Sono passati due mesi, dall’inizio dell’emergenza coronavirus che da Wuhan (Cina) ha attraversato l’Italia, dal piccolo paese delle provincia di Padova sottoposto a quarantena, all’Italia, diventata per intero zona arancione del contagio e perciò chiusa al transito, nessuno può entrarvi e uscire.

Il ritrovo dell’identità culturale italiana

In queste settimane, abbiamo assistito oltre alla chiusura totale del nostro Paese, anche al “blocco” delle nostre relazioni sociali, del nostro vivere insieme creando socialità. Ed è proprio per ridurre questa distanza sociale, che prima ad una persona e poi a tutto il resto del paese è nata l’idea di postare su facebook un’immagine in cui è raffigurato un arcobaleno, segno della pace e della fine della “battaglia” sanitaria accompagnato dalla frase: Andrà tutto bene. Successivamente si è diffusa l’idea di creare dei flashmob contro il coronavirus, ossia il ritrovo di tante persone che si sono precedentemente messe d’accordo su internet, tutte alle stessa ora, con lo scopo di promuovere un azione, in questo caso il ritrovo è alle 18 in punto, in ogni città dell’Italia, affacciati al balcone per cantare: l’Inno Italiano, Azzurro e nel blu dipinto di blu, canzoni che vogliono rimarcare la nostra identità culturale italiana e la fierezza nell’appartenervi, ora come non mai. Questi fenomeni sociali oltre che fungere da socializzatore e di canalizzatore come valvola di sfogo, a causa della mancanza di libertà imposta, promuovono senso di comunità tra il Popolo Italiano, che si “stringe” in un unico grande abbraccio, anche se virtualmente

Un nuovo modo di riscoprire la socialità

Un altro aspetto riguarda l’adeguamento degli anziani e non all’uso dei mezzi della tecnologia, si pensi alle chiamate di gruppo su whatsapp dove si festeggiano compleanni, si compie il rito dell’aperitivo del weekend oppure un semplice saluto a chi sta dall’altra parte, creando ulteriormente quel senso di coesione sociale, un lato negativo però del frequente uso dei mezzi informatici che si sta avendo in questi giorni, tra messaggi su Whatsapp, email e l’uso di Dkype, è l’aumento degli hacker online, che approfittando della situazione e della maggior vulnerabilità dei soggetti inviano email alla vittima contenenti come oggetto aggiornamenti sul coronavirus che il malcapitato pur di essere aggiornato clicca, innescando una serie di eventi spiacevoli.

I social: da influenza alla ricerca del riconoscimento sociale  

In questo contestodi emergenza sanitaria l’Italia si divide in due parti: Chi rispetta le regole che ci sono state imposte dal Governo per far fronte all’epidemia riuscendo così ad eliminarla, ciò comporta il divieto di spostamento del soggetto al di fuori del comune di residenza e quindi l’obbligo di rimanere nella propria abitazione. In questo caso i protagonisti diventano personaggi famosi da Andrea Delogu a Diodato, che grazie alla loro influenza sul pubblico, lo persuadono portandolo a  rispettare le raccomandazioni che sono state imposte, attraverso un semplice video accompagnato dalla scritta #iorestoacasa , e un’altra parte dell’Italia composta da chi non solo non rispetta queste norme ma addirittura pensa di farla franca, beccati a girare con la propria auto in centro città senza alcun valido motivo di uscire di casa, oppure chi pensando di riuscire ad arrivare dalla propria fidanzata a km di distanza posta un video sui social, affermando di riuscire ad oltrepassare i controlli cercando, in qualche modo, quel pizzico di popolarità e di quel riconoscimento sociale mancato.

Il coronavirus non fa distinzioni

Un altro aspetto che emerge è la “scomparsa” della stratificazione sociale del Popolo Italiano, tutti i soggetti ora come non mai sono nella stessa linea, non c’è più chi sta in alto e in basso. Il coronavirus non fa distinzioni. Adesso si è tutti uniti per la risoluzione di questa emergenza che ha afflitto il paese, chi più chi meno perché non tutti sono disposti a rinunciare a parte della propria libertà, ed è qui che emerge l’individualismo che domina la nostra società, liquida come direbbe Bauman, una società caratterizzata da legami che si esauriscono da un giorno all’altro, in cui pochi sono disposti a fare un passo verso l’altro. Non bisogna però generalizzare, perché ci sono anche molte persone che in questo momento sono solidali, che prima che a sé stessi pensano alla collettività di cui fanno parte.

Con la speranza che questo periodo diventi non solo un brutto ricordo, ma abbia permesso alle persone di vedere le cose da un’altra ottica, rivolta verso il prossimo.

Sofia Rizzon

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