La televisione non è uno spazio domestico solo per il fatto che fa parte della nostra vita casalinga, ma anche perché diviene parte della cultura domestica fatta di orari, modelli e strutture riconoscibili. Questo spazio non ha soltanto precise caratteristiche sociologiche, ma anche storiche e culturali. È con la borghesia che comincia a delinearsi un mondo privato distinto da quello degli affari. Prende forma l’interieur (concetto coniato da Walter Benjamin) che oggi non è più solo borghese, anche se classificato e distinto in base a dati socio-culturali: è un paradiso o prigione. E i nostri interieur non sono semplici luoghi fisici; sono luoghi sociali, economici, culturali e politici nonché tecnologici. Ad attraversare le dinamiche di queste complesse oscillazioni e precarietà, a informarle, a sostenerle, a rifletterle, a riflettere su di loro e a rassicurarci al riguardo è la televisione. Ma il nostro problema è quello di definire e sistematizzare lo stesso concetto di domesticità nel quale collocare lo schermo televisivo. La nostra domesticità ha una connotazione storicamente determinata e posta all’interno di un mutamento continuo a cui la televisione contribuisce. Nella realtà postmoderna fatta di frammenti che mutano continuamente la loro forma, l’unità domestica sembra entrare in una crisi irreversibile. Ed è in questo contesto, eterogeneo e complesso, che la cultura televisiva viene ricevuta e rielaborata.

La funzione della casa

La casa è un luogo, più che uno spazio. È un contesto emozionale ed è riferimento di appartenenza. È la posizione di un punto fisso dal quale si orientano tutti i percorsi, le vie di fuga. Per questo motivo la casa è di facile idealizzazione, un concetto forte che ci parla di legame e di separazione. Luoghi come la casa non costituiscono uno spazio astratto, per essere invece uno spazio umano, centro di esperienze e relazioni. E i significati che la casa assume sono legati ai mutamenti delle singole esperienze di vita, che trovano una convergenza all’interno dello spazio domestico. La casa è un luogo simbolico. In essa si intrecciano rapporti di genere e di potere. La definizione di questi simboli viene suggerita dalla cultura della casa ed essa è costruita anche attraverso la televisione.

Il ruolo della televisione

La televisione può essere ricevuta a casa, ma la casa in sé è costruita tramite altre realtà, cui a sua volta contribuisce, in cui la televisione è sempre implicata. Ecco di seguito alcune implicazioni. La prima riguarda la relazione tra la casa e il suo raggio d’azione. Joshua Meyrowitz spiega come i media elettronici svolgono il compito di portare la società esterna all’interno della casa, modificando così tanto la sfera pubblica quanto quella domestica. I bambini imparano molto più in fretta cose di cui non possono avere un’esperienza diretta. Ma quello che viene portato dentro la casa attraverso la televisione è un mondo dominato dalla cultura maschile. Ecco perché si può parlare di androginia situazionale che non permette più di parlare di casa come spazio femminile. La seconda questione è relativa al rapporto tra casa e focolare; quest’ultimo può essere considerato un qualcosa creato dall’esistenza fisica della TV in quanto oggetto, spesso nel cuore dell’ambiente della casa, sia dai suoi programmi. Se da una parte casa e focolare costituiscono un sicuro contenitore per la programmazione televisiva, la stessa televisione può essere considerata un contenitore sicuro per la casa. Infine consideriamo il rapporto tra casa e identità. La TV fornisce varie immagini di questo rapporto, immagini della casa e della sua conduzione, insomma della domesticità e come al suo interno possa prender forma una identità personale.

Televisione e famiglia

Sappiamo che la famiglia costituisce, diversamente da altri gruppi sociali, un’unità di riproduzione sessuale. Essa può inoltre essere considerata un gruppo d’azione, nonché un contesto di soccorso materiale. Per quanto fragile possa essere, la famiglia è il contesto nel quale avviene il primo consumo di media. Per questo motivo tale consumo porta con sé tutte le dinamiche relazionali proprie della famiglia  (sottomissione, libertà, restrizione). La TV diviene un vero e proprio membro della famiglia nella misura in cui viene integrata nello schema quotidiano dei rapporti sociali domestici e in quanto rappresenta il punto focale dell’energia emotiva e cognitiva, allentando o frenando la tensione per esempio, oppure procurando una sensazione di sicurezza o benessere.

Gianni Broggi

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