Quando si parla di influenza sociale si fa riferimento allo studio delle modalità secondo cui le opinioni e i comportamenti pubblici e privati degli individui sono influenzati da altri soggetti.

L’influenza per conformare…

Durante lo sviluppo della disciplina, l’influenza sociale è diventato ben presto un tema molto caldo per gli studiosi che si divisero principalmente in due scuole di pensiero. Il primo, il funzionalismo di matrice nordamericana, secondo cui  la possibilità di influenza è distribuita in maniera diseguale nella società. Essa infatti avverrebbe sempre dall’alto verso il basso, in maniera quasi esclusivamente eterodiretta da parte delle maggioranze. I detentori del potere in pratica possono influenzare gli altri individui proprio per via della coercizione che sono in grado di operare. Seguendo questa logica, dunque, è intuibile come l’idea dell’influenza sia tendenzialmente attribuibile al pensiero conservatore, cioè quell’insieme di idee e programmi che privilegiano mantenere l’ordine sociale e il controllo normativo attraverso processi di conformismo.

… e l’influenza per cambiare

Il secondo pensiero, definito genetico, proponeva l’idea che tutti gli individui e i gruppi potessero esercitare influenza, anche le minoranze, ma a certe condizioni. Contrariamente a quanto si pensi, ciò che renderebbe possibile l’influenza non sono tanto la numerosità o il potere posseduto bensì il grado di coerenza ed efficacia del comportamento messo in atto per esercitarla. Lo scopo a cui tenderebbe l’influenza sociale delle minoranze non parrebbe dunque il mantenimento dello status quo ma il perpetuo cambiamento sociale.

L’esperimento di Sherif

I primi studi sull’influenza analizzano tale fenomeno essenzialmente  all’interno dei gruppi sociali. Ne esistono di svariati, ma è il caso di citarne solo alcuni. Il primo che si vuol ricordare è l’esperimento dell’effetto autocinetico di Sherif. Secondo l’autore, l’effetto autocinetico è un’illusione ottica. In una stanza buia, un punto luminoso proiettato su uno schermo dà l’impressione di oscillare anche se in realtà è fermo. La principale variabile che interessava ai ricercatori era costituita dalle differenze di valutazione manifestate dai soggetti nelle situazioni in cui esprimevano i propri giudizi. Ponendo i soggetti prima a valutare la situazione da soli e poi in gruppo, si notò come pian piano la norma personale di valutazione si annullasse, portando la valutazione a un livello intermedio tra quella personale e quella di gruppo, fino ad arrivare alla costituzione di una vera e propria norma collettiva.

L’esperimento di Ash

Il secondo studio da ricordare fu effettuato 15 anni dopo quello di Sherif, da Solomon Ash. Secondo lo studioso, all’interno dei gruppi sociali non tutte le persone avrebbero la medesima probabilità di esercitare influenza: sono le opinioni maggioritarie quelle potenzialmente più influenti. Per dimostrare empiricamente tale idea, Ash ideò un esperimento che, come quello di Sherif, richiedeva un espressione di giudizio percettivo. Ai soggetti veniva mostrata una linea campione che doveva essere messa a confronto con altre 3 di diversa forma, differenziate con delle lettere (ABC). Uno solo di quei soggetti era però un “ingenua” cavia che sceglieva la linea che somigliava di più a quella campione. Gli altri, che erano dei collaboratori, sceglievano apposta una linea palesemente diversa.

Ingenui influenzabili?

Attraverso questo esperimento Ash denotò la tendenza dell’attore “ingenuo” a rivedere la sua risposta, evidenziando delle sviste e degli errori a cui non aveva fatto caso, modificando di fatto il suo giudizio e uniformandolo a quello degli altri. Per Ash, dunque, l’influenza non parrebbe frutto di una suggestione o di processi irrazionali, ma di un ragionamento che nelle situazioni di minoranza ci porta a valutare la posizione della maggioranza come corretta. Si tratta altresì di un processo psicologico definito “influenza informativa” a cui se ne affianca un secondo detto “influenza normativa” che ci spinge a rispondere pubblicamente in modo coerente con le aspettative degli altri membri del gruppo col quale stiamo interagendo.

Francesco D’Ambrosio

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