E’ di uso comune asserire che l’adolescenza rappresenti il passaggio dall’infanzia all’età adulta di ogni persona e che questo periodo si configuri generalmente dai 12 anni ai 19/20 anni d’età. Ma è veramente così? oggi le cose sembrano molto diverse, proviamo a vedere perché.

ragazze di spalle

Gli adolescenti vengono solitamente visti come creature problematiche, soggetti a periodi di ribellioni e stati d’animo turbolenti, spesso negativi. E’ innegabile la lunga serie di cambiamenti fisici che un* ragazz* subisce a causa della maturazione biologica. Molti studiosi occidentali infatti, parlano a proposito di “crisi adolescenziale”. Gli adolescenti vivono spesso “il desiderio di essere contemporaneamente come tutti gli altri e come nessun altro” (Fabietti, 2011). Per questo motivo vivono un processo che li porta a interiorizzare e apprendere un senso del Noi unito alla concomitante costruzione di una personalità individuale.

Il gruppo dei pari

Uno degli agenti socializzanti più significativi in questo lasso di tempo è rappresentato dal gruppo dei pari. Questo è costituito da persone che generalmente hanno interessi, età, sfondo o status sociale comune all’adolescente. Durante il periodo adolescenziale la famiglia (che rappresenta generalmente il primo e determinante agente socializzante nella vita di una persona) viene gradualmente sostituito dal gruppo dei pari, che ne diventa quasi un “surrogato”. Il potere del gruppo dei pari si espleta nella funzione “pressante” e nella capacità di influenzare l’adolescente, il quale non ha ancora chiara una visione di sé stesso. Questo potere può essere considerato come un’arma a doppio taglio perché può essere adoperato negativamente o positivamente (es. fumare, bere, incoraggiare a studiare).

brindisi birre giovani

Queste difficoltà sono dovute al fatto di essere adolescenti? O non piuttosto al fatto di essere adolescenti in un determinato luogo/contesto?

Una nota ricercatrice/antropologa di nome Margaret Mead (2008) volle rispondere a questa domanda con una ricerca sulle adolescenti che divenne assai famosa nel panorama sociologico/antropologico. Questa si tramutò presto in un libro dal nome “L’adolescente in una società primitiva”. Questo lavoro ci è utile per capire come la cultura di una società complessa e di una primitiva influiscano diversamente nella vita di ragazzi e ragazze.

Margaret Mead e “Coming of age in Samoa”.

La tesi principale di Margaret Mead si può riassumere nell’affermazione “Il disagio adolescenziale è appreso, originato da aspetti culturali e non biologici”. Per lei, affermare che il termine “adolescenza” e “conflitto interiore” fossero complementari rappresentava una semplificazione estrema che doveva essere sdoganata una volta per tutte.

L'antropologa Margaret Mead a Samoa
L’antropologa Margaret Mead a Samoa

Nell’America degli anni 20 gli effetti socialmente devianti prodottisi (alcolismo, emarginazione sociale, aumento della delinquenza, problemi di natura economica) e il conseguente stato ambiguo degli adolescenti erano più evidenti rispetto alla civiltà europea. Le librerie si ritrovarono sommerse di trattati sull’adolescenza per tentare di dare una risposta a questo disagio diffuso. Eppure, le tesi secondo le quali i sintomi d’inquietudine erano caratteristici di quella fase di sviluppo sembrarono avvalorarsi sempre di più. Un po’ perché non si riusciva a trovare una risposta alternativa, un po’ perché questo modo di vedere le cose influenzò il sistema educativo stesso.

Sull’isola di Ta’u

Nei primi anni 20 iniziarono gli studi della giovane ricercatrice. Essi si focalizzarono principalmente sull’osservazione e la partecipazione alla vita quotidiana delle adolescenti samoane dell’ Isola di Ta’u. Ciò che si evinse dalla ricerca fu la mancata individuazione del “conflitto adolescenziale”. Le giovani samoane percepiscono questa particolare fase della vita come un momento non necessariamente traumatico per alcune ragioni in particolare:

  • la mancanza di messaggi concorrenziali e l’adattamento precoce alle più disparate situazioni della vita. Non esiste alcuna cerimonia o evento in particolare che segna l’adolescenza. Le mestruazioni ad esempio, vengono considerate un evento più che naturale. Fin da piccoli infatti, i bambini sono abituati ad assistere ad eventi che in una società occidentale potrebbero essere ritenuti traumatici. Essere presenti durante un parto, un aborto o il sezionamento di cadaveri sono occasioni che in questa società sono parte integrante dell’esperienza del fanciullo. Se una adolescente occidentale fin dalla nascita subisce l’influenza della propria famiglia biologica in maniera preponderante, quella samoana viene abituata a non attaccarsi mai a una persona in particolare. Inoltre, le viene insegnato ad essere amorevole nei confronti della comunità in generale.
  • il carattere monodimensionale delle scelte delle giovani samoane. Le ragazze occidentali subiscono una pressione non indifferente circa le scelte da fare per il proprio futuro, che oggi più di ieri risulta essere incerto. Le giovani samoane invece non percepiscono sentimenti di turbamento perché le scelte fatte non sono irreversibili. La vita è vissuta in maniera più leggera e i conflitti sono pochi a causa della semplicità della civiltà “primitiva”. Questo modello non può essere esportato in occidente, ma conoscerlo rende consapevoli dei diversi punti di vista del mondo senza scadere in un pensiero etnocentrico.
La massa di giovani durante un rave party

Vivere alla giornata

La situazione degli adolescenti oggi è ben espressa dalle parole di Savonardo (2011). Egli afferma che i cambiamenti che determinano il futuro delle nuove generazioni portano ad un cammino costellato da l’insicurezza e dai dubbi. Il futuro tende quasi a scomparire mentre diviene centrale l’esperienza del tempo presente, l’hic et nunc, il “vivere alla giornata”. Infine è necessario ricordare che proprio questa ambiguità e assenza di certezze porta i giovani a reagire in maniera più positiva rispetto ai loro predecessori delle altre generazioni e a trovare risposte in tempo reale nelle situazioni più imprevedibili. Gli adolescenti sono nati come “figli dell’incertezza” ma son proprio loro a rendersi promotori delle più grandi trasformazioni sociali e culturali.

Bibliografia:
Fabietti U., Storia dell’Antropologia, Zanichelli, Bologna, 2011;
Mead M., Adolescenza in Samoa, Giunti Editore, Firenze, 2007;
Savonardo L., Figli dell’incertezza. I giovani a Napoli e provincia, Carocci editore, Roma, 2008;

Diana Francese

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