Sin dai suoi albori, il pensiero sociologico occidentale insegna che il rapporto tra la società e l’uomo è fondamentale per lo sviluppo di stati di benessere o malessere psicologico. Questi sono capaci di influire, positivamente o negativamente, sullo svolgimento della sua vita. In qualsivoglia modo li si voglia intendere (si pensi, per citare un esempio, alla contrapposizione tra l’individualismo di M. Weber e l’olismo di E. Durkheim), la società ed i rapporti che all’interno di essa si sviluppano tra gli individui sono fondamentali per comprendere l’importanza che le relazioni sociali hanno nella vita di ognuno.

Rapporti sociali

Esse possono infatti condizionare il benessere psicologico dei singoli. Inoltre, qualora fossero fonte di insoddisfazione, frustrazione, insicurezza, condurre ad uno stato di malessere individuale ed esistenziale. Questo appare comunque collegato alle trasformazioni sociali, economiche, culturali e valoriali che emergono in maniera sempre più preponderante in quella che Bauman ha definito società o modernità liquida. Questa tipologia di società è caratterizzata da una serie di peculiarità:

  • un individualismo sfrenato
  • un senso di sradicamento
  • un consumismo estremo
  • un arrivismo che prende il posto della fratellanza
  • un’inquietudine che pervade gli animi delle persone (paura liquida)
  • un’incapacità di creare legami solidi (amore liquido)
La figura dello straniero nell'epoca moderna: riflessioni di Zygmunt Bauman (3 di 3)
Zygmunt Bauman

Oggigiorno, successivamente alla diffusione nel mondo della malattia Covid-19, si evince il cambiamento intervenuto nel contesto sociale e nelle relazioni insiste all’interno di esso. Il malessere individuale e quello sociale appaiono inscindibili l’uno dall’altro e  rafforzati prevalentemente dalla rottura dello stato di equilibrio globale caratterizzante la salute di un soggetto. Per comprendere in maniera appropriata questa ipotesi, imprescindibile appare il richiamo alla Costituzione OMS del 1948. Essa comprende, tra i suoi aspetti più salienti, una nuova definizione di salute, significativa. Questa è incentrata sul superamento dello stereotipo che la identificava come semplice assenza di malattia. Qui la salute viene infatti qualificata come

uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale degli individui, derivante da uno stato di equilibrio globale della persona.

Equilibrio spezzato

Oggi, data l’interrelazione negativa tra la situazione sanitaria e  quella socio-relazionale-economica, è possibile affermare che tale equilibrio si sia spezzato. Perdendo la sua circolarità armonica, si è condotto l’uomo in uno stato di inquietudine, che, anche quando non lede il benessere fisico, intacca quello psicologico e sociale. Difatti esso distrugge una o tutte le forme di benessere che costituiscono la salute. La paura generata dal Covid-19 sembra aver fatto dimenticare a molte persone che lo stato di salute degli individui sia caratterizzato non da uno, ma da tre stati di benessere. Fisico, psicologico o mentale e sociale. Quando uno dei tre viene a mancare, la salute dei singoli non può dirsi realmente integra.

L'ansia si può definire una patologia sociale?

Naturalmente, la pericolosità del virus e delle sue conseguenze dal punto di vista sanitario e somatico sono state ampiamente dibattute e rimarcate. Tuttavia, non è stato detto abbastanza circa la pericolosità e le ripercussioni che il medesimo può causare in ambito psicologico e sociale. Gli effetti psico-sociali derivanti dalla situazione illustrata possono divenire dannosi e deleteri. Essi vanno ad inserirsi in una società di per sé fragile, liquida, in cui la cultura della coesione sociale viene spesso a disintegrarsi.

Benessere psicologico

L’ansia causata dal timore di perdere il proprio lavoro o di non riuscire a trovare un impiego. La percezione di un’economia che di giorno in giorno si sgretola come paglia al fuoco. La visione di un futuro percepito come minaccia e non più come promessa. L’allontanamento temporaneo dalla società e la perdita del controllo sulla propria vita anche se apparentemente sani. Il terrore psicologico derivante dalla paura di uscire di casa. Perché chi contrae il virus è oramai considerato quasi come un deviante, al di là di ciò che fa o dei comportamenti cui dà adito.

Questi sono soltanto alcuni tra gli elementi che sul piano psicologico vanno ad annientare il benessere esistenziale dei singoli, immergendoli in un tunnel di rabbia e frustrazione che trova la sua luce nell’attacco diretto ad alcune categorie di persone che divengono il nemico interno, il capro espiatorio. Si pensi ai runners, agli immigrati, ai ragazzi che rientrano dalle vacanze, ai personaggi televisivi. La reazione sociale nei confronti di queste ed altre categorie di persone sta divenendo una piaga pericolosa quasi quanto la malattia stessa. Si sta lentamente contribuendo al venir meno dell’empatia e della solidarietà, creando malessere sociale e generando tensione e conflitto tra  gruppi sociali.

Etichettamento

Un fenomeno sociologico che si è diffuso in maniera sempre più preponderante negli ultimi mesi è l’etichettamento dei soggetti che contraggono il virus. I teorici della labeling theory affermano che le azioni in sé per sé non sono devianti né lo sono gli attori che danno adito a determinate condotte. La società definisce la devianza. Essa stabilisce le regole la cui infrazione determina un’etichetta negativa. In termini tecnici si parla di outsiders.

Rain Drops Girl Window Raining People Sad Crying

Oggi, tale categorizzazione colpevolizzante avviene proprio nei confronti di coloro che contraggono il virus, “sbattuti” sui giornali (locali in particolare). Così ha inizio la guerra di tutti contro tutti di Hobbesiana memoria, che, adattata alla società del XXI secolo, può dirsi caratterizzata dalla distruzione della solidarietà, dall’ incompetenza emotiva e dal conseguente senso di colpa dei contagiati. Come J.P. Sartre ci ricorda,

“non è la parola ladro che stordisce, né la forza di un accusatore che la pronuncia, ma è invece la situazione finale a cui il soggetto può giungere sentendo quella parola”.

Come ampiamente discusso, sia il benessere psicologico sia quello sociale hanno in egual misura un’importanza non trascurabile nella determinazione dello stato di salute globale di una persona. Anche se non abbiamo una cura immediata per la malattia ciò che possiamo fare è lavorare sulla persona in altro modo. Bisogna lavorare alla ristrutturazione della coesione sociale, nonché la restituzione del valore all’educazione socio-affettiva.

Noemi Del Turco

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