La necessità di comunicare e diffondere informazioni rappresenta fin dai tempi più antichi un’esigenza umana imprescindibile e strettamente collegata alla volontà di lasciare una traccia indelebile della storia presente, affinché costituisca non solo una risorsa da utilizzare nell’immediato ma una strada per pensare al futuro. In quest’ottica il concetto di notizia ha dovuto adeguarsi alle dinamiche espressive e tecnologiche dell’epoca di riferimento, plasmandosi in relazione ai bisogni individuali e collettivi che trovano soddisfazione in strumenti sempre più evoluti.

Dal telegrafo ai social

Se agli albori della pratica comunicativa, il telegrafo sembrò un progresso rispetto allo scambio di missive, parallelamente il telefono tradizionale appare oggi obsoleto ai fini della comunicazione, in relazione alle più avanzate piattaforme di messaggistica e ai social network. Risulta chiaro, dunque, che anche la notizia intesa come “passaggio di informazioni” sia oggi condizionata nella sua forma e nella sua condivisione, dal dover seguire canoni ben definiti pur di risultare interessante ed efficace. Tale aspetto rischia di sacrificare spesso la veridicità di quanto viene diffuso, cadendo nella trappola dell’appetibilità comunicativa. In altre parole, la notizia adesso risulta molto più spesso accattivante che rispondente ad una realtà quanto meno verosimile. Una comunicazione responsabile ed eticamente corretta dovrebbe riuscire a coniugare struttura e sovrastruttura informativa. La diffusione di notizie soprattutto nell’ambito delle nuove piattaforme sociali assume contorni che – mettendo da parte il diritto/dovere informativo – confeziona prodotti nocivi, poiché alimentano la disinformazione e il pregiudizio in larga scala.

L’epoca della post verità

In questo senso, il fenomeno delle fake news è frutto di una distorsione della pratica comunicativa volta non più a fornire all’utente un quadro pressoché completo di ciò che dovrebbe conoscere ma a delineare un contesto di riferimento in cui il lettore (non più supportato dalle agenzie comunicative tradizionali ormai soppiantate quasi del tutto dai nuovi media) deve setacciare autonomamente ciò che il web propone. La diffusione delle notizie attraverso il potente mezzo della rete ha fatto sì che negli ultimi anni, utenti ed esperti di informazione abbiano dovuto confrontarsi necessariamente con il termine post verità, che nel 2016 è addirittura stato eletto parola dell’anno dagli Oxford Dictionaries. Considerata come un’argomentazione che, anziché fondarsi su fatti verificati, si propone di far leva sull’emotività e su credenze diffuse per influenzare l’opinione pubblica, essa è stata spesso associata alla diffusione di notizie false create appositamente per perseguire fini non precisamente identificati di natura economica, politica o semplicemente per creare confusione informativa.

La bontà dei motori di ricerca

Delle tante accezioni attribuite al termine, che per molti corrisponde ad una pluralità di opinioni spesso contraddittorie o ancora ad una manipolazione della comunicazione, quella associata alla capacità e alla possibilità di contribuire alla costruzione delle cosiddette bufale risulta maggiormente interessante da analizzare in questa sede. È frequente pensare che Internet abbia contribuito alla crisi del giornalismo e di conseguenza ad una mancanza di correttezza nell’informazione; in realtà i motori di ricerca sono risorse preziose per accertare la veridicità delle notizie se ben utilizzati. Inoltre, non bisogna dimenticare che il pettegolezzo e i rumors hanno sempre fatto parte della storia umana, soprattutto in periodi storici in cui si doveva trovare una modalità per colmare il gap informativo.

Una verità accettabile

In periodi di guerra, infatti, era frequente la diffusione di voci allarmistiche, di speranza, di ostilità verso il gruppo nemico, di curiosità, che date le condizioni avverse, potevano difficilmente trovare riscontro esterno. Per voce si intende un’ipotesi di natura fattuale di cui non è ancora stata determinata l’autenticità o la falsità. Ora che invece il confronto diretto con le fonti di informazione è possibile, anzi risulta necessario, non ci si può più accontentare del primo chiacchiericcio da bar. Si prova quindi in maniera quasi spasmodica ad incrociare più testate, articoli, opinioni autorevoli, per dar forma, ognuno nel proprio giardino, a quella che possa risultare una verità accettabile, una notizia che trovi spazio nell’orizzonte culturale ed etico di ciascuno.

Roberta Cricelli

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