (interpretazione). Il riconoscimento abbraccia diversi parametri quali: il livello cognitivo del lettore, l’interesse e il coinvolgimento emotivo, il tipo di informazione e lo scopo che intende perseguire. Quando l’utente pone in essere l’attività di interpretazione attinge invece dalle sue conoscenze sull’argomento che la notizia affronta, ai suoi preconcetti sulla tematica stessa e al grado con il quale il proprio background ambientale, culturale e di aspettative influisce sulla percezione di quell’informazione. Fogg nel 2003, dopo numerosi studi, comprese che il giudizio di credibilità fonde una fase inconscia ad una fase conscia per giungere ad una visione esauriente.

Terreno fertile

Tutte queste prospettive fanno emergere che, sebbene esistano delle linee guida generali da seguire, la percezione di credibilità sia estremamente soggettiva. Per questa ragione, soprattutto in un’epoca in cui a farla da padrone è la narrazione come costruzione di verità (storytelling), la credibilità rimane il discrimine per comprendere su quale tipo di informazione è possibile fare affidamento. In un contesto così incline alla confusione informativa, le fake-news trovano terreno fertile per proliferare su scala spesso planetaria.

Roberta Cricelli

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