
L’arte è stata al centro degli studi sociologici di numerosi studiosi del ventesimo secolo. In particolare, il teatro ha interessato i sociologi come metafora per analizzare le interazioni sociali (Goffman 1956), come strumento per rappresentare numerosi fenomeni sociali e come attività collettiva basata sulla collaborazione tra diverse figure professionali che contribuiscono alla realizzazione delle performance (Becker 1982). Come può il musical, inteso qui come genere teatrale, essere analizzato secondo queste prospettive? Vediamolo assieme attraverso un caso specifico: quello di Les Misérables The Arena Musical Spectacular.
Les Misérables The Arena Musical Spectacular: alcuni cenni storici
Il musical è un genere teatrale e cinematografico relativamente recente, che cominciò a diffondersi nella seconda metà del XIX secolo negli Stati Uniti e a svilupparsi negli anni Venti e Trenta del Novecento. Comunemente associato a delle tematiche leggere e all’intrattenimento, è stato invece spesso utilizzato per rappresentare periodi storici complessi e tematiche rilevanti a livello politico e sociale. Ne è un esempio Les Misérables The Arena Musical Spectacular di Boublil e Schönberg (di seguito abbreviato in Les Misérables), che è uno dei musical più longevi.
Fu infatti rappresentato per la prima volta a Parigi nel 1980 nella versione francese, poi a Londra nel 1985 e a Broadway nel 1986 nella versione inglese e da allora è stato portato sui palcoscenici di tutto il mondo. Quest’anno è arrivato per la prima volta in Italia a novembre 2024, prima al Politeama Rossetti di Trieste e successivamente al Teatro Arcimboldi di Milano, con la produzione di Cameron Mackintosh.
Il musical Les Misérables negli anni
Nel 2012 fu realizzata anche la versione cinematografica con la regia di Tom Hooper e un cast composto da star di Hollywood tra cui Hugh Jackman, Russell Crowe, Anne Hathaway e Amanda Seyfried. Come si evince dal titolo, è tratto dal celebre romanzo di Victor Hugo (1802-1885), pubblicato nel 1862 e che riscosse fin da subito un successo strepitoso da parte dei lettori, diventando una delle opere più celebri del diciannovesimo secolo in Europa.
Les Misérables racconta una storia che è fortemente legata all’epoca in cui visse Victor Hugo, autore molto attento alle questioni politiche e sociali che partecipò attivamente alla vita politica della Francia dell’epoca (nel 1852 fuggì in esilio, durante l’impero di Napoleone Bonaparte). Les Misérables è un romanzo che, come Hugo stesso dichiarò, denuncia le ingiustizie sociali, economiche e politiche (Hugo 2014). Baudelaire aveva definito il romanzo un “libro di carità” e un “libro religioso”, in cui Jean Valjean, il protagonista, appare come un eroe laico che aiuta gli ultimi, essendo anche lui uno di loro. Si tratta di un romanzo completo dove vari livelli – storico, politico, sociale, ma anche sentimentale e d’avventura – si intersecano e questa dinamica viene mantenuta nel musical.
La trama de Les Misérables
Il protagonista della storia è Jean Valjean, che nel 1817 esce dal carcere dove ha trascorso diciannove anni con l’accusa di aver rubato del pane. Aiutato dal vescovo di Digne, si riscostruisce una vita e dopo alcuni anni diventa proprietario industriale e sindaco di Montreuil-Sur-Mer, assumendo il nome di Monsieur Madeleine e venendo considerato da tutti un uomo onesto e generoso. Tuttavia, un giorno incontra il poliziotto Javert e attira involontariamente la sua attenzione. Javert lo riconosce e capisce che Monsieur Madeleine è in realtà l’ex prigioniero Jean Valjean.

Quest’ultimo rivela la sua vera identità, ma riesce a fuggire dalle grinfie di Javert anche per riuscire a mantenere una promessa fatta a Fantine, una donna indigente che lavorava per lui come operaia che, prima di morire, lo aveva implorato di prendersi cura di sua figlia Cosette. Dopo essere riuscito quindi a portare via Cosette dalla casa dei Thénardiers, Jean Valjean si costruisce un’ulteriore identità. Dopo vari anni, nel 1832, a Parigi, Cosette s’innamora di uno studente socialista, Marius, che partecipa alle rivolte contro il re Louis-Philippe. Seguono perciò una serie di peripezie tra i giovani coinvolti nelle lotte al potere delle classi nobili e della borghesia, durante le quali Jean Valjean avrà nuovamente modo di riscattarsi.
Il secolo delle rivoluzioni e la nascita della sociologia
Les Misérables è un’opera complessa, in cui le vicende individuali si intrecciano con il contesto storico-sociale in cui è ambientata. Innanzitutto, la storia è ambientata in un secolo di grandi trasformazioni. L’Ottocento è infatti il periodo in cui avvengono quattro rivoluzioni: da un punto di vista economico, è l’epoca della Rivoluzione Industriale e dell’avvento del capitalismo, con l’affermarsi di due nuove classi sociali, ovvero la borghesia e il proletariato.
