Il XII Congresso Nazionale AIS (Associazione Italiana di Sociologia) tenutosi nel dipartimento di Scienze Sociali di Napoli il 23, 24 e 25 Gennaio scorso, ha ospitato una serie di incontri tematici con sociologi, ricercatori e appassionati di scienze sociali che si sono dati appuntamento in queste date per creare rete, aggiornarsi sullo stato evolutivo della disciplina e fare un po’ di cultura.

Diversi sono stati gli incontri nell’arco delle tre giornate: dalla tavola rotonda di sociologia della religione in cui sono stati mostrati dati di ricerche molto interessanti, a quella di diritto, dei processi culturali e della neonata sezione di sociologia dell’immaginario in cui si è parlato di mito scientifico e postumano. In particolare, e totalmente in linea con il tema di quest’anno, alcuni talks hanno visto come argomento principe l’algoritmo, le neuroscienze e le altre discipline che necessitano avere un canale di dialogo con la sociologia: un auspicio per gli addetti ai lavori ma non solo, di un processo ibridativo tra discipline che cerca di essere al passo coi tempi e che tenta di valorizzare la figura del sociologo nelle aziende.

La comunicazione nell’era digitale

Particolarmente interessante per comprendere lo spirito di questa dodicesima edizione del congresso nazionale è stata la tavola rotonda in sessione parallela “La comunicazione nell’era digitale”, moderata dal giornalista del TG1 Francesco Giorgino. Tra gli ospiti della tavola rotonda ricordiamo la professoressa Enrica Amaturo (presidente dell’Associazione Italiana di Sociologia), Marco Delmastro (direttore del Servizio economico-statistico dell’Agcom), Mauro Calise (professore di Scienze Politiche presso l’Università Federico II di Napoli), Mario Morcellini (commissario dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni), Giovanni Boccia Artieri (professore di Sociologia dei new Media all’Università Carlo Bo di Urbino), Adam Arvidsson (docente di Sociologia della cultura digitale presso l’Università degli Studi di Napoli Federico II), Davide Bennato (docente di Sociologia e comunicativi presso l’Università di Catania), Lello Savonardo (docente di Teorie e tecniche della comunicazione presso l’Università degli Studi di Napoli).

Per una sociologia del digitale

Con questi ospiti si è discusso della molteplicità delle ricadute della digital transformation sui soggetti e sulla comunicazione, soprattutto in politica che, secondo Giorgino, vive maggiormente l’ambivalenza e la confusione tra i termini comunicazione e connessione, generando sia in chi la sfrutta per esigenze elettorali sia in chi la subisce sotto forma di slogan piuttosto che di programmi. L’educazione alla notizia, all’informazione, passa per il sapere sociologico che deve risolvere quella spaccatura venuta meno nella mediazione interculturale incrinata dal mito dell’immediatezza e della sensazionalità della notizia. Una recente indagine svolta dall’equipe della professoressa Amaturo ha evidenziato la questione restituendo dati significativi: gran parte del lavoro del giornalista è stato automatizzato e oggi le figure professionali che le testate giornalistiche richiedono sono i data analyst. Tuttavia, come ha sottolineato Delmastro, a questi processi di datificazione vanno affiancati tutta una serie di saperi interdisciplinari soprattutto per combattere la disinformazione dilagante. Per ripensare la sociologia e le sue categorie ferme agli inizi del novecento, sostengono il prof. Calise e il commissario AGCOM Morcellini, bisogna osare di più e mettere, nell’analisi del discorso pubblico, la comunicazione al posto della politica. Soprattutto, si devono studiare criticamente le nuove forme che la comunicazione assume nel digitale, e questo deve avvenire, secondo Boccia Artieri, senza feticizzare il digitale, tenendo presente l’aspetto emotivo e cognitivo che la costante interazione attraverso queste forme di comunicazione può generare. Seguire e studiare i giovani e la deontologia della comunicazione, secondo i professori Savonardo e Bennato, sono i punti nevralgici da cui partire per far evolvere gli studi sul tema. Comprendere i valori sottesi alle forme comunicative ci porterebbe a capire, se non addirittura anticipare, i cambiamenti nella società.

Francesco D’Ambrosio

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