Mare Fuori è una serie che sta facendo parlare molto di sé negli ultimi anni. Stagione dopo stagione, riesce a regalare sia pareri discordanti che grandi emozioni dal punto di vista dell’intrattenimento per un certo tipo di pubblico (in gran parte giovane). Ecco dunque che è parso utile provare a delineare sociologicamente qualche suggestione, allontanandosi da eventuali recensioni spoiler o commenti e giudizi poco consoni.

Cosa è Mare fuori?

Per chiarire innanzitutto la tipologia di prodotto mediale, Mare fuori è una serie tv prodotta da Rai Fiction e Picomedia a partire dal 2020. Conosciuta anche con il titolo The sea beyond nel mercato internazionale dell’audiovisivo, la serie propone una visuale centrata sulle vicende dei detenuti e del personale di un immaginario IPM di Napoli, liberamente ispirato al carcere di Nisida. Ha alcune caratteristiche del prison drama e del teen drama, proprio per rivolgersi a un determinato target: i ragazzi.

L’argomento “Sociologia di Mare Fuori” è stato trattato anche in un podcast a tema sociologico un po’ di tempo fa.

La storia ruota intorno a tre personaggi principali: Carmine di Salvo, figlio di una nota famiglia di camorristi che cerca di affrancarsi da quel mondo, Filippo Ferrari, diciassettenne proveniente dalla Milano bene e con un promettente futuro da pianista diviene il facile bersaglio della crudeltà di altri detenuti, proprio a causa della sua totale estraneità a quel mondo così lontano da lui e in cui fatica ad integrarsi. Oltre a loro, Ciro Ricci, esponente dell’omonimo clan, che spadroneggia all’interno dell’istituto. Nel corso della serie gli sviluppi caratteriali e le relazioni con gli altri personaggi avranno sempre come perno focale questi tre ragazzi tanto che, determinati eventi, porteranno a una guerra tra clan e la comparsa di fazioni, amori e tradimenti.

Una nuova narrazione di Napoli? le differenze con Gomorra

Da quello che può sembrare, Mare fuori sembrerebbe l’ennesima fiction a sfondo camorristico, ma non è così. L’accostamento con Gomorra in questi anni è stato molto presente in discussioni e recensioni, e ci sono degli elementi in comune. Vediamoli sinteticamente con le dovute differenze.

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  • Napoli. Il luogo in cui si svolgono le vicende, lo abbiamo anticipato, è la città partenopea. Ma se in Gomorra è una Napoli oscura, ansiogena, piena di pericoli, In mare fuori, nonostante certi accadimenti nefasti, Napoli è calda e accogliente, è una Napoli delle possibilità. Il carcere nel primo caso è assente, quasi una prospettiva ridicola. In mare fuori è il luogo di vita di transito, il purgatorio di attesa per una vita migliore (Goffman, 2010). Il “mare fuori” che si vede dalle sbarre è sicuramente indice di speranza;
  • Le prospettive narrative agli antipodi. Se in Gomorra vi è una narrazione del sistema camorristico unilaterale, cioè secondo un unico punto di vista oscuro e disfattista, in Mare fuori, invece, non ci si pone l’obiettivo di giudicare, ma si racconta una realtà, quella dell’IPM, finalizzata al recupero dei ragazzi. La serie invita a porsi una domanda giusta: dove sbagliano fondamentalmente gli adulti? perché non riescono più ad ascoltare e ad intercettare quelle che sono le necessità dei ragazzi?
  • Gli spunti di riflessione sociologici ed educativi. Se in Gomorra si può studiare – con un inquadramento iniziale necessario di sociologia delle fiction – principalmente la rappresentazione sociale del sistema camorristico, in Mare fuori è più palese un enfatizzazione delle relazioni, del ruolo dell’educazione come cura sui (Boffo, 2010).

Mare fuori, sociologia di un successo

Per quanto concerne la sua ascesa a fenomeno di massa, Mare fuori ha avuto dopo il successo iniziale sui canali principali della tv di stato, una messa in onda su raiplay, piattaforma di streaming che utilizza anche gli archivi rai per la fruizione di materiale d’epoca e di nuova produzione. Nella primavera del 2022, tuttavia, la Rai perse i diritti per la distribuzione della serie. Il 10 giugno 2022 le prime due stagioni della serie vennero aggiunte al catalogo di Netflix e soltanto a questo punto la serie diventò un fenomeno di culto, ottenendo grande attenzione dal pubblico e dalla critica, riuscendo a varcare anche i mercati internazionali.

