Per il visitatore occasionale, Marsiglia è una città generosa, solare, mediterranea. Si affaccia sull’acqua con il suo Vieux-Port brulicante di pesce fresco e barchette a vela, si lascia raccontare attraverso i vicoli del