Emerge in questo momento storico un clima di profonda inquietudine e smarrimento, sicuramente ci si rialzerà, ma le domande da porsi sono due: Come ci si rialzerà? Quali effetti ci saranno sulla società?

La liquidità delle relazioni sociali

Ciò che spaventa però, oltre alla malattia in sé ovviamente, è la dominanza della condizione di incertezza che dominerà la vita di ogni individuo d’ora in avanti, non che prima del coronavirus non si vivesse questa condizione, ma ora è decisamente più marcata a causa degli effetti che questa pandemia sta portando nella vita delle persone. In primo luogo c’è stato un cambiamento per quanto riguarda le relazioni sociali, si assiste ad una liquidità dei rapporti maggiore data anche dalla condizione limitativa, per cui le tante videochiamate su Skype, le conferenze su Meet e su Zoom precludono quel dialogo che sicuramente sarebbe stato diverso in caso di un’uscita in centro città oppure si pensi ad una lezione frontale all’università, è come se si stesse assistendo ad uno sfaldamento della comunicazione interpersonale, chiunque può uscire dalla conversazione o declinare una videochiamata online. Diverso invece è il caso in cui si comunica vis-a-vis, quì è impossibile mentire, la gestualità e il comportamento non verbale non lo permettono.

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Una società in continuo mutamento

Oltre a questa condizione di incertezza stanno per verificarsi grandi cambiamenti e trasformazioni nella società. Questo era ciò che avvenne anche all’epoca di Emile Durkeheim, sociologo francese del 1800, la cui epoca fu caratterizzata da grandi trasformazioni che avrebbero portato successivamente alla Rivoluzione Industriale. Cambiamenti improvvisi come ad esempio crisi economiche, mutamenti politici ecc.. possono causare come conseguenza un aumento del numero dei suicidi, in una società statica secondo Durkheim, quindi non soggetta a stravolgimenti, gli individui che la compongono hanno aspirazioni limitate e sanno fin dove possono spingersi per raggiungere i loro scopi, ma in una società in continuo movimento gli individui non riescono più a porsi dei limiti e perciò, quando realizzano che ciò che vorrebbero raggiungere è impossibile, possono compiere l’estremo gesto. Da notare un particolare, il discorso cambia se si tratta di una guerra rispetto ad una crisi economica e sociale, perché nel primo caso aumenta l’integrazione sociale tra i membri di una società che si unisce contro un pericolo esterno, mentre nel secondo una crisi di tipo economico sconvolge le basi dell’intera società per cui si assisterà ad un aumento dei suicidi.

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Destinazione estero: la continua fuga degli italiani

Un altro aspetto che emerge è la totale irrequietezza che domina nell’animo dei giovani italiani e non, chi appena laureato desideroso di entrare nel mercato del lavoro, ma che purtroppo si vede precluso questa occasione, o chi magari alle prime esperienze lavorative si trova senza occupazione perché inserito in un settore definito “penalizzante”.  Secondo i dati della Fondazione Migrantes:” La situazione che si sta delineando, con aumento di disoccupazione ed aziende in seria difficoltà prevede un ulteriore aumento di migranti verso altre mete europee nei prossimi anni a partire dal 2021. Infatti sebbene tutta la zona euro risentirà della situazione post-covid, l’Italia è indubbiamente quella che ne subirà gli effetti peggiori, anche a causa o per fortuna, di misure stringenti che hanno letteralmente paralizzato il sistema produttivo del paese”. Una migrazione di massa che era presente ancor prima della pandemia, infatti sempre secondo Fondazione Migrantes: “Negli ultimi 13 anni, dal 2006 al 2019 il numero di chi se ne va dall’Italia è aumentato del 70,2 per cento e gli iscritti all’Aire, cioè l’anagrafe degli italiani residenti all’estero, sono passati da poco più di 3,1 milioni a quasi 5,3 milioni (dato che non considera le persone che vanno all’estero senza fare il cambio di residenza) senza considerare che quasi la metà di essi (48,9 per cento) è partito dal Sud.  Chi opta per il trasferimento sceglie come meta privilegiata il Regno Unito, anche se ora con l’ufficializzazione della Brexit, le misure saranno ancora più stringenti per chi decide di trasferirsi e particolare da non sottovalutare, l’aumento continuo del numero degli iscritti per nascita, conferma il fatto che molti italiani trasferitisi all’estero trovano nel Paese in cui emigrano condizioni favorevoli per costruire una famiglia”.

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L’individuo blasè nel post-coronavirus

All’interno di questo frame post-pandemia, sia perché si è obbligati a mantenere le distanze, sia perchè la comunicazione online è diventata l’unica forma per comunicare negli ultimi due mesi, si può affermare di trovarsi di fronte ad una nuova categoria di individuo: Il blasè. L’atteggiamento blasè è stato alla base degli studi di Georg Simmel, che nel suo libro La metropoli e la vita dello spirito ha delineato questa figura come un individuo che inserito in un contesto ricco di sollecitazioni, rappresentato dalla metropoli, diventa scettico, privo di stimoli e di conseguenza si chiude nella sua stessa individualità. Questo atteggiamento lo si può tramutare nella condizione attuale, c’è che chi sostiene che dopo questa pandemia si torni ad essere più integrati come membri all’interno della società ed altri invece, che forse sono pareri autorevoli dotati di maggiore razionalità, credono ci sarà molta più individualità e scetticismo nell’animo umano, questo è dato sia dalla forte crisi economica che si prospetterà a breve termine e sia per il fatto che chi era già in condizioni di povertà prima si troverà in una condizione di maggior deprivazione poi, mentre chi era ricco si arricchirà ulteriormente. Da ciò ne scaturisce un quadro in cui l’individuo non avendo le stesse risorse per accedere alle opportunità come tutti gli altri, preferisce scegliere altre vie e quindi la strada della devianza sociale.

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Il tema post-coronavirus è ricco di sfumature e difficile delinearlo in poche righe, ma ciò che è evidente è che ogni cambiamento che avviene in società cambierà completamente la vita dei suoi membri, ad esempio la visione che si aveva prima anche sulle piccole cose che offre la vita, muta. Come società contemporanea del XXI secolo ed essendo essa molto dinamica, bisognerà aspettarsi cambiamenti frequenti, con la speranza che le conseguenze che avvengono miglioreranno la situazione precedente.

Sofia Rizzon

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