Tutte le società moderne si fondano su un contratto sociale di tipo antropocentrico e sociocentrico, in cui l’etica, fin dai tempi di Hobbes, Kant, Smith e Rousseau si riferisce solo alle relazioni tra umani, con l’unico obbligo di evitare la distruzione e la sottomissione a sofferenze non necessarie gli altri esseri, soprattutto gli animali.

La non considerazione del valore intrinseco ad ogni essere vivente, indipendentemente dall’uso umano, per quanto razionale e sostenibile, ha fatto prevalere sempre lo sfruttamento illimitato della natura da parte dell’essere umano. Siamo entrati in una nuova fase planetaria dell’umanità, la fase della lotta per la sopravvivenza collettiva nonché per la salvaguardia del Pianeta, abbiamo bisogno, pertanto, di un nuovo modello di comportamento.

Sostenibilità e super-organismo Terra

In questo periodo storico caratterizzato dall’emergenza climatica, la parola “sostenibilità” è tanto abusata quanto banalizzata, soprattutto in termini politici ed economici. Il fatto che l’etichetta “green” si stia applicando in qualsiasi attività della nostra società capitalista ne è una dimostrazione, infatti oggi possiamo notare una certa “sensibilità” anche da parte di settori che da sempre guadagnano producendo e/o investendo in prodotti o attività che tanto “sostenibili” non sono[1]. Questo perché sta crescendo la consapevolezza nelle persone della gravità della crisi ambientale che caratterizza la sesta estinzione di massa nella quale ci troviamo.

Il panorama contemporaneo presenta spesso caratteri materialistici e a tratti anti-spirituali, è l’epoca nella quale predomina il culto del denaro, il cui prestigio e potere vanno aumentando e nella quale il successo pratico e materiale è il simbolo e la prova del valore dell’individuo.

green forme piedi sostenibilità

L’uomo moderno in qualche modo si lascia vivere, non si pone molti problemi circa il suo valore, le sue origini o i suoi obiettivi ma segue i propri desideri e le proprie ambizioni personali. Con una morale un po’ più elevata, compie quei doveri familiari, civili e anche religiosi che gli sono stati inculcati in modo convenzionale dalla società confinandosi in una vita ordinaria basata sui beni materiali. Succede, però, che a volte un individuo si scopre sorpreso o turbato dalla vita[2] e inizia a porsi delle domande, come sempre più spesso sta accadendo oggi.

Attualmente, il super-organismo Terra è probabilmente sul punto di creare nuovi adattamenti, non necessariamente positivi per la specie umana. Potrebbero registrarsi una mancanza cronica di cibo, siccità prolungate e persino una grande mortalità di specie, anche quella Homo. Da qui, la preoccupazione per il futuro e la volontà di reinventarsi come specie a livello collettivo.

Nella nostra società, ogni sistema che è basato sui vecchi modelli, però, cercherà di “non mollare la presa sulle persone” per non essere disintegrato, proprio come avviene in una relazione tossica, in cui chi si rende conto di essere all’interno di una situazione non sana si ritrova a subire ancora di più la sopraffazione dell’altro, il quale fa leva su tutti i punti deboli del partner per continuare a tenerlo legato a sé.

Rendere l’ecologia “di modaè una delle strategie per non perdere l’attenzione di chi, in questo stato di “transizione critica”, sta andando incontro a un risveglio di coscienza che porta a desiderare un nuovo tipo di mondo, più armonico e basato sulla collaborazione anziché sul potere e sulla competizione, sulla sostenibilità anziché sullo sfruttamento, sulla connessione e sull’empatia anziché sulla divisione e la discriminazione.

La coscienza divisa tra moda e consapevolezza

Una moda sociale nasce sempre dalla scontentezza di una parte più o meno ampia di popolazione, per favorire la sua diffusione si crea una campagna propagandistica ad hoc, nella quale vengono messi in evidenza solo i lati positivi di questa novità.

Si fa credere poi che la nuova moda migliorerà o addirittura farà scomparire quell’aspetto sociale che crea tanta infelicità, in questo senso le nuove mode diventano vere e proprie promesse di felicità ma sono un’utopia in quanto creano in realtà nuove forme di infelicità che daranno origine a nuove mode che non manterranno le promesse e così via.

Le mode sociali, come qualsiasi altra moda, hanno come principio fondatore un intento costruttivo, un carattere positivo volto a migliorare un aspetto della vita. Nel momento della loro massima espansione, però, di solito subentra la speculazione, che ha un carattere negativo in quanto inizia a sfruttarle per ottenere un guadagno economico e morale.

Verso il packaging ecologico

La speculazione è una costante delle mode e, in un arco di tempo più meno lungo, porterà alla loro scomparsa per essere sostituite da nuove mode a causa della “scontentezza” che, a un certo punto, si crea per il fatto che la moda precedente entra nella sua fase discendente e i guadagni legati alla speculazione diventano inferiori allo sforzo richiesto per ottenerli. Questo aspetto mostra come la promessa di felicità delle mode, a un certo punto, viene disattesa.

