Perché se ci sono tweet e post in cui le parole commuovono, scaldano il cuore, valorizzano, danno fiducia, uniscono in altri le parole feriscono, fanno arrabbiare, offendono e inesorabilmente… allontanano?
Da queste domande è nato il Manifesto della comunicazione non ostile, una carta che elenca dieci principi utili a migliorare lo stile e il comportamento di chi sta in Rete. Si tratta quindi anche di un impegno di responsabilità condivisa che vuole favorire comportamenti rispettosi e civili. Soprattutto, si prefigge lo scopo di una Rete come luogo accogliente e sicuro per tutti. Il 9 Maggio sul sito di Parole O_stili è stata presentata ufficialmente la nuova versione aggiornata che è possibile scaricare già da ora.

La comunicazione violenta

Approfittando di questa occasione è parso utile ripercorrere – e perché no, chiarire – alcuni concetti, tra cui, il concetto di violenza. Essa si pone come la modalità coercitiva, più o meno palese, di una azione rivolta contro gli altri o se stessi. È importante precisare che non dobbiamo confondere il concetto di violenza con il concetto di aggressività, che è una naturale caratteristica umana funzionale alla sopravvivenza – non necessariamente l’aggressivo è sempre violento, né il violento è sempre aggressivo – né far coincidere la violenza con l’uso della forza, dal momento che questa forza si può usare (e spesso si usa) in modo pacifico e assolutamente legittimo. Per semplicità, per quello che interessa la comunicazione, si può parlare di comunicazione violenta come di un uso illegittimo della comunicazione.

Quand’è che la comunicazione è “legittima”?

Per legittimità possiamo intendere genericamente il grado di conformità dei fattori della comunicazione alle regole che strutturano la situazione nella quale i soggetti si apprestano a partecipare. Si ha una comunicazione illegittima – e quindi violenta – quando una di queste regole viene consapevolmente o meno violata. Possiamo, per semplicità e per chiarezza, provare a creare un’ iniziale lista sintetica di violazioni per ogni componente della comunicazione:

  • violazioni che riguardano il mittente e il destinatario. Uno dei due parla solo ed esclusivamente di sé, impone la sua presenza o il suo punto di vista, abusa della sua autorità, non considera bisogni, opinioni e aspettative dell’altro, ecc;
  • violazioni che riguardano il codice. Pensiamo all’ imposizione non necessaria di un linguaggio o di un comportamento, divergenze sul significato di un termine, parlare due lingue diverse, oppure un codice considerato violento in sé;
  • violazioni che riguardano il canale. Pensiamo all’utilizzo di un mezzo di comunicazione che non permette repliche o approfondimenti e che dunque può essere inadeguato (ad esempio, la mancanza di scrittura braille) o insufficiente (immagine senza didascalia);
  • violazioni che riguardano il contesto. Pensiamo a una riunione di molte persone in un luogo angusto, un eccessivo rumore di fondo o altre tipologie di disturbo, ecc;
  • violazioni che riguardano il messaggio. Pensiamo a quando l’affermazione è fraintesa o incomprensibile, oppure il messaggio è di per sé un atto non condiviso come un insulto, o comunque una frase umiliante.

Approccio ecologico

A supporto e integrazione della comunicazione legittima possiamo parlare brevemente della comunicazione ecologica. Il termine è stato coniato dallo psichiatra e psicoterapeuta statunitense Jerome Liss, che l’ha definita attraverso l’applicazione dei principi dell’ecologia alle relazioni umane, con particolare riferimento alla comunicazione interpersonale. Esistono tre principi:

  • ricercare un equilibrio e una giusta soddisfazione tra le esigenze e gli obiettivi degli individui e quelle del gruppo di cui fanno parte, sia per essa una comunità, quartiere, abitanti di una nazione.
  • non esiste un processo di comunicazione perfetto o ideale a cui bisogna tendere, ma ogni comunicazione è sempre in rapporto tra più individui, e quindi un qualcosa di molto relativo;
  • l’interazione tra opposti, piuttosto che la contrapposizione. Le questioni vanno affrontate in termini di vantaggi e svantaggi, sapendo che ciò che è vero e buono in un caso può non esserlo in un altro;

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