Si pubblicano libri che si sarebbe voluto scrivere, per fare coi libri un discorso servendosi di chi lo sa fare meglio di noi
Valentino Bompiani

Giovanni Filippo De Lignamine fu il primo editore italiano e attorno al 1470 aprì una tipografia a Roma. Da allora, il settore editoria è notevolmente cambiato. Addentrarsi in tale mondo richiede una discriminazione tra infinite chiavi di lettura. La trasformazione dei media poteva non intaccare l’editoria? Tre sono i fattori principali di mutamento:

1) La crisi economica della stampa quotidiana e periodica;
2) La crisi del giornalismo tradizionale dovuta all’era digitale;
3) La crisi del valore della carta stampata (Ostoni, 2011).

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Soglie d’attenzione

Una radicale trasformazione sta investendo diversi elementi: elaborazione delle notizie, veicolazione dei contenuti, acquisizione della pubblicità, vendita dei contenuti a lettori ed abbonati, sino ai giganti dell’economia digitale che condizionano e regolano l’ecosistema socio-economico di Internet (Fonte: Rapporto 2017 sull’industria dei quotidiani dell’Associazione Stampatori Italiana Giornali). Come riporta il capitolo “Comunicazione e media” del 51° Rapporto Censis (2017), si sta progressivamente perdendo la capacità di decodificare un testo scritto che richieda un’attenzione prolungata. Si è concretizzata un’integrazione tra produzione/lettura digitale e cartacea, per una diversità di generi: accademico-professionale, artistico, enogastronomico, per ragazzi, religioso, scolastico, turistico. Vi sono case editrici generaliste, altre specializzate in narrativa e saggistica, per un totale di 4.877 che hanno pubblicato almeno un titolo nel 2016 (Fonte: Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2017 dell’AIE, Associazione Italiana Editori).

L’avvento del digitale

Esistono molteplici canali di vendita: e-commerce, librerie, supermercati ed ipermercati, autogrill, cartolibreria, edicola, fiere, festival. Dall’e-commerce all’e-book. L’e-book (letteralmente libro elettronico) è nato in America dal progetto Gutenberg del 1971, con il fine di mantenere le tracce dei libri nelle biblioteche. Nel 1993, venne creato il primo software per e-book. Alla fine degli anni Novanta, si svilupparono una serie di portali online che distribuivano libri digitali. Fino alla creazione di Kindle, dispositivo per la lettura e l’archiviazione degli e-book. Nel 2016, quasi 4,2 milioni di persone hanno dichiarato di aver letto un e-book, in leggero calo rispetto all’anno precedente (Fonte: Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2017 dell’AIE). Il mercato editoriale italiano vede protagonisti alcuni gruppi potenti tra cui Mondadori, Giunti, Gruppo Editoriale RCS MediaGroup, Gruppo Editoriale Mauri Spagnol, Feltrinelli, De Agostini che, a loro volta, gestiscono molteplici case editrici, in una sorta di rete Hub e Spoke. Inoltre sono presenti case editrici indipendenti; alcune associazioni editoriali regionali hanno deciso di riunirsi nella Federazione Italiana degli Editori Indipendenti. Secondo Giuseppe Laterza, proprietario dell’omonima casa, “l’editore deve guadagnare sempre, l’editore che non guadagna è un fesso“. C’è chi, in seguito ad una serie di rifiuti da parte degli editori, ha deciso di autopubblicarsi con successo: è il caso di Roberto Emanuelli con il romanzo “Davanti agli occhi”.

Chi sono i lettori?

Secondo l’Osservatorio AIE sui consumi culturali, nel 2018, i lettori rappresentano il 62% della fascia d’età 14-75 anni, confermando l’arresto del calo di chi legge. Più avanza l’età e meno si legge. Infatti le fasce giovanili sono quelle che leggono di più: l’87% dei 15-17enni contro il 36% dei 65-74enni. Il basso indice di lettura costituisce il principale problema di crescita dell’editoria nazionale; aumenta l’online, cala la grande distribuzione, tiene la libreria (Fonte: Osservatorio AIE sulle nuove forme di consumo editoriale e culturale, Pepe Research). Il web viene sempre più utilizzato per informarsi. Senza dimenticare la questione fake news. L’utente è a caccia di nuove notizie, l’editore cerca di reperire nuovi lettori. Il lettore, avendo a disposizione una sovrabbondanza di fonti accessibili (multicanalità), assume un ruolo centrale. Le nuove tecnologie hanno provocato uno scenario di transizione sociale verso nuove forme di organizzazione, perciò si parla di società della conoscenza (Cresson e Flynn, 1995; Malizia, 2008; Malizia e Nanni, 2010).

Quale futuro ipotizzare?

Una rivoluzione globale che si estende dalla produzione alla comunicazione sociale, dagli stili di vita all’esistenza individuale, familiare, relazionale. Si sono ampliate enormemente le opportunità di accedere al sapere, così si richiedono adattamenti e nuove competenze per evitare l’esclusione (Malizia, 2012). Ancora una volta, Internet mostra la sua influenza sulla realtà concreta. Quale futuro ipotizzare? La carta sarà destinata ad un consumo elitario, di nicchia; la pubblicità si ridurrà, a causa di dispositivi adblocking che permetteranno di fruire i contenuti senza il disturbo di annunci sponsorizzati; le strategie di marketing tenteranno di spostare il nucleo dei lettori non occasionali ad abbonamenti ed iniziative riservate (Fonte: Rapporto 2017 sull’industria dei quotidiani dell’Associazione Stampatori Italiana Giornali). Vale a dire, in un mare di libri, non si saprà più che pesci pigliare.

Fonte: Minimegaprint

Arianna Caccia

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