Tornata su raiplay, nel febbraio 2024, si ripete la tecnica di distribuzione: parte degli episodi in anteprima sulla piattaforma raiplay, la messa in onda delle stesse sui canali televisivi rai, poi la pubblicazione delle restanti in piattaforma. Una mossa di marketing delle fiction che ha fatto registrare visioni e accessi alla piattaforma senza precedenti, tanto da far andare in tilt la stessa nei primi giorni della resa pubblica degli episodi.

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Rosa e Carmine: due dei protagonisti delle stagioni 3 e 4. Riprendono una narrazione simile a Romeo e Giulietta.

Oltre a giocare con gli specifici mediali, parte del successo è dovuto sicuramente agli attori. Il carisma che portano con sé non è sicuramente della caratura divistica di Marlon Brando o Clint Eastwood (Brancato, 2010, 2014), ma assumono un significato incarnato, calzante per i ragazzi di oggi: una generazione incompresa, ma ancor di più mal o non ascoltata, più sensibile nelle sue dimostrazioni di affetto e/o nelle di mancanze di esso.

Sociologia delle fiction e delle emozioni

Mare fuori può essere ricondotto al melodramma, inteso come melò cinematografico alla Douglas Sirk. Questo tipo di storia implica una recitazione a tinte forti, basato su una trama romanzesca, ricca di colpi di scena e al limite dell’inverosimile, mirata a commuovere lo spettatore. I personaggi sono tratteggiati in modo netto e sono quasi sempre suddivisi in modo manicheo tra buoni e cattivi.

Le relazioni – che siano di amicizia o di mutua riconoscenza e rispetto – divengono il lietmotiv della storia che inizia a palesarsi a un certo punto della serie con più chiarezza. L’amore e l’amicizia restano come collante e motivo per affrontare il futuro fuori dall’IPM, ma non sempre si realizza. I ragazzi devono fare i conti con se stessi, i loro drammi, le loro famiglie e il mondo. Per questo, per quanto possano costruirsi un’immagine di giovani indistruttibili, riescono a palesarsi in tutta la loro umanità con le giuste fragilità tipiche di esseri fallibili. Per questo è cruciale il ruolo degli adulti nella serie.

Il ruolo dell’educatore (e degli adulti in generale) in Mare fuori

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Alcuni attori che interpretano i personaggi dell’IPM. Da sinistra: Vincenzo Ferrera, alias Peppe l’educatore, Lucrezia Guidone la direttrice, Carmine Recano nel ruolo del comandante Massimo Esposito, Antonio de Matteo alias Lino, una delle guardie.

Se nella pop culture la figura dell’educatore o del social worker non viene molto valorizzata, fatta eccezione per pochi casi confusi come John Keating in l’attimo fuggente o Emily Jenkis in Case 39, in mare fuori tutti gli adulti hanno un ruolo molto importante. Nel relazionarsi con i ragazzi si propongono come spalle forti, ma anche come altro con cui scontrarsi. Qui, la classica dinamica incontro-scontro giovane/adulto assume una sfumatura diversa. Nel contesto carcere la figura del secondino (o dell’autorità in generale) crea una figura ibrida che, anche implicitamente, trova occasione di sviluppo per una socializzazione scolastica molto particolare (Benadusi, 1984, 2004).

Non è una scuola, ma un luogo di detenzione atta al recupero, dove tuttavia esistono dinamiche di vita quotidiana… deprivate. E quindi le relazioni, le emozioni, vengono soprattutto filtrate dall’ambiente in cui vanno a svilupparsi, in un continuo avvicinarsi/allontanarsi fisico ed emotivo con gli altri per via dei ruoli che sussistono nell’IPM. Per un ottica formale, secondino e detenuto non possono essere amici, ma nella fiction questa barriera può rompersi più facilmente, oltre che per esigenze di trama e di media, anche perché si tratta di ragazzi.

Mare fuori: una chiave di lettura

Gli adulti, dunque, nella serie non sono rappresentati come infallibili. In un certo qual modo, tutti loro sono sia educatori che educandi. Viene spesso sottolineato questo aspetto nella serie: molto si impara nelle relazioni all’interno dell’IPM. Alcuni personaggi infatti, hanno una notevole evoluzione mettendo a nudo i propri sentimenti, riuscendo a entrare empaticamente in contatto coi giovani detenuti, tentando di salvarli da uno stile di vita criminoso, con le sue logiche rituali dettate dal sangue e dalla vendetta. Una possibile chiave di lettura di queste dinamiche è che solo insieme è possibile creare una società più giusta. Giovani e adulti si devono sostenere a vicenda. Anche se il mondo lì fuori può essere irto di insidie e malvagità c’è sempre una possibilità di scelta, che può essere determinata dall’accettazione dell’amore per sé e per gli altri.

Riferimenti

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