Tra i mercati dello sfruttamento sessuale, il più lucroso per la criminalità è quello della prostituzione, che riguarda, in maniera sempre crescente, i minori. Si tratta di un fenomeno che interessa principalmente i paesi in via di sviluppo, dove la domanda locale ed estera spesso si fondono, alimentando un grosso volume d’affari. Uno tra gli aspetti più noti dello sfruttamento sessuale dei minori è quello legato al turismo sessuale da parte di chi si reca nei paesi in via di sviluppo con l’intento primario di intraprendere una relazione sessuale a sfondo commerciale con i residenti del luogo. Tuttavia, la prostituzione minorile affligge anche i paesi industrializzati. In Italia interessa soprattutto ragazze straniere minorenni avviate alla prostituzione dalla criminalità organizzata, il cui numero è difficile da quantificare poiché spesso costrette a prostituirsi all’interno di appartamenti, club privati e alberghi. Inoltre, per ragioni di mercato e per limitare il rischio di arresti, le vittime vengono spostate in gruppo sul territorio ogni due o tre settimane, rendendo così la prostituzione un fenomeno ancora più sommerso.

La Convenzione sui diritti dell’infanzia

In Italia, secondo il VII Rapporto CRC 2014-2015 (Convention on the Rights of the Child, sul monitoraggio della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in Italia), non è operativa nemmeno la banca dati in relazione al fenomeno dell’abuso sessuale dei minori, che doveva essere istituita presso l’Osservatorio per il contrasto della pedofilia e della pornografia minorile per raccogliere, con l’apporto delle Amministrazioni centrali, tutte le informazioni utili per effettuare una mappatura del territorio e il monitoraggio del fenomeno, come previsto dalla Legge 38/2006.

Statistica su minori e prostituzione maschile in Italia

Quello che si evince da questo Rapporto è che la situazione della prostituzione minorile in Italia è in mutamento. In un recente studio in corso di pubblicazione, si evidenzia che “in relazione all’età delle vittime di tratta, la ricerca evidenzia una presenza di 1.079 minori di 18 anni in strada (pari al 4,5% del totale), 25 indoor, 135 nei centri di ascolto, 92 nell’accoglienza residenziale. Questi dati sui minori vittime di tratta sono indicativi, pur se parziali, del forte aumento di minori nei circuiti dello sfruttamento sessuale, ma non solo, così come del resto già evidenziato da altri studi”. Permane, nel dato percentuale stimato, una predominanza della prostituzione femminile. Non è assente, anche se più rara, la prostituzione di minori di sesso maschile.

Il fenomeno delle baby squillo

Gadget e accessori alla moda: ecco la "ricompensa" del nuovo millennio
Gadget e accessori alla moda: ecco la “ricompensa” del nuovo millennio

Emerge, attraverso le cronache recenti, anche un altro preoccupante fenomeno: quello delle baby squillo. Minorenni che si prostituiscono in quartieri benestanti, in cambio di gadget e accessori alla moda. I clienti sono per lo più professionisti e persone di status socioeconomico medio-alto. Le baby squillo sono in età adolescenziale e manifestano atteggiamenti confusi in merito alla loro sessualità. Atteggiamenti che sono il risultato, da un lato, di messaggi mediatici che incentivano un comportamento disinibito quale comportamento “vincente”; dall’altro rispondono a un contesto relazionale in cui le comunicazioni tra pari sono sempre più virtuali e quelle con gli adulti di riferimento sempre più assenti o fragili.

L’invasione delle straniere

Stando alle testimonianze dei diversi operatori impegnati nel contrasto alla tratta e allo sfruttamento sessuale, la prostituzione su strada registra una presenza rilevante e preoccupante di “presunte” minorenni, soprattutto straniere. Si tratta di un fenomeno difficile da quantificare in termini statistici, dato che molte di queste giovani donne rimangono “invisibili” perché tenute segregate (in appartamenti o in night club, dove il rischio di sfruttamento è ancora più alto a causa della condizione di isolamento) o perché, se su strada, sono oggetto di frequenti e veloci spostamenti che le rendono difficilmente agganciabili. In entrambi i casi, il contatto con queste adolescenti è filtrato dalla presenza di una figura adulta – spesso si tratta di una donna ugualmente sfruttata – che esercita un forte controllo sulle minori per conto degli sfruttatori. Si riscontrano anche casi in cui sono le stesse ragazze minorenni a esercitare un controllo sulle coetanee e a raccogliere i soldi ottenuti attraverso il loro sfruttamento sessuale.

La prostituzione in Italia

Una scena di prostituzione tra gli scavi di Pompei
Una scena di prostituzione tra gli scavi di Pompei

Emerge che i più sfruttati nella prostituzione sono i minorenni stranieri, sia maschi sia femmine, e che la fascia di età interessata è quella tra i 15 e i 18 anni, riguardando soprattutto rumeni e rumeni rom la cui età può essere anche sensibilmente più bassa, e in percentuale minore anche ragazzi provenienti dal Nord Africa, dai Balcani e dall’Albania. Secondo i dati forniti dal Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri, nel corso del 2012, nell’ambito delle attività di contrasto alle condotte di abuso e sfruttamento sessuale in danno di minori, per il reato di prostituzione minorile (art. 600 bis c.p.) i diversi Comandi dei Carabinieri dislocati in tutta Italia hanno provveduto all’arresto di 55 persone, mentre 68 sono state le persone denunciate (Relazione al Parlamento 2012 sull’attività di coordinamento, effettuata ai sensi dell’art.17, comma 1 della legge n. 269 del 1998 “Norme contro lo sfruttamento della prostituzione, della pornografia, del turismo sessuale in danno di minori, quali nuove forme di riduzione in schiavitù”). Entrando nel merito degli interventi da mettere in campo, risulta grave la mancanza di coordinamento tra le differenti esperienze locali, che non permette di adottare un’efficace strategia di contrasto al fenomeno né, una volta tolto il minore dalla strada, di inserirlo in un contesto privo di pregiudizi in cui possa costruirsi un futuro.

Rino Carfora

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