La sociologia, come sappiamo, è quella disciplina che mette in relazione l’individuo con il mondo che lo circonda e infatti proprio per questo motivo si è specializzata in vari ambiti che spaziano dalla sociologia urbana, sociologia della religione, alla sociologia della conoscenza e via dicendo. Mette in evidenza come l’individuo “cambia” a seconda del contesto in cui è inserito, come le dinamiche sociali, culturali, religiose e altre ancora plasmano una realtà nella quale i soggetti si “immergono”, una realtà che a sua volta cambia. È una relazione stretta tra individuo e società, e proprio attraverso gli studi sociologici su larga scala si vanno ad evidenziare fattori che aiutano a capire meglio come funzionano le cose. La sociologia quindi studia quelli che possiamo definire dei veri e propri mutamenti. Questi ultimi vanno a caratterizzare molti aspetti della vita dell’uomo e negli ultimi anni si sta affacciando una nuova disciplina: la sociologia della salute.

Il concetto di salute

Essendo la sociologia una disciplina che studia le dinamiche della società e che riesce a coglierne la mutevolezza propria e di chi ne fa parte, è inevitabile menzionare il concetto di salute come fattore di mutamento. Quando si parla di salute ci si riferisce allo “stato di completo benessere fisico, psichico e sociale e non semplice assenza di malattia“; questa è la definizione del concetto di salute data dall’OMS nel 1946. È uno dei diritti fondamentali dell’uomo e ogni Stato si assume la responsabilità di tutelare i propri cittadini affinché essi stiano in una condizione ottimale e che sia garantito un benessere collettivo. Ovviamente ogni Stato ha dinamiche diverse per raggiungere questo obiettivo. Parlare di salute equivale a parlare di individui. Non esiste concetto forse più stretto è correlato tra questi due poli. Un individuo sta bene nella società se in primis sta bene in salute. Può sembrare un’affermazione scontata ma se ci si riflette meglio non è affatto così. Se volessimo considerare questa affermazione da un punto di vista sociologico, possiamo affermare che un individuo che sta bene in salute può considerarsi un individuo attivo a livello sociale. In questo caso la salute non viene considerata come il mezzo ma come il fine poiché se consideriamo la salute come una risorsa di vita quotidiana arriviamo ad affermare che questa risorsa consente agli individui di condurre una vita produttiva a livello individuale, sociale ed economico. Secondo la tradizione popolare una persona è sana se non ha alcun malessere che le impedisca di svolgere le proprie funzioni in base ai propri ruoli sociali. Quindi una persona a che livello può essere definita “malata” tanto da non poter più assolvere a quelle che sono le proprie funzioni? Ci sono malattie che purtroppo portano gli individui a dover abbandonare le proprie abitudini di vita, siano esse legate alla sfera personale che lavorativa. In altri casi si tratta di situazioni temporanee ma che comunque comportano una “pausa” alle abitudini quotidiane.

La salute da un punto di vista sociologico

È chiaro che tutto ciò che riguarda l’uomo è soggetto a cambiamenti. E come non parlare di cambiamenti anche in ambito alla salute. Basti pensare alle campagne di sensibilizzazione su visite preventive, sui vari programmi mediatici che quotidianamente mettono alla portata di tutti argomenti che magari fino a poco prima erano del tutto sconosciuti. Già il fatto di parlare in maniera “semplice” di alcuni argomenti può considerarsi un passo importante, poiché il solo fatto che una persona possa capire in parole povere quali sono i rischi legati ad una malattia, i sintomi cronici che sono campanelli d’allarme, le analisi di routine che uno dovrebbe fare, porta una grande percentuale di individui ad avere più cura di se stessi o quanto meno a porsi delle domande che prima magari non si facevano. Giocano quindi un ruolo importante tutti i mezzi di comunicazione che aiutano queste persone a prendersi cura di se e ovviamente anche i medici che sono in prima linea in queste cose. Quindi i concetti di salute e malattia si sono trasformati e sono correlati all’ambiente non solo in senso lato quindi come habitat, ma anche all’ambiente inteso come cultura e società. Un’apertura verso questi argomenti che talvolta si ha paura solo di nominare, porta le persone a prendere coscienza del proprio corpo inteso da una prospettiva “fisica”. Inutile sottolineare che il corpo umano è un insieme di fattori anche chimici e biologici. È come una macchina, e come tale ha bisogno di essere revisionata periodicamente.

Il connubio salute/ambiente

Come già detto in precedenza, compito di ogni Stato è tutelare i propri cittadini e questo va in linea con i principi delle carte costituzionali e degli innumerevoli cambiamenti ambientali che ci accompagnano quotidianamente. Quando vi sono campagne di sensibilizzazione si innesca un movimento collettivo che porta i soggetti a muoversi verso un’unica direzione e questo non porta beneficio solo all’individuo in quanto singolo ma porta benefici a livello generale e quindi collettivo. Responsabili di molte malattie sono anche fattori ambientali. Ma questi fattori ambientali sono “naturali” o “artificiali”? Talvolta è anche l’uomo con le sue azioni a cambiare il naturale percorso delle cose. È provato che un ambiente sano riduce il rischio di malattie, a prescindere dalla loro entità. Anche una semplice infezione può essere conseguenza di un ambiente sporco fino ad arrivare ai casi tumorali conseguenza delle polveri sottili che respiriamo a causa dello smog o delle industrie. È sempre l’uomo al centro anche di queste cose. Sono comunque questi argomenti molto difficili da trattare e portano con se altri fattori che non riguardano la nostra sfera di analisi, ma ciò che è importante sottolineare è che una corretta educazione ambientale porta ad un abbassamento delle percentuali in materia di malattie. Mettere in relazione individui, ambiente, usi, culture, ma anche inserire in questa relazione dati legati all’urbanistica, ai territori e alle azioni che in ognuno di essi si svolgono, porta a formare un quadro reale della situazione di bisogno di imparare ad utilizzare il nostro territorio in maniera responsabile. Ciò potrebbe portare anche a prevedere piani di intervento sanitario che possono ridurre fattori di rischio che vanno poi ad intaccare il benessere di un individuo.

Filomena Oronzo

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