Gig economy“, l’economia del lavoretto, significa guadagnarsi da vivere svolgendo lavori saltuari. L’emblema è la consegna a domicilio in bicicletta e motorino. Il mondo del lavoro possiede aspetti poco indagati e subdoli come le leggi che lo regolano, sia scritte che non scritte. È abitato da fantomatiche figure fisiche e metaforiche da cui è bene tutelarsi. Per tutelarsi è necessario informarsi, al fine di non risultare come Alice nel paese delle meraviglie. Esistono diverse tipologie di contratti di lavoro: a tempo determinato, a tempo indeterminato, di somministrazione (ex-interinale), a chiamata, part-time, apprendistato, lavoro accessorio – prestazione occasionale PrestO e libretto di famiglia. Per esempio, vi sono contratti a tempo indeterminato, nel settore del turismo, di poche ore settimanali (4, 8, 10 ore) che vengono integrate da ulteriori ore per le necessità del momento come un impegno o una malattia di un collega, ciò significa acquisire lo status di jolly. Ore aggiuntive non retribuite come straordinari. Il tanto sognato “indeterminato” presenta sempre più insidie mascherate, perciò è bene abbandonare gli occhi a cuoricino e svegliarsi.

“La fatica perseverante e la continua applicazione sono il cibo del mio spirito; quando comincerò a riposare e a rallentare il mio lavoro, allora cesserò anche di vivere”. (Francesco Petrarca)

Che cos’è il lavoro occasionale?

Se un tempo svolgere lavori come baby-sitter, steward agli eventi, parcheggiatore prevedeva un accordo verbale tra addetto e committente con relativo pagamento, oggi le stesse occupazioni richiedono una regolamentazione. Stiamo parlando delle prestazioni di lavoro occasionale. Secondo l’Ufficio studi della Cgia di Mestre, nell’anno 2017, in Italia,  sono 592.000 le persone che hanno svolto un’attività lavorativa per meno di 10 ore settimanali, cifra sottostimata a causa del lavoro nero. 2/3 sono donne impiegate nell’ambito della cura e dei servizi alla persona (domestiche, addette alle pulizie, assistenti familiari, parrucchiere, estetiste, addette nei centri benessere, ecc.); incidenza elevata degli occupati saltuari nel settore alberghiero, nella ristorazione e nei servizi d’impresa. Per quanto concerne l’età, il 6,9% è over 65, il 4,7% appartiene alla fascia 15-24 anni. Dal 2007, il totale degli occasionali è aumentato del 20,3%. Altre fonti riportano dati diversi. Secondo l’Inps, il numero di prestatori di lavoro accessorio è cresciuto continuamente: inferiore a 100mila prima del 2010, 215mila nel 2011 e quasi 1,8 milioni nel 2016 (Fonte: Inps 2017; Bombelli, Maschio 2016 e 2017). Il dato comune resta la crescita dei lavoratori occasionali.

L’avvento dei voucher

Con l’entrata in vigore del Jobs Act, sono stati aboliti il contratto a progetto, meglio conosciuto come co.co.pro e le dimissioni in bianco. Requisiti per rientrare nella definizione di prestazione occasionale:

– mancanza di continuità/abitualità del lavoro svolto;
– ritenuta d’acconto del 20%;
– il reddito massimo netto annuale di 7.000 euro.

L’attivazione dei nuovi voucher INPS è stata introdotta dalla Riforma Biagi del 2003 come metodo di pagamento rivolto a coloro che non svolgono un servizio continuativo presso un’azienda o un privato. L’input è partito dalla necessità di tutelare e far emergere lavori sommersi, ad esempio: baby-sitter, lezioni private o giardinaggio. La prestazione può durare limitatamente giorni o settimane, si ricevono i contributi previdenziali pensionistici e l’assicurazione Inail. Due tipologie di voucher: cartaceo e telematico. Il primo è una sorta di coupon in tagli da 10, 20 o 50 euro e dev’essere riscosso dal lavoratore in sedi abilitate come tabaccherie, uffici postali e banche. Il secondo viene acquistato direttamente dal datore di lavoro sul sito dell’Inps ed è ritirabile dal lavoratore presso un ufficio postale sotto forma di bonifico oppure accreditato sull’Inps Card.

