Nel 1911 nasceva Herbert Marshall McLuhan. La fama da sociologo è legata senza alcun dubbio alle sue teorizzazioni riguardanti gli effetti della comunicazione sia sulla società intesa come insieme di individui, sia sul singolo, o meglio, sui comportamenti dei singoli individui. Sua la celebre tesi secondo cui “il medium è il messaggio“. La sua riflessione, dunque, ruota intorno all’ipotesi secondo cui il mezzo tecnologico che determina i caratteri strutturali della comunicazione produce effetti pervasivi sull’immaginario collettivo, a prescindere dai contenuti dell’informazione di volta in volta veicolata.

L’avvento della cultura alfabetica

Ciò che lui cerca di evidenziare è l’importanza che i mass media hanno nella storia umana. Soprattutto discute dell’influenza della stampa a caratteri mobili sulla storia della cultura occidentale. Nel libro “La Galassia Gutenberg” McLuhan illustra come con l’avvento della stampa a caratteri mobili, siamo nel 1455, si compia definitivamente il passaggio dalla cultura orale alla cultura alfabetica. Qual’è la differenza tra queste due culture? Una mette in risalto l’udito come senso, l’altra la vista. Se nella cultura orale la parola può considerarsi forza viva, risonante, attiva e naturale, nella cultura alfabetica la parola diventa un significato mentale, legato al passato. Con l’invenzione di Gutenberg queste caratteristiche della cultura alfabetica si accentuano e si amplificano: tutta l’esperienza si riduce a un solo senso, cioè la vista. La comunicazione orale, poiché si veicola attraverso l’udito, ci pone in una relazione avvolgente, in quanto il suono si propaga in ogni direzione. Attraverso l’oralità anche i rapporti interpersonali si intensificano di più poiché vi è coinvolgimento attivo degli individui in quanto si interagisce fisicamente. La comunicazione orale ci inserisce in uno stato relazionale emotivamente più coinvolgente che amplifica il nostro senso di comunità. Al contrario, la comunicazione scritta, veicolata dalla vista, ci pone in una modalità di relazione più distanziante e meno emotiva. Possiamo menzionare come esempio quanto invece gli individui si “isolano” scrivendo (anche se oserei dire chattando) invece che dialogare. Comunicando attraverso il senso della vista, tendiamo pertanto ad esercitare maggiormente la nostra singolarità e razionalità. Inoltre alla base del pensiero di McLuhan (e della Scuola di Toronto di cui, insieme a Walter J. Ong, è il maggiore rappresentante) troviamo un accentuato determinismo tecnologico, cioè l’idea che in una società la struttura mentale delle persone e la cultura siano influenzate dal tipo di tecnologia di cui tale società dispone. Quindi la tecnologia ci può rappresentare? Forse si.

L’ecologia dei media

Lo studio dei media è importante non solo per capire come essi siano e quali contenuti veicolano, ma in base ai criteri strutturali con cui organizzano la comunicazione. McLuhan afferma che “nelle ere della meccanica, avevamo operato un’estensione del nostro corpo in senso spaziale. Oggi, dopo oltre un secolo di impiego tecnologico dell’elettricità, abbiamo esteso il nostro stesso sistema nervoso centrale in un abbraccio globale che, almeno per quanto concerne il nostro pianeta, abolisce tanto il tempo quanto lo spazio“. Si può dunque asserire che qualsiasi tecnologia costituisce un medium nel senso che è un’estensione e un potenziamento delle facoltà umane, e in quanto tale genera un messaggio che retroagisce con i messaggi dei media già esistenti in un dato momento storico, rendendo complesso l’ambiente sociale, per cui è necessario valutare l’impatto dei media in termini di implicazioni sociologiche e psicologiche. McLuhan osserva che ogni medium ha caratteristiche che coinvolgono gli spettatori in modi diversi; ad esempio, un passo di un libro può essere riletto a piacimento, mentre (prima dell’avvento delle videocassette) un film deve essere ritrasmesso interamente per poterne studiare una parte. È in questo testo che McLuhan introduce la classificazione dei media in caldi e freddi.

Media caldi e media freddi

McLuhan classifica come “freddi” i media che hanno una bassa definizione e che quindi richiedono un’alta partecipazione dell’utente, in modo che egli possa “riempire” e “completare” le informazioni non trasmesse; i media “caldi” sono invece quelli caratterizzati da un’alta definizione e da una scarsa partecipazione. Si è parlato di contraddizione nel definire “caldo” o “freddo” un particolare medium, nel caso della scrittura per esempio questa viene dapprima definita fredda poi “calda ed esplosiva”. Per superare questa ambiguità occorre distinguere il senso emotivo degli aggettivi “caldo” e “freddo” da quello matematico, specificamente adottato nel senso di una diretta proporzione fra “temperatura mediatica” e “quantità di informazione”. Confrontare il “calore” della radio con quello della televisione costituirebbe dunque un vizio di forma, poiché l’una agisce sull’udito e l’altra sulla visione. Benché, ovviamente, televisione e cinema abbiano una forte componente uditiva, nell’analisi della loro temperatura mediatica questa non è indicativa, a meno che non si consideri lo specifico canale acustico in un’analisi a parte.

Il villaggio globale

Quello del “villaggio globale” (1968) è un metaforico ossimoro adottato da McLuhan per indicare come, con l’evoluzione dei mezzi di comunicazione, tramite l’avvento del satellite che ha permesso comunicazioni in tempo reale a grande distanza, il mondo sia diventato piccolo e abbia assunto di conseguenza i comportamenti tipici di un villaggio. Le nuove forme di comunicazione, specialmente radio e televisione, permettono ad una notizia di balzare da una parte all’altra del globo istantaneamente. La formazione di una comunità globale ampia ma anche molto integrata nelle sue diverse parti incoraggia lo sviluppo di nuove forme di coinvolgimento internazionale e di correlativa responsabilità. Il termine villaggio globale è inteso, a tal proposito, in due sensi diversi:
1. da un punto di vista più letterale, ci si riferisce alla nozione di un piccolo spazio in cui le persone possono comunicare rapidamente tra loro e in tal modo l’informazione diviene molto più diffusa e immediata;
2. da una prospettiva più ampia, si intende una comunità globale, in cui tutti sono interconnessi all’interno di uno spazio armonioso e omogeneo. La nostra civiltà vede improvvisamente e spontaneamente tutti i suoi frammenti meccanizzati riorganizzarsi in un tutto organico. È questo il nuovo villaggio globale.

Filomena Oronzo

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