Il coronavirus ha ridefinito gli spazi di fruizione di serie tv e film. Il cinema ha dovuto fare i conti con la ristrutturazione del suo essere spazio e cultura pubblica (cfr. Altenloh, p.22, 2018). Tra le varie società che operano nel settore anche netflix, insieme alle altre piattaforme di streaming, ha visto rallentare le sue produzioni. Molte serie di successo si son viste slittare l’uscita delle nuove stagioni. Pensiamo solo a Vis a vis e a The Witcher, che proprio negli ultimi mesi hanno goduto di una popolarità davvero notevole.

L'attore Tom Ellis nei panni di Lucifer
L'attore Tom Ellis nei panni di Lucifer

In questi giorni si susseguono parecchie indiscrezioni sulle date della ripartenza di queste serie. In particolare una tornerà con la prima parte della quinta stagione il 21 Agosto. Lucifer, un poliziesco farcito di soprannaturale ispirato agli omonimi fumetti firmati da Neil Gaiman. Una serie molto interessante che, in maniera molto simile a Fables della Vertigo, trasporta i vari personaggi dei mondi narrativi nella società attuale. Nel caso di Lucifer si parla, ovviamente, della cosmogonia biblica. Le vicende dei protagonisti non vengono più ambientate in un tempo imprecisato. Il mito si spoglia ed entra in relazione simbiotica con gli elementi e le strutture della nostra realtà quotidiana. Questo escamotage narrativo prevede quindi che questi esseri soprannaturali si sgancino dalla leggenda e dalla loro caratterizzazione storica. Grazie a essi si gioca e si rimettono in discussione gli stereotipi e il nostro immaginario collettivo.

Il mito del padre

Stanco di essere il signore degli inferi, il diavolo si trasferisce a Los Angeles. Lì apre un nightclub e stabilisce un legame con una detective della omicidi. Così riassume la serie netflix nella sua sinossi nel catalogo delle offerte visuali. Eppure questa serie dalle premesse di un viaggio scanzonato per lo spettatore risulta essere più profonda di quanto si pensi.

Dipinto di Alexandre Cabanel, the fallen angel. Il momento della caduta di Lucifero.
Dipinto di Alexandre Cabanel, the fallen angel. Il momento della caduta di Lucifero.

La famiglia, il principio regolatore alla base delle istituzioni occidentali e non, diventa, nella serie, la principale costante su cui ruota tutta la narrazione. In particolare, la figura del padre gioca un ruolo primario. Se è vero che questo ruolo sociale ha reso possibile la nascita delle prime forme culturali stabili e oggettive (cfr. Zoja, 2016), qui, Dio, è un genitore assente, percepito più che altro come manipolatore e patriarca criptico. Questa immagine propriamente ambigua (cfr. Detienne, 1981) ci viene di volta in volta riproposta sarcasticamente dallo stesso Lucifer. Egli ci mostra come la portata divina di questi problemi familiari si ripercuote sugli altri protagonisti della serie. La serie contribuisce a ristrutturare la figura stessa del diavolo non più considerato l’incarnazione del male, ma un figlio problematico, ferito e perduto.

Portatore di luce

Più volte nella serie viene ribadito il ruolo di Lucifero prima della sua “vacanza” a Los Angeles. Costretto a scontare una pena per la sua ribellione l’angelo passionale dagli atteggiamenti libidinosi è divenuto un burocrate-carceriere. Il torturatore dell’inferno tuttavia, non ha mai gradito questo compito. La particolare caratterizzazione del personaggio di Lucifer ci viene parzialmente fornita dalla serie stessa. Prima di cadere infatti, il suo nome era Samael, il portatore di luce. Questo non è un nome inserito a caso. Samael è il nome di un arcangelo nella tradizione Talmudica della religione ebraica. A partire dal periodo amoraico (III secolo a.C.), Samael venne identificato con il re degli inferi per via dei suoi atteggiamenti peccaminosi. Guarda caso, egli ha il ruolo di accusatore, seduttore e distruttore. Viene considerato arbitrario, buono e nel contempo crudele, esattamente come il Lucifer di netflix.

Contro gli stereotipi e i falsi miti. In questa scena Lucifer mette in crisi i linguaggi del rito di una setta satanica. Ciò che viene mostrato è lo scontro fra lo spettacolo e la religiosità del libero arbitrio.

Faccia da Diavolo

La questione che risulta essere il vero collante tra i vari casi di omicidio è quella identitaria del povero diavolo. In diversi incontri con la sua psicologa si sviluppa il rapporto con la Detective Decker e gli altri personaggi della serie. Interessante è la questione della faccia da diavolo, o meglio, il suo aspetto demoniaco celato agli umani. L’immagine che nel corso dei secoli gli si è attribuita cozza terribilmente con il suo status angelico e il rapporto col padre. Se gli esseri umani invocano Dio per gioia e preghiere, Lucifer è invocato nei discorsi degli uomini come capro espiatorio per le proprie aberrazioni.

L'attrice Lauren German, che impersona nella serie la detective Chloe Decker
L'attrice Lauren German, che impersona nella serie la detective Chloe Decker

Io non sono il male, punisco il male

Nella serie si fa spesso riferimento alla responsabilità individuale delle proprie azioni. Sia nei riguardi dei piani divini (“Dio ha un piano per tutti noi”) sia nelle azioni violente (“è il maligno, è colpa sua se ho ucciso”). Questo ha portato Lucifer a vedersi esattamente come gli altri lo additavano, a colpevolizzarsi a tal punto da mascherarsi con la sua stessa colpa, divenendo un vero mostro. Lo stereotipo si è insinuato a tal punto nella mente di Lucifer da condizionarlo quasi irrimediabilmente per migliaia di anni. Solo la vicinanza con la detective Decker, la prossimità sia fisica che affettiva con lei, gli fanno perdere la sua immortalità e invincibilità. Queste due caratteristiche non sono altro che la metafora perfetta della chiusura verso l’altro e la relazione. Lucifer riesce ad accettarsi e ad aprirsi solo rompendo in parte il suo status di divinità, di essere perfetto, abbracciando il suo lato umano, ossia le emozioni.

Due amanti al tramonto che provano affetto e sono intimi

L’incontro con la detective, come ci viene mostrato nella situazione assurda dell’episodio bonus della terza stagione “C’era una volta”, parrebbe il risultato di un percorso di riconciliazione con un padre criptico che non esaudisce i desideri, ma concede occasioni. In questo episodio, nonostante ci viene mostrata una realtà alternativa in cui i due protagonisti non si conoscono, una serie di eventi provocano il loro incontro e la loro intimità. Questo ci porterebbe a pensare che Dio è anch’egli un fautore del libero arbitrio, esattamente come Lucifer. I suoi “piani” sembrerebbero solo costruzioni psico-sociali che gli individui creano per giustificare i propri percorsi di vita. Tuttavia la nuova stagione, che vede proprio la presenza di Dio e di Michael fratello gemello di Lucifer, potrebbe portare nuovi sconvolgimenti nella storia e nuove possibili evoluzione del rapporto padre-figlio.

Altenloh E., Verso una sociologia del cinema. Industria e pubblico, Mimesis, Milano, 2018.
Detienne M., L’invention de la mithologie, Hachette, Paris, 1981.
Zoja L., Il gesto di Ettore. Preistoria, storia, attualità e scomparsa del padre, Nuova edizione rivista, aggiornata e ampliata, Bollati Boringhieri, Torino, 2016.

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