È cosa pressoché nota che il denaro sia qualcosa di eminentemente utile. Pertanto, ce ne serviamo per i nostri più svariati scopi, senza però renderci conto del perché esso provochi così tanta attrattiva per la nostra psiche e del perché esso sia sostanzialmente così importante da averne addirittura un “valore in sé”. Addentriamoci nel dettaglio della questione sotto la guida della contorta opera di Georg Simmel, “La filosofia del denaro” (1900).

Denaro come medium dei medium

Nello specifico il denaro, prima di essere trattato come mero mezzo per certi scopi, esso è considerato da Simmel non un mezzo, ma il mezzo (mittel) per eccellenza per raggiungere i propri scopi. Per fare questo, il denaro è in possesso della qualità, o della fungibilità, della mediazione (vermittlung) intesa in questo senso come qualità del trovarsi in mezzo, di mediare il rapporto tra soggetto e oggetto, tra Ego e Alter, tra ciò che esprime l’atto volitivo e ciò che rappresenta su piano volitivo la soddisfazione del desiderio stesso. In questo senso, è centrale la nozione di Zweckreihen, ossia della “catena di fini”, o più precisamente di scopi (zweck); in questo modo il denaro, essendo il “medium dei medium”, esprime al tempo stesso estrema libertà essendone in possesso, ma al contempo l’individuo perde di vista progressivamente lo scopo ultimo di questa catena che, allungandosi imperiosamente, impedisce per la sua lunghezza di vederne una fine, la fine.

Denaro: proprietà ed effetti

Il denaro, nella sua fase precipua di oggettivazione del valore che porta dentro con sé, possiede delle caratteristiche che concretamente hanno a che vedere con il processo di razionalizzazione in atto nella modernità che si estrinsecano più esplicitamente nei meccanismi di controllo e dominio dell’uomo sulla natura. Un esempio di questo supposto controllo e dominio delle funzioni umane su quelle naturali consiste nell’introduzione, proprio durante il lavoro intellettuale di Simmel, dell’orologio da taschino, il quale, osservava lo stesso Simmel, permetteva una sorprendente e armoniosa coordinazione delle normali attività umane. In pratica, senza di esso, o senza che esso segnasse le ore e i minuti in modo preciso e infallibile, non si sarebbero potute realizzare tutte quelle cose che gli esseri umani in genere fanno, in primis il lavoro. Ma, cosa più evidente e collegata col denaro, è rappresentata dal carattere simbolico del denaro stesso che, astratto dalla situazione particolare in cui lo scambio avviene (la scambiabilità è la caratteristica che permette al denaro di esistere), non si guarda di chi lo usa, come lo usa, verso chi lo usa; esso è molto “freddo”, non si cura cioè del come e del perché, ma esclusivamente del quantum. In sintesi, le proprietà fondamentali che il denaro possiede sono la strumentalità, l’impersonalità, la sua natura astratta e, infine, la potenzialità; in quanto: esso è strumento delle esigenze umane di scambio; valica i confini del singolo attore indipendentemente dalla persona che lo usa; astrae dal particolare al generale la situazione economica e l’azione economica; infine, esprime potenzialità che senza di esso non avrebbero modo d’esistere.

Capovolgimento mezzi-fini

Infine, il denaro tende, come gran parte delle istituzioni oggettificate nella realtà oggettuale, a prendere vita, ad autonomizzarsi senza che il creatore ne riconosca in sé la propria impronta. In questo senso vanno interpretate tutte quelle “cose” che ingombrano le nostre vite in maniera pervasiva fino a soffocarci, senza che noi riconosciamo in esse qualche forma della nostra essenza. Esse sono “altere” rispetto a ciò che consideriamo nostro, proprio. È il meccanismo dell’alienazione interpretato già da Marx per imputare alla struttura del modo di produzione capitalistico-industriale l’ingiusta logica di funzionamento, che espropria ai lavoratori salariati ciò che spetta loro: il prodotto del proprio lavoro. Su questa linea d’onda si pone Simmel, che sostanzialmente ne sottolinea però il carattere suggerito da Roberto Michels nello studio dei partiti politici: essi, proprio come il denaro, tendono a scavalcarne i fini perseguiti e i mezzi, una volta asserviti a uno scopo, tendono a diventare lo scopo centrale per la conservazione dell’esistenza stessa del partito politico (per Michels), del denaro (per Simmel). È in questo contesto che il denaro diventa il fine per molte persone e non più solo un mezzo per soddisfare bisogni essenziali per la vita umana. Esso diventa, per così dire, un “fine in sé”; ossia, per meglio definirlo con Simmel: “il denaro è il mezzo assoluto che proprio per questa ragione acquisisce il significato psicologico di fine assoluto”.

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