Al tempo di Malinowski molti antropologi delle più svariate provenienze vedevano gli indigeni come persone che seguivano la propria tradizione, le proprie consuetudini perché ciò era la cosa più ovvia da fare. I loro comportamenti conformi dipendevano dalla paura della punizione da parte di forze soprannaturali, o dalla frequente esposizione all’opinione pubblica. Oppure si diceva che gli indigeni fossero guidati da “sentimenti istintivi” e da “sentimenti di gruppo” decisivi per la loro sopravvivenza.
Si credeva che la tradizione, gli usi e i costumi fossero l’unica guida che illuminasse il loro cammino. E si stimava che le norme tradizionali fossero relativamente poche, e che in fin dei conti essi vivessero in tal senso, un’esistenza più libera rispetto a quella conduceva nei paesi civilizzati.
Malinowski per l’antropologia del diritto
In realtà in un secondo momento ci si è accorti che essi vivevano in un contesto molto regolato. Tale regolamentazione non era solo dovuta agli elementi visti poc’anzi, ma al fatto finora ignorato che la società dei nativi era imbevuta di norme le quali erano a tutti gli effetti delle norme giuridiche.
E Malinowski è stato uno dei primi ad accorgersene, ed a parlare di antropologia del diritto. Come in tutte le società l’obbedienza alla legge è assunta dalla maggioranza degli individui; se così non fosse le società non potrebbero esistere.
Il nostro ricercatore vede innanzitutto la presenza del diritto in questioni di tipo economico. Iniziamo col dire che oggetto del suo studio è la società Trobriandese, posta nella Melanesia nord-occidentale. I trobriandesi vivono in un arcipelago tra le cui isole c’è una laguna piena di pesci. E il terreno di queste isole è molto fertile e adatto all’agricoltura.
Le canoe e gli scambi: vincoli giuridici
Attraverso una ricerca sul campo, fatta in maniera induttiva e libera da pregiudizi ci sono stati esposti diversi fatti che sono senza dubbio appartenenti ai vincoli giuridici propri della popolazione sotto osservazione. Le canoe utilizzate per la pesca avevano un unico proprietario, il quale aveva costruito o acquistato la sua canoa. I membri dell’equipaggio erano appartenenti al sottoclan del proprietario e insieme a lui dovevano riparare la canoa quando iniziava ad invecchiare.
Il proprietario non poteva escludere nessun componente dell’equipaggio, e doveva distribuire equamente tra loro una parte del pescato. Inoltre vi era una divisione dei compiti durante la pesca: avvistamento dei pesci, uso della rete, presenza al timone; era una divisione del lavoro basata su questioni di status, di età e di abilità personale. Sempre seguendo la strada del diritto sappiamo che c’era una pratica equilibrata di doni e contro-doni tra la popolazione che viveva sulle coste e quella stanziata all’interno. La prima forniva il pesce, la seconda le verdure in uno scambio in cui il dono doveva essere sempre ricambiato.
Gli scambi avvenivano tra amici, tra parenti, o tra villaggi; ed ogni individuo aveva sempre lo stesso partener di scambio. Gli scambi periodicamente erano scanditi da celebrazioni rituali che erano come dei festeggiamenti. A volte gli scambi s’intoppavano e qualcuno si sentiva di interrompere il ciclo del dono senza ricavarne pregiudizio o disonore. Ma tale comportamento finiva sotto la lente del diritto che stabiliva di chi fosse la responsabilità della mancata riuscita di questa transazione duale. E colui che veniva riconosciuto responsabile veniva punito.
Il matrimonio e i riti funebri
Ma abbiamo nel testo di Malinowski altri due esempi di influenza del diritto nelle pratiche di altre sfere sociali: prendiamo i rituali funebri ed i matrimoni. Nel rituale funebre pensiamo ad una donna che piange il marito morto. E’ ovvio che può piangere per amore, per pietà per una paura legata allo spirito del defunto. Ma il pianto della donna viene visto anche come un obbligo verso la famiglia del defunto, ed in particolare verso i suoi parenti da parte di madre. Riconosciamo in questo caso una la presenza di una matrilinearità nella società trobriandese.
Alla prima grande distribuzione cerimoniale, i parenti di cui si è detto daranno alla vedova un cospicuo pagamento rituale per le sue lacrime. Ma lei dovrà anche portare il lutto e segno di esso sarà anche il fatto di portare tra i suoi accessori, non ricordo per quanto tempo, la mandibola del marito.