Ciò comporta importanti mutamenti anche sul piano politico, dato che il potere non è più concentrato in maniera preponderante nelle mani dell’aristocrazia, bensì della classe borghese. Allo stesso tempo, è il periodo della nascita del pensiero socialista – di cui uno dei principali esponenti francesi è Pierre-Joseph Proudhon – e dei partiti operai. In Francia, in particolare, nel 1848 avviene la rivoluzione operaia contro il re Luigi Filippo I, a cui però poco tempo dopo segue il regime autoritario di Napoleone Bonaparte, che precipita nel 1870 dopo la sconfitta nella guerra contro la Prussia e l’inizio della Terza Repubblica.
Les Misérables e la sociologia: una narrazione del tempo
In questo secolo, però, hanno luogo anche altre due rivoluzioni: quella urbana e quella culturale. Nel primo caso, si assiste allo spostamento di massa degli abitanti delle campagne verso le città. Nel secondo caso, il potere della religione si indebolisce, mentre assumono un ruolo sempre più dominante i contributi dati dalla scienza e la diffusione dei mass media, con la pubblicazione dei primi giornali negli anni Sessanta dell’Ottocento.
Queste quattro rivoluzioni – economica, politica, urbana e culturale – segnano l’inizio della modernità e con essa emergono nuove forme di disuguaglianze. È proprio questo il periodo in cui nasce la sociologia e in cui sociologi come Émile Durkheim, Karl Marx e Max Weber analizzano le conseguenze della modernità e tentano di individuare delle soluzioni al fine di costruire una società migliore, con meno ingiustizie di quelle presenti nella nuova epoca capitalista.
Le disuguaglianze raccontate attraverso le storie dei personaggi
Les Misérables racconta la società francese dell’Ottocento tramite le storie dei protagonisti, che si ribellano alle ingiustizie sociali e tentano di sopravvivere nonostante le oppressioni che subiscono. Il protagonista, Jean Valjean, viene introdotto al lettore o allo spettatore come un ladro rinchiuso in carcere che svolge lavori forzati. Tuttavia, nel corso della storia si rivela una persona leale, che difende coloro che come lui appartengono alle classi inferiori, anche quando riesce a costruirsi un’identità – con il nome di Monsieur Madeleine – che gli consente di vivere in una posizione di potere (quella dell’industriale e del politico benestante).
Il titolo del romanzo e del musical, infatti, richiama coloro che vivono ai margini della società. La storia mostra come Jean Valjean – che può essere paragonato a Quasimodo in Nôtre-Dame de Paris, altro celebre romanzo di Victor Hugo (Picchi 2014, XL) – sia costretto a fuggire costantemente dall’autorità di Javert perché considerato, di fatto, un ex galeotto e un criminale, nonostante poi riesca a riscattarsi.
Le diseguaglianze ne Les Misérables
Se l’asse principale della disuguaglianza che viene rappresentato nella storia è quello della classe sociale, un’altra dimensione rilevante è il genere. Le donne, infatti, vengono dipinte come doppiamente emarginate nella società dell’epoca, se vivono in condizioni di povertà. Un esempio è Fantine, giovane lavoratrice nella fabbrica di Monsieur Madeleine. È proprio lei a raccontare la sua storia nella canzone diventata ormai uno dei simboli del musical, I dreamed a dream:

Quando viene scoperto che Fantine ha una figlia illegittima – Cosette – avuta da un uomo che l’ha poi abbandonata, viene disprezzata a cacciata dalle altre operaie. Non avendo il denaro necessario a mantenere la figlia, è costretta a prostituirsi e muore poco dopo, quando la vita ha ormai “ucciso i suoi sogni”, come dichiara nella medesima canzone. Pertanto, viene evidenziata la doppia ingiustizia a cui sono sottoposte le donne a causa della povertà e del loro genere.
A proposito di Cosette, anche l’età è una dimensione centrale nella storia. I bambini, infatti, sono tra le vittime più vulnerabili, poiché risentono direttamente dell’emarginazione a cui sono relegati gli adulti che si prendono cura di loro (se presenti), senza però possedere ancora gli strumenti per uscirne. Questo tema viene affrontato, ad esempio, nella canzone At the End of the Day, cantata proprio dagli operai e dalle operaie che lavorano nella fabbrica di Monsieur Madeleine:

Queste righe sottolineano come l’occupazione e l’avere “un letto” siano per le classi operaie una “benedizione”, dei fattori per nulla scontati soprattutto se si hanno dei bambini da crescere.
Il tema dell’età in Les Misérables
Il tema dell’età ritorna poi in quanto, soprattutto nella seconda parte del musical, i protagonisti sono i giovani studenti che si ribellano al potere delle classi più abbienti, che sfruttano la manodopera e relegano operai e classi inferiori alla miseria e, una volta deceduti durante i combattimenti sulle barricate, all’oblio. In questo caso, l’età si intreccia con la dimensione dell’ideologia politica. I giovani sono coloro che portano avanti la lotta al potere della borghesia, rifacendosi a valori e idee socialiste.