Dai voucher a PrestO

Il 17 Marzo 2017, con il Decreto Legge 25/2017, i voucher sono stati aboliti, nella pratica, hanno continuato ad esistere per l’intero anno. Successivamente sono stati sostituiti con il Libretto Famiglia. Dai voucher a PrestO (acronimo di Prestazione Occasionale). Con il Decreto Legge 24 Aprile 2017 n. 50 art. 54 bis convertito dalla legge 21 Giugno 2017 n. 96 è stato introdotto PrestO: il nuovo contratto di prestazione occasionale del dopo voucher operativo sul sito dell’Inps. Esistono due modelli chiariti dettagliatamente dalla circolare INPS 5 luglio 2017 n. 107:

1. Il Libretto Famiglia (LF), se il datore di lavoro è un privato, ovvero una persona fisica non nell’esercizio di impresa o libera professione; si riferisce a piccoli lavori domestici, giardinaggio, pulizia e manutenzione, assistenza domiciliare, insegnamento privato e baby-sitter;

2. Il Contratto di prestazione occasionale (Cpo), per i datori di lavoro con non più di 5 dipendenti assunti a tempo indeterminato, le Onlus, le associazioni e le pubbliche amministrazioni; rivolto a lavori saltuari di ridotta entità, esempi: rilevatore statistico, rilevatore di censimento, ecc.

Tra azienda e lavoratore

Le aziende acquistano i buoni direttamente sul portale dell’Inps a cui devono comunicare dati del prestatore, luogo ed orario di lavoro in fase di registrazione. Tale contratto è esteso anche al settore agricolo. Le cifre variano in base ai due modelli:

– nel Contratto di prestazione occasionale, il lavoratore percepisce 9 euro netti, tranne per il settore agricolo che si riferisce alla retribuzione oraria del contratto collettivo; mentre il datore versa un ulteriore 33% (2,97 euro) di contributi gestione separata Inps, 3,5% (0,32 euro) di premio Inail e l’1% di oneri gestionali per un totale di poco più di 12 euro. Il compenso giornaliero del prestatore non può essere inferiore a 36 euro, l’equivalente di 4 ore lavorative.

– Il valore nominale del Libretto Famiglia è fissato a 10 euro di cui 8 euro netti per il compenso della prestazione, 1,65 euro per i contributi, 0,25 euro per il premio Inail, 0,10 euro per gli oneri di gestione.

Una generazione smart

I limiti massimi annuali di retribuzione sono diminuiti a 5mila euro per il lavoratore (contro i precedenti 7.000 euro), 2.500 euro è la retribuzione massima per il prestatore per il singolo committente. Eccezione: la retribuzione massima può arrivare fino a 6.250 euro annui in favore di pensionati, studenti sotto i 25 anni, disoccupati, coloro che percepiscono il reddito d’inclusione o altre forme di sostegno. L’erogazione del compenso avviene entro il giorno 15 del mese successivo a quello lavorato mediante accredito sul conto corrente bancario o bonifico bancario domiciliato riscuotibile presso l’ufficio postale. Inoltre vengono riconosciuti il diritto al riposo giornaliero o settimanale. Consiglio disinteressato, semplicistico, ma utile: prima di accettare e firmare un contratto, cercate d’informarvi in modo globale, leggete il CCNL del mestiere di riferimento o eventualmente andate da un sindacato a vostra scelta, onde evitare spiacevoli sorprese o clausole magiche. Siamo una generazione smart che svolge lavori smart, non fessa.

Arianna Caccia

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