La matrilinearità emerge anche dal matrimonio. Un uomo quando si sposa entra in stretto rapporto con il fratello della moglie. E’ costui che in particolar modo dovrà prendersi cura della sposa, ed anche fornirgli il cibo di cui ha bisogno. Lo stesso tipo di protezione lo manifesterà verso i figli della sorella. Ci sarà lui con loro nei momenti celebrativi importanti, non il padre. Questi compiti sono ancora più gravosi se pensiamo che a volte, la sorella potrà andare a vivere con il marito in un altro villaggio, essendo il matrimonio patrilocale. Nel momento in cui farà il raccolto il fratello dovrà dimostrare tutta la sua devozione verso la sorella, e per mantenere il suo prestigio sociale o per aumentarlo dovrà mostrare tutta la sua generosità e munificenza.
Immaginiamo per esempio un grande mucchio di ignami, dei tuberi, di fronte al granaio del marito della sorella. E tutto lo sforzo per coltivarli e trasportarli. Questi tratti di generosità e addirittura di munificenza, presenti nel trobriandese medio sono anche degli indicatori della sua ambizione, della sua fame di riconoscimento sociale e di prestigio.
Secondo il ricercatore questo fatto che debba essere il fratello a fornire il nutrimento alla moglie, rappresenterebbe un grande incentivo economico, ed è l’espressione del modo di concepire le parentele da parte dei trobriandesi; come non ricordare poi che sono comportamenti, la cui espressione è sottoposta a forza legale vincolante.
Antropologia del diritto in Melanesia
Abbiamo così parlato di alcuni obblighi ai quali devono sottomettersi i trobriandesi, e potremmo parlare anche di ricompense date agli officianti nel campo della magia e della religione. Anche in questo caso c’è uno scambio reciproco. Tutti questi doveri vengono fatti rientrare dall’ autore nel campo del diritto civile.
A questo punto per evitare confusione si deve dare una definizione di questo tipo di diritto. Innanzitutto, bisogna dire che i “fenomeni del diritto” in Melanesia non danno vita ad alcuna forma di istituzione indipendente. Esistono in realtà dei dispositivi del diritto di cui ne vedremo un paio di esempi alla fine.
Quello che voleva dire Malinowski è che accanto ai dettami del costume esistono in Melanesia anche quelli giuridici. La vera punizione per chi non si conforma ripetutamente ad essi è l’esclusione, l’emarginazione e per questo la sofferenza.
La tradizione comprende la magia, la religione, e anche il costume, comprese le buone maniere, il rispetto delle regole nei giochi e dei dettami secondo i quali viene insegnato un mestiere e così via. Tutte cose separate ma non per questo, nella loro vastità non attraversabili di tanto in tanto dal diritto. D’altronde si sa che le sfere della società si compenetrano le une con le altre.
Ci sarebbe molto da parlare sulle tradizioni trobriandesi ma quest’articolo e il testo da cui è nato ha un taglio relativo all’antropologia del diritto.
Tre esempi: Yukala, Kaytapaku e il gwara
Tornando ai dispositivi del diritto facciamo tre esempi: lo yukala nel quale le parti si scambiano recriminazioni ed accuse pubbliche. Le parti sono sostenute da amici e parenti. La tendenza dell’opinione pubblica potrebbe aiutare a risolvere le dispute. Ma l’accordo viene raggiunto solo sporadicamente. Non c’è una terza parte che decide.
Poi abbiamo il kaytapaku che è la protezione magica della proprietà per mezzo di una maledizione condizionale. Una foglia di palma viene attaccata ad un albero e sopra c’è scritto che è stata pronunciata una formula magica capace di indurre un malessere al ladro.
Infine il gwara, sulla costa vengono piantati dei pali che vietano le esportazioni di certi oggetti preziosi, ma ne esortano l’importazione durante il kula. Mira all’accumulo di oggetti preziosi prima di una grande distribuzione cerimoniale. Il kula è un complesso sistema di scambio praticato in queste isole.
In conclusione il libro da cui è ripreso questo articolo parla di una società degli anni Venti del Novecento, e sarebbe interessante andarla a studiare ora in funzione dei cambiamenti avvenuti.
Fabio Rinaldi
Bibliografia
- B. Malinowski, Crimine e costume nella società selvaggia
- B. Malinowski, Argonauti del Pacifico occidentale
- M.Mauss, Saggio sul dono. Forma e motivo dello scambio nelle società arcaiche

