Nel complesso, quindi, quella raccontata in Les Misérables è una storia di riscatto, dove i protagonisti lottano e si oppongono a una struttura sociale che vorrebbe relegare un’ampia parte della popolazione al silenzio e ai margini. Le relazioni di potere che vengono mostrate nel musical e che i protagonisti cercano di abbattere sono basate su diverse categorie della disuguaglianza – la classe sociale, il genere, l’età e le idee politiche – che si intrecciano con il contesto storico-sociale in cui la storia si svolge.
Il musical come opera collettiva
Les Misérables non solo permette di analizzare la realtà sociale dell’epoca mediante la storia che narra e le tematiche che rappresenta, ma è esso stesso un evento collettivo che può essere analizzato sociologicamente. Vari studiosi, infatti, hanno esaminato il processo di realizzazione di una performance. In particolare, Becker, nella celebre opera Art worlds (1982), analizzò in maniera scientifica la costruzione di opere d’arte come una pratica collettiva che coinvolge il lavoro di diversi professionisti che interagiscono tra loro.

Nel musical Les Misérables, ad esempio, sono coinvolti circa 60 performers e un’orchestra con circa 65 elementi, oltre a tecnici, costumisti, truccatori e altre numerose figure professionali. La cooperazione e la negoziazione tra professionisti, quindi, sono elementi indispensabili nella realizzazione di una performance teatrale (Becker 1982; Bassetti 2019: 58 e 77). È proprio sulla base di questo aspetto che l’arte in generale, ma soprattutto il teatro, viene definito un’”attività collettiva” Becker (1982: 1-4) che comprende professionisti diversi che svolgono mansioni differenti finalizzate alla riuscita dello spettacolo, rendendolo un lavoro complesso (Bassetti 2019: 128; Becker 1982: 9-13).
Les Misérables e la funzione sociale del teatro
Grazie a questo lavoro collettivo la rappresentazione teatrale prende forma e consente al teatro di svolgere le sue funzioni sociali. Attraverso ciò che viene mostrato in scena durante una performance, il teatro permette alla società di “osservarsi” dall’esterno (Pisciotta 2016, 67) e quindi facilita la comprensione e l’interpretazione della realtà (Nichols 1956, 179). Con questi presupposti, il teatro e nello specifico il musical può favorire il cambiamento e la trasformazione sociale (c.f. Pisciotta 2016), mettendo in evidenza le criticità e le ingiustizie e stimolando la riflessione per identificare possibili alternative.
Un musical come Les Misérables unisce quindi questi due aspetti. Oltre a essere una pratica collettiva basata sull’interazione tra numerosi professionisti, è anche una rappresentazione potente delle disuguaglianze che caratterizzavano la società francese del XIX secolo e che ci può far riflettere su quelle ancora presenti nelle società moderne.
Ecco allora che emerge la rilevanza del musical per la sociologia. Se, come sosteneva il già citato Nisbet (1976: 16), nel diciannovesimo secolo le scienze sociali non presero spunto dall’arte nell’analizzare la società, c’è ancora tempo per farlo e, anzi, è urgente farlo. In una società sempre più instabile e complessa, l’arte permette di guardare la realtà da altri, nuovi, punti di vista. In questo modo può costituire uno strumento potente per scuotere le coscienze e incoraggiare delle forme di cambiamento e di contrasto alle disuguaglianze e alle ingiustizie.
Laura Pauletto
Riferimenti bibliografici e sitografici
- C. Bassetti. Genesi dell’opera d’arte. Fare danza assieme, Milano, Mimesis, 2019.
- H. Becker. Art Worlds, Berkeley and Los Angeles, University of California Press, 1982.
- E. Goffman. The Presentation of the Self in Everyday Life, Edinburgh, The Bateman Press, 1956.
- V. Hugo. I miserabili, Torino, Einaudi, 2014.
- D. Nichols. ‘Theatre, Society, Education’. Educational Theatre Journal, 8(3): 179-184, 1956.
- R. A. Nisbet, “Sociology as an art form”, in Tradition and Revolt: Historical and Sociological Essays, New York, Vintage, 1970. (Pubblicato come Sociology as an Art Form, London, Heinemann, 1976).
- Picchi, M. “L’altra metà di Victor Hugo”, pp. XIX-LXV. In V. Hugo. I miserabili, Torino, Einaudi, 2014.
- A. Pisciotta.’[Sul rapporto tra sociologia, teatro e società] Elementi per una etnometodologia teatrale: il Teatro dell’Oppresso’. Cambio. Rivista Sulle Trasformazioni Sociali, 6(11): 65-76, 2016.



