Tuttavia, essendo le mode lo scheletro su cui si basano le società complesse, esse negano questo difetto del sistema per non generare conflitti morali nell’uomo sociale, il quale diventerebbe non solo privo di significato ma sarebbe costretto a porvi rimedio con conseguente indebolimento della speculazione e dei relativi privilegi. Il meccanismo della moda rende l’uomo contemporaneo “spezzato” in quanto costretto a scegliere da che parte stare per essere accettato dal gruppo sociale.

La sostenibilità non può essere una moda

Il concetto di felicità è una promessa di tipo condizionato, in quanto viene collegato, attraverso le mode, a qualcosa di esterno ed appartenente al sistema sociale. Se riducessimo la sostenibilità a una semplice moda, potremmo essere quasi certi che prima o poi verrà superata da qualche altro trend, pertanto, per riuscire davvero a realizzarla, bisogna collegarla a un’etica che sia accompagnata da una spiritualità come visione globale dell’Universo, della Terra, dell’umanità.

La rottura di questa interconnessione, infatti, è una delle cause più importanti della crisi ecologica, diventa necessario ridare significatività all’esistenza attraverso un sistema di valori profondi, rendere l’etica fluida, come dimensione realmente intima. Nel sistema biologico naturale le informazioni veicolate dalle società umane, in particolare le mode, non esistono, infatti, un albero non decide di forzare la propria crescita in un habitat che non gli appartiene solo perché in quel momento è considerato più trendy dalla comunità vegetale.

Nella natura, con la quale si impone un’altra relazione affinché possa mantenere la sua biocapacità, l’uomo può esprimersi liberamente nella sua interezza, non deve decidere a quale parte del suo essere dare importanza e può ritrovare la sua unità di essere umano.[3] E’ da qui che bisogna ripartire per una ricostruzione della nostra umanità e della nostra civiltà.

La necessità di essere anti-sistemici

Nella nostra società è insito un processo di trivializzazione che fa di ogni piccola scoperta, riflessione, persino necessità, l’oggetto di una moda o un prodotto da cui ricavare profitto. In occidente abbiamo un approccio distaccato dalle cose e dalle persone stesse che fa considerare tutto come un insieme di pezzi piuttosto che come unità.

Abbiamo perso di vista la nostra parte animale, fatta di emozioni dalla quale cerchiamo sempre di dissociarci per non fare lo sforzo di lavorarci sopra, e di conseguenza ci siamo dissociati anche dalla natura, che non è lì perché possiamo farne ciò che vogliamo, ma noi ne siamo parte e ne dipendiamo. In qualche modo stiamo iniziando a renderci conto che qualcosa non funziona nella nostra civiltà, tutta fondata sulla ragione, sulla scienza e sul dominio, ma pensiamo ancora troppo spesso che proprio scienza e ragione ci aiuteranno ad uscirne.

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Fonte: miliardoyida.com

Il modo perfettamente razionale con cui alleviamo con pratiche atroci animali in massa per ucciderli è un ottimo esempio della barbarie della ragione, bisognerebbe che tutti sentissero almeno le grida provenienti da un macello per provare a capire che la normalizzazione della violenza passa anche da ciò che si accetta senza porsi delle domande, perché “serve”. Continuiamo imperterriti a tagliare foreste, inquinare fiumi, seccare laghi, spopolare oceani, perché questo, ci dice l’economia, serve a produrre benessere.

E col miraggio che benessere vuol dire felicità, investiamo le nostre energie nel consumare, come se la vita fosse un eterno banchetto romano, in cui si mangia e si vomita per poter rimangiare. Quel che è sorprendente è che facciamo tutto questo con gran naturalezza, ognuno convinto che quello è il suo diritto, non ci sentiamo in alcun modo parte del tutto, anzi, al contrario, ognuno si vede come un’entità a sé, forte del proprio ingegno e soprattutto della propria libertà.

Ma è proprio questo sentirsi liberi e disgiunti dal resto del mondo a creare solitudine e tristezza, perché diamo per scontato quel poco che abbiamo intorno e con questo limitato punto di vista non riusciamo a sentire la grandezza del resto di cui siamo parte[4].

La sostenibilità come ELEMENTO CULTURALE autentico

Nessuna società, del passato e del presente, ha vissuto o vive senza un codice di condotta. I codici sono prescrizioni legali per una convivenza giusta, paritaria e cooperativa e sono accompagnati da valori, che rendono la vita effettivamente meno conflittuale, più sicura ed equa.

La globalizzazione ci ha risvegliato alla diversità culturale e alle differenti etiche, le quali affondano le loro radici su diverse costruzioni culturali e storiche, ad esempio le religioni, la ragione critica, comparsa simultaneamente in tutte le culture mondiali nel VI secolo a. C. oppure il desiderio, del quale il capitalismo, con la sua smania di conquistare il mondo stimolando continuamente col suo sistema di marketing nuovi desideri da soddisfare, sarebbe un riflesso.

