Porto sempre nel portafoglio un cornetto rosso. Regalato da mio padre e con evidente correlazione alle mie origini napoletane. Da qui, parte la successiva riflessione: chi ha inventato le superstizioni, quindi i concetti di fortuna e sfortuna?

“La superstizione sta alla religione come l’astrologia sta ALL’ASTRONOMIA, la figlia pazza di una madre prudente”. Voltaire

Alle origine della superstizione

La superstizione è un elemento variabile a seconda di epoche storiche e popolazioni. Deriva dal latino “superstitionem” composto da “super” (sopra) e “stitio” (stato) = “stare al di sopra“, ossia essere testimone di qualche avvenimento passato riconosciuto come avvenuto per davvero (Renzetti, 2010). Fin dalle origini dell’uomo, esistono parole, oggetti, piante, colori a cui si attribuiscono valenze positive e negative. Le superstizioni concernono l’irrazionale, la magia, il campo astratto delle credenze e quello pratico di riti e cerimonie (Corso, 1937). Secondo diversi antropologi, fu l’uomo di Neanderthal a creare la prima credenza superstiziosa e spirituale: la sopravvivenza nell’Aldilà (Silvestrini, 2016). Come spiegarne le origini? Semplicemente l’uomo primitivo cercava risposte a fenomeni indecifrabili come nascita, morte, eclissi, temporali, fioriture, senso del pericolo negli animali, ecc., perciò iniziò a credere nell’esistenza di spiriti invisibili e d’interventi superiori, ultraterreni. Conseguentemente, nel corso della storia, ha adottato metodi per proteggersi dalle disgrazie come il lancio di una moneta (ideato da Giulio Cesare), l’uso del quadrifoglio (in Inghilterra, a partire dal 200 a.C., la fortuna veniva associata alla sua rarità), tenere le dita incrociate (origini: epoca precristiana, in Europa Occidentale; croce = simbolo di unità e di spiriti benefici), per imporre la propria volontà sul caos (Silvestrini, 2016).

Oggetti e simboli

Nel momento in cui un oggetto o un simbolo non funzionavano, se ne adottavano altri: molteplici elementi ed espressioni sono stati connotati di significato magico, intrecciando irrazionalità, terreno ed ultraterreno. Ecco altri esempi. La fortuna attribuita al ferro di cavallo deriva dai Greci, nel IV Secolo: il materiale per tenere distante il male e la mezza luna simboleggiante la fertilità; mentre in Italia si usa l’espressione “toccare ferro”, nei paesi anglofoni si dice “toccare legno”, usanza di oltre quattromila anni fa legata agli indiani del Nord America, con riferimento alla quercia ed ai suoi poteri sacri. Portare con sé una zampa di lepre per avere benefici ha origini nel 600 a.C., in Europa Occidentale e si connette al totemismo, secondo cui gli esseri umani discendevano dagli animali: ogni tribù venerava ed evitava di uccidere il proprio animale ancestrale, utilizzandone parti come amuleti denominati totem (Silvestrini, 2016). I gatti, nell’Antico Egitto, erano ritenuti sacri, rappresentavano divinità. Addomesticati nel 3.000 a.C., alla morte, i loro corpi venivano imbalsamati: ciò testimonia il valore attribuito loro dalle famiglie ricche. Il connubio gatti neri-stregoneria deriva dal Medioevo Europeo. Alla civetta, simbolo della sapienza e delle arti (rappresentante la Dea Athena per i Greci), sono stati attribuiti presagi negativi e di morte. Probabilmente per il suo vivere notturno ed il canto malinconico legato alle veglie funebri. Infatti le case in cui si vegliava il defunto venivano illuminate con luci artificiali che attiravano falene ed altri insetti di cui si cibano le civette, perciò spesso capitava di sentirle cantare. Si concretizza un’unione tra superstizione ed animali visibile ancora oggi: gufi, civette, gatti neri associati alla stregoneria in quanto “oscuri”, misteriosi, notturni; altri animali come elefante con la proboscide alzata, coccinella, rana, tartaruga simboleggiano buona sorte, saggezza, prosperità, ricchezza.

Scale, ombrelli e specchi

Come motivare usi e gestualità contro la sfortuna giunti sino a noi? Vi sono ulteriori spiegazioni. Perché evitare di camminare sotto una scala? Nell’Antico Egitto, il triangolo rappresentava una figura sacra da non profanare, mentre, nel Medioevo, esso equivaleva al patibolo da cui tenersi a debita distanza. Perché evitare di aprire un ombrello in casa? Nell’Epoca Vittoriana, i meccanismi pratici di apertura non messi a punto, frequentemente, causavano incidenti domestici. Perché rompere uno specchio porta sette anni di sfortuna? Nell’Antica Grecia, si prediceva il futuro tramite il riflesso della propria immagine ed una figura distorta non era certo un segno positivo. Perché non rovesciare il sale? Nell’Antichità, era ritenuto un bene fondamentale per la conservazione della carne, la purificazione dell’acqua e la cura delle ferite. Dov’è nata l’approvazione esplicata dal pollice alto (l’equivalente attuale di un like su Facebook)? Dall’Etruria del 500 a.C., quando tale gesto implicava il salvare la vita di qualcuno, uso poi adottato dai romani (Dembech, 1998).

La superstizione per la giurisprudenza

La superstizione è strettamente correlata alle maldicenze, al pettegolezzo di “portare iella”. Cito due esempi noti (chissà quanti altri ne esistono, purtroppo!): due veri talenti come Mia Martini e Marco Masini allontanati dal mondo della musica per dicerie nello star system. La vita di Mia Martini è finita in tragedia, Marco Masini è riuscito a sconfiggere la viltà di assurde dicerie, vincendo il Festival di Sanremo. “Maledette malelingue“, cantava Ivan Graziani. Secondo la Cassazione, è reato dire a qualcuno che porta sfortuna, infatti “commette reato di diffamazione chiunque adoperi termini che risultino offensivi, in base al significato che essi vengano oggettivamente ad assumere, a prescindere dal loro spessore culturale e dalla loro base scientifica”. Mentre augurare la cattiva sorte non si configura come reato, in quanto corrisponde ad un auspicio, ad una previsione indipendente dalla volontà del mittente.

Come contrastare la sfortuna?

È possibile individuare una spiegazione razionale della sfortuna? Richard Wiseman, psicologo britannico dell’Università di Hertfordshire, East England, ha condotto diversi studi e ricerche sulla sfortuna. A suo avviso, esistono quattro comandamenti da seguire per contrastarla:

1) avere un atteggiamento aperto alle nuove esperienze, essere conviviali;
2) seguire le proprie intuizioni, evitando comportamenti troppo razionali;
3) affidarsi ad un ottimismo duraturo;
4) non fermarsi alla superficialità.

Vale a dire che, secondo questa prospettiva, un pensiero favorevole attira positività. A prescindere dalla veridicità e dall’esistenza della Dea Bendata, i gesti scaramantici vengono insegnati fin dall’infanzia e via, via vengono tramandati di generazione in generazione: rappresentano un modo popolare condiviso per esorcizzare la negatività. Nel dubbio, stringo il mio cornetto rosso.

Arianna Caccia

Print Friendly, PDF & Email
Arianna Caccia

Laureata in Sociologia della salute e degli stili di vita, nutro un forte interesse per lo studio e l’analisi dei fenomeni sociali. Sempre pronta ad imparare e migliorarmi, amo leggere, scrivere, Vasco Rossi e Rino Gaetano e fare lunghe passeggiate in campagna.