La società è un insieme di individui che sono in relazione tra loro e queste relazioni portano alla formazione di gruppi organizzati per perseguire un obiettivo comune. In ogni società ci sono delle regole ben precise da rispettare affinché non si sfoci in situazioni di anomia. Ma quando le regole si perdono quali sono le conseguenze? Quando in una società ci sono dei problemi come reagiscono gli individui?

Questione di anomia

Nessuna società può considerarsi perfetta poiché ci sono sempre, purtroppo, problemi strutturali e funzionali che fanno perdere quell’equilibrio che dovrebbe essere alla base di ognuna di esse, affinché gli individui possano condurre una vita sociale senza intoppi. Soprattutto negli ultimi tempi, e ormai da molti anni, si stanno registrando problemi di varia natura che hanno portato e continuano a portare ad una spaccatura profonda della società a livello economico, politico, religioso e “relazionale”. Tutti questi problemi portano gli individui a star male, a vivere quotidianamente con l’ansia di non riuscire ad arrivare a fine mese, di non avere una guida sicura su cui poter contare, con l’ansia di intraprendere un viaggio e rischiare di non fare più ritorno, di perdere la fiducia negli altri. Sono pensieri che accomunano un po’ tutti, chi più chi meno vive in questa situazione di ansia che può essere tradotta, a livello generale, come una vera e propria patologia sociale. Ma la possiamo definire davvero in questo modo l’ansia? Come può un concetto del genere essere applicato all’ambito sociologico? È una questione che riguarda il singolo individuo, quindi da intendere da un punto di vista psicologico, o possiamo dare una visione generale a questo concetto e allargarlo alla società come insieme di individui? Partiamo con il dire cosa si definisce con l’espressione “ansia” e “ansia come patologia sociale” e vediamo poi come questa può essere “applicata” a problemi di varia entità che affliggono gli individui.

L’ansia come patologia sociale

Quando si parla di ansia ci si riferisce ad uno stato emotivo caratterizzato da una sensazione di intensa paura e preoccupazione che, in alcuni casi, può portare dei problemi a livello psicologico e fisico in quanto l’individuo può andare letteralmente in crisi (crisi di panico o crisi respiratoria) e si deve ricorrere a dei farmaci per far passare questi attacchi che alle volte possono però essere anche infondati. L’ansia può essere studiata da varie prospettive con delle componenti che vanno dalla questione cognitiva a quella emotiva, dalla somatica alla comportamentale e entrano in gioco fattori legati appunto al comportamento che cambia nell’individuo in base alle circostanze. Ma abbiamo accennato all’ansia come patologia sociale. Qual’è la sua definizione? Quando si parla di ansia sociale o, volendo utilizzare un termine prettamente psicologico, fobia sociale, ci si riferisce ad un disturbo psicologico caratterizzato da un’intensa e persistente paura di affrontare situazioni in cui si è esposti alla presenza e al giudizio altrui per paura di essere scherniti o non apprezzati. Quando un individuo si sente “fuori posto” può arrivare anche ad avere attacchi di panico. Possiamo caratterizzare questo tipo di ansia in due forme: specifica generalizzata. Per quanto concerne la prima forma, l’ansia si manifesta in situazioni isolate, una o due al massimo, quando ci si deve presentare in pubblico o prestarsi per qualche performance. La seconda forma, quella generalizzata, riguarda il tipo di ansia che si riscontra quando si incontrano persone conoscenti o estranee in qualsiasi contesto, soprattutto se queste hanno un ruolo autoritario. Esistono anche forme di ansia che gli individui provano nei confronti del sesso opposto (per avere maggiori informazioni da esperti si possono consultare appositi portali che trattano i disturbi d’ansia). Come abbiamo potuto constatare, si tratta in questo caso di ansia legata al singolo individuo che si sente imbarazzato e in difficoltà quando sta con gli altri a prescindere dalla circostanza. Ma se volessimo analizzare l’ansia da un punto di vista sociologico, riusciamo a formare un filo conduttore che colleghi questo concetto psicologico alla sociologia?

L’ansia come paura del quotidiano

Partendo dal presupposto che l’ansia è un fattore individuale, volendo dare un taglio sociologico possiamo mettere in evidenza tutte le problematiche che negli ultimi tempi stanno affliggendo gli individui e quindi la società stessa. Problemi legati alla mancanza di lavoro, ad una situazione politica instabile, alla paura costante degli attacchi terroristici, la fiducia che cala sempre di più nei rapporti interpersonali. Tutti questi fattori portano gli individui ad avere poca fiducia nei confronti del contesto in cui vivono e di conseguenza questa paura si tramuta in preoccupazione di non riuscire a raggiungere determinati obiettivi che si trasforma a sua volta in ansia. Non sarebbe la prima volta sentire che soggetti in preda alla disperazione, per svariati motivi, sono stati presi da attacchi di ansia, alcuni dei quali poi sfociati in veri e proprio raptus di follia. Sicuramente le persone che soffrono di questi disturbi di ansia sono di per se già persone con un carattere timido, talvolta debole, che al primo problema vanno in crisi; poi si ci mette l’incertezza del quotidiano che accentua ancora di più questa condizione. L’insicurezza sociale porta gli individui a pensare che tutto intorno a loro non funzioni bene, che la società in cui si è inseriti non è adatta a loro e che quindi c’è bisogno di dare una svolta. Citando Robert Castel “un senso di insicurezza domina le nostre vite e questo porta gli ‘animali sociali’ a provare ansia quando si cammina per strada e si ha la paura di essere aggrediti, paventiamo di perdere il lavoro, di non poterci curare in caso di malattie, di non ottenere la pensione e altro ancora“. Bisognerebbe, sempre secondo questo autore, salvare lo Stato Sociale affinché le persone possano ritrovare la fiducia che avevano un tempo. Della serie “si stava meglio quando si stava peggio”.

Filomena Oronzo

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