La robotica educativa è un approccio semplice e pratico alla robotica, ovvero al funzionamento dei robot. La robotica è una scienza interdisciplinare che va ad occuparsi della progettazione e del conseguente sviluppo di robot. Nella progettazione di un robot sono coinvolte discipline diverse e quindi conoscenze diverse da parte di diverse figure professionali. Ad un primo impatto affermiamo tutti che si tratta di cose “da laboratorio” che magari non siamo in grado di manovrare, di capire e invece sembra essere arrivato il momento che questa disciplina ingegneristica inizi a far parte della nostra quotidianità e, nel nostro caso di interesse, dell’ambito educativo.

Un’apprendimento diverso

La tecnologia negli ultimi anni ha fatto passi da gigante e talvolta sembra anche difficile stare al passo con essa. Invenzioni sempre più sofisticate che portano gli appassionati a seguire ogni minimo passo in avanti fatto da ingegneri e i meno appassionati ad affacciarsi a questo mondo che, se per alcuni versi può portare la manodopera a scomparire, dall’altro può essere di importanza quasi vitale. Ma la robotica è stata introdotta anche nel mondo dell’educazione e dell’apprendimento, soprattutto per l’acquisizione di nozioni scientifiche e matematiche. Alcune materie scolastiche possono risultare noiose per gli alunni e infatti la matematica soprattutto rientra sempre tra le materie meno preferite dai ragazzi. Attraverso però l’introduzione di determinate apparecchiature informatiche si vuole provare a cambiare prospettiva. È un metodo divertente che utilizza i robot per stimolare la curiosità e l’uso della logica nei bambini e nei ragazzi. È un educare divertendo, un modo per evitare di far imparare in maniera imposta concetti che possono risultare difficili e noiosi. La robotica educativa quindi in sostanza sostituisce le noiose lezioni con esercizi divertenti che si fanno interagendo con i robot. Ma in che cosa consiste davvero?

Una nuova dimensione per imparare

Come già abbiamo sottolineato, la robotica educativa è un approccio all’insegnamento che mette in relazione la didattica con l’utilizzo di robot. Si tratta quindi non di un’educazione alla robotica ma un’educazione attraverso la robotica. È l’utilizzo dei robot per rendere più efficace e meno pesante l’apprendimento di determinate discipline dove c’è bisogno di particolare attenzione: scienze, tecnologia, ingegneria e matematica. È imparare giocando e inoltre, dato da non sottovalutare, aiuta i ragazzi a socializzare tra di loro e si intensifica anche il rapporto alunni-docenti. È vedere le cose da una prospettiva diversa. Attraverso le basi della programmazione si impara ad usare la logica per raggiungere un obiettivo, per risolvere un problema e farlo in maniera diversa e più coinvolgente.

Il pensiero computazionale

Con la robotica educativa gli studenti imparano ad assemblare un robot e anche a programmarlo. In commercio ne troviamo tantissimi: robot umanoide Nao, Lego Mindstorms, Cyber robot, Bee Bot e Blue Bot e tanti altri. Basti pensare a tutti i giochi interattivi della Clementoni che vengono proposti ai bambini già di 2/3 anni. Ecco, quelli possono essere considerati esempi di giochi educativi. La robotica educativa stimola lo sviluppo del pensiero computazionale, ovvero quell’attitudine mentale, un processo mentale che consente di risolvere problemi di varia natura seguendo metodi e strumenti specifici. In poche parole è la capacità di risolvere un problema pianificando una strategia. Potrebbe essere interessante e innovativo se in ogni scuola fosse introdotta questa nuova dimensione d’insegnamento perché porterebbe giovamento a molte cose: in primis si utilizzerebbero apparecchiature informatiche in maniera razionale e responsabile e non come mezzi che “rovinano” le generazioni; si può lavorare in gruppo e quindi è un mezzo di socializzazione; ti aiuta a capire dove sbagli e ti aiuta a rimediare agli errori fatti facendoti riprovare altre volte e quindi mette in evidenza il ruolo positivo dell’errore che serve a migliorarti.

Filomena Oronzo

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Filomena Oronzo

Laureata in Sociologia con specializzazione in Politiche Sociali e del Territorio, adoro leggere e scrivere. Per me fare sociologia è vivere il quotidiano in tutte le sue sfaccettature e peculiarità. Oggi sono assistente amministrativo all’Ospedale Infantile di Trieste e soprattutto moglie e mamma, la più grande ricchezza in assoluto.