La propaganda generalmente è intesa come l’attività di diffusione di idee e informazioni con lo scopo di indurre un bacino d’individui a interiorizzare specifiche attitudini e a svolgere determinate azioni. Insomma, rappresenta il conscio, metodico e pianificato utilizzo di tecniche persuasive per raggiungere specifici obiettivi. Scopi atti a beneficiare coloro che gestiscono tale processo, obbedendo a dinamiche meccanicistiche di causa-effetto.

Selezione dei fatti

In posizione antitetica alla propaganda si pone la pura e semplice esposizione dei fatti, della realtà nella sua completezza neutra ed esaustiva che abbandona faziosità e valorizzazione di determinati aspetti rispetto ad altri, prerogativa della prima. La propaganda, infatti, può presentare i fatti in modo selettivo, mentendo per omissione ad esempio, catalizzando una sintesi conclusiva particolare, oppure utilizza messaggi caricati di retorica e di facile sentimentalismo narrativo-linguistico per stimolare risposte emozionali, piuttosto che razionali, alle informazioni presentate. L’uso della propaganda è dannoso per la libera e naturale formazione dell’opinione personale e pubblica, diffondendo così tali effetti deleteri sia sul singolo individuo sia sull’intero corpus sociale.

Comunicazione e demagogia

Un esempio di propaganda particolarmente rappresentativa è stata quella partorita dal nazismo e dal fascismo: tramite un uso sapiente e ben pianificato dei mezzi di comunicazione di massa del tempo, Hitler è riuscito nell’intento turpe e barbarico di convincere le folle riguardo all’imprescindibilità del bisogno ineluttabile dell’olocausto e nella necessità storico-politica di una guerra di espansione, conducendo un’intera nazione alla distruzione fisica, politica ed economica, vittima di un’assurda volontà di potenza (Boschi 2005). Esempi di propaganda ideologicamente meno estremi, ma non meno dannosi, sono quelli volti all’arricchimento tout court di pochi “eletti” a discapito dell’impoverimento delle masse, rese miopi da una demagogia fatta di promesse non mantenute. In questo caso i leader, con un sapiente uso dei sondaggi, conoscono quali sono i bisogni delle persone, promettono loro di esaudirli, ma poi nei fatti compiono azioni atte ad esaudire propri, spesso in antitesi con i desideri del popolo, danneggiandolo a favore d’istanze esclusivamente elitarie (Beetham 1989).

Alla ricerca di simbologia

Il successo della propaganda necessita di una efficace selezione semantico-linguistica, minuziosamente mirata, sui fatti che devono essere esposti all’interlocutore prescelto, pena la sua totale inefficacia. La presenza di un forte intento censorio in vari ambiti della vita pubblica è un pesante e inequivocabile indizio di una propaganda in corso. Una propaganda che per raggiungere gli obiettivi che si prefigge mira ad esaltare e a valorizzare le rivendicazioni, i sogni utopistici di un popolo, omettendo la realtà dei fatti e ricorrendo ad un massiccio uso di simulacri. Una simbologia che racchiude in sé quegli stessi sogni e nutre tutto il mondo immaginifico-retorico di cui un pubblico ha bisogno per credere e perseguire il raggiungimento unanime e condiviso di quegli obiettivi, quegli scopi dipinti come imprescindibili per il bene comune.

Propaganda religiosa

Il termine propaganda nasce in un contesto semantico-religioso quando la Chiesa cattolica nel XVI secolo organizza, per arginare la diffusione del protestantesimo dopo lo scisma voluta da Enrico VIII, una Congregatio de propaganda fide: un dipartimento preposto alla diffusione della fede cattolica. Originariamente il termine non intendeva riferirsi a informazioni fuorvianti o parziali, ma custodiva e tentava di attualizzare intenti di tutela nei confronti di una religione messa in pericolo da pericolosi venti di rinnovamento. La propaganda si declina in diverse tipologie e ambiti, spesso in commistione fra loro. La propaganda religiosa, come detto, è solo una delle forme storicamente più definite e comuni di propaganda e mira alla diffusione e alla tutela di un determinato culto.

Propaganda letteraria

La propaganda culturale, e in particolare quella letteraria, è tra le più importanti, essendo la propaganda stessa un fatto essenzialmente comunicativo. San Paolo, ad esempio, è uno tra i più popolari propagandisti della storia religiosa. Era sostanzialmente propaganda anche il De bello Gallico, che servì a Cesare per amplificare esponenzialmente la propria reputazione a Roma. Questa tipologia si è dunque intrecciata spesso con quella religiosa e ancor più con quella politica. In questo caso quest’ultima si fonde con quella prettamente estetico-artistica, in misura relativamente variabile (nei casi più estremi la finalità artistica può essere solo un velo posto sulla prima). L’Eneide di Virgilio ne è un esempio: l’equilibrio e l’armonia letteraria si legano all’esaltazione di Roma (erede della mitica Troia) e dell’imperatore Ottaviano Augusto (della famiglia Iulia, fondata da Iulo, figlio di Enea). Intenti propagandistici emergono prepotentemente anche dalla Dichiarazione d’Indipendenza degli Stati Uniti, volta al consenso, alla cristallizzazione dell’opinione pubblica nordamericana e alla giustificazione della rivoluzione all’estero. Si pensi in tal caso al “divario” tra l’idea di democrazia e uguaglianza, e la realtà effettiva di una classe dirigente eletta da una percentuale della popolazione che si aggirava intorno all’1,5% del totale.

Un’informazione faziosa

I libelli di Martin Lutero e le opere di Karl Marx sono stati in parte scritti con finalità propagandistiche. Le pubbliche relazioni rappresentano un’emanazione della propaganda, ne rappresentano una forma moderna, evoluta, che caratterizza i rapporti tra un’organizzazione di grandi dimensioni e il pubblico moderno. I propagandisti cercano di cambiare il modo in cui la gente comprende una questione o una situazione, allo scopo di cambiarne le azioni o le aspettative, secondo una sola prospettiva: la propria. In questo senso, la propaganda serve come corollario complementare alla censura, dove lo stesso scopo viene raggiunto, non attraverso false informazioni, ma prevenendo la conoscenza di informazioni vere. Ciò che identifica fortemente la propaganda rispetto a altre forme di controllo è la volontà di influenzare l’orientamento delle persone, attraverso l’inganno e la confusione, piuttosto che tramite la persuasione e la comprensione. Insomma, la propaganda diffonde sostanzialmente informazioni fake, o nel migliore dei casi faziose, che hanno lo scopo di rassicurare un popolo che vuole crederci. Il postulato che si pone alla base di tale tecnica è che, se la gente crede in qualcosa di falso, sarà costantemente assalita dai dubbi, dubbi che provocheranno un disagio secondo dinamiche di dissonanza cognitiva. Di conseguenza gli individui, pur di estinguerli, diventeranno particolarmente ricettivi alle rassicurazioni di chi è al potere, consolidando e legittimando quest’ultimo.

Marino D’Amore

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