In fondo, tutte questi costrutti culturali, nel voler limitare e direzionare determinati comportamenti a favore di altri più “elevati”, mirano a garantire il bene comune in maniera costruttiva, dando origine a norme e valori e superando le disuguaglianze degradanti che distruggono il tessuto sociale.

A livello macroeconomico, la globalizzazione, in funzione del profitto, tende a cancellare le differenze, con conseguente impoverimento di tutta l’umanità, mentre l’obiettivo principale dovrebbe essere la convivenza di tutte le diverse etiche, anche quando appaiano contraddittorie.

Nessuna cultura può avere la pretesa di rappresentare perfettamente tutte le possibilità e le capacità umane, anziché tendere al conflitto dovrebbe perseguire la complementarietà e l’arricchimento reciproco per una convivenza pacifica nella diversità.

Come in natura la biodiversità rappresenta una ricchezza, allo stesso modo le diversità etiche e culturali rivelano il carattere variegato e plastico della natura umana. Abbiamo tutti una base comune, viviamo tutti sullo stesso pianeta e siamo allo stesso modo sottomessi alle minacce e ai rischi, come mai prima nella storia.

Albert Schweitzer

Secondo il medico svizzero-tedesco della Lorena, Albert Schweitzer, le etiche attuali sono incomplete, perché si occupano solo dei comportamenti degli esseri umani nei riguardi dei loro simili, dimenticando tutte le altre forme di vita. Il rispetto, infatti, non si deve solo all’altro umano, ma anche all’altro all’interno della natura, alla Terra, agli animali, perfino agli esseri inanimati perché tutti hanno il diritto di esistere e convivere con noi.

Se tale atteggiamento venisse incluso nei nostri processi educativi a partire dall’infanzia e divenisse un dato culturale collettivo, non ci troveremmo di fronte a crisi ecologiche di così vasta portata come quella attuale, questo rispetto è ciò che più manca alla cultura di oggi globalizzata, in cui i diritti dei poveri sono continuamente calpestati, gli animali sono sterminati e la dignità della Terra è sistematicamente violata. Ci stiamo facendo strada nell’Ecocene, un’era ecologica fondamentalmente caratterizzata dalla cura essenziale e dall’illimitata responsabilità verso tutto ciò che vive.

La sostenibilità come VALORE autentico

La sostenibilità, intesa come valore autentico, richiede una cura essenziale in senso più ampio e va estesa alle condizioni fisico-chimiche, ecologiche, sociali e spirituali della Terra, che consentano la sua riproduzione e la sua ulteriore evoluzione, in riferimento a tutti gli esseri viventi, per assicurare loro continuità e rispondere alle necessità della generazione presente e di quelle future, così che il capitale naturale sia mantenuto ed arricchito nella sua capacità di rigenerazione, riproduzione e co-evoluzione.

Non c’è futuro a lungo termine in una società in cui non c’è volontà di prendersi cura dell’altro, sul piano sociale ognuno dovrebbe avere accesso ai beni essenziali come l’alimentazione, la salute, la casa, la sicurezza, la giusta informazione, il lavoro, bisogna sostituire la logica razionale e competitiva con quella cooperativa e socialmente responsabile.

Sul piano economico è importante passare dall’accumulo di ricchezza in mano a pochi alla produzione di ciò che può soddisfare le necessità di tutti, rispetto alla natura è necessario recuperare un equilibrio per preservarne l’inestimabile capitale naturale e rispetto all’atmosfera spirituale della nostra società bisogna tendere al bene comune e a una cultura non violenta.[5]

Una società è realmente sostenibile quando riesce a rispondere  alle varie necessità umane tenendo in considerazione tutti questi aspetti a livello macro e meso e a livello micro gli individui, individualmente e come gruppi, si impegnano concretamente per realizzare un’etica ecologica che non sia solo una moda passeggera e di facciata. Viviamo in un’epoca in cui non possiamo più fare finta di niente, dire “non lo sapevo” o girarci dall’altra parte, che cosa caratterizzerà l’era dell’ecozoico dipende da noi.

Federica Ucci

Riferimenti bibliografici e sitografici[1] 

  • R. Assagioli, Psicosintesi: essere transpersonale. La nascita del nostro essere reale, Gaia Edizione, 1996
  • L. Boff, Un’ etica della madre terra, Castelvecchi, Roma, 2019
  • C. Mariani, Sociologia della natura, LuoghInteriori, Città di Castello, 2020
  • T. Terzani, un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo, longanesi&C.,Milano, 2004.

[1] Con “Greenwashing” si indica una strategia di comunicazione volta a costruire un’immagine ambientalista “di facciata”.
[2] R. Assagioli, Psicosintesi: essere transpersonale. La nascita del nostro essere reale, Gaia Edizione, 1996.
[3] C. Mariani, Sociologia della natura, LuoghInteriori, Città di Castello,2020
[4] T. Terzani, un altro giro di giostra. Viaggio nel male e nel bene del nostro tempo, longanesi&C.,Milano, 2004.
[5] L. Boff, Un’ etica della madre terra, Castelvecchi, Roma, 2019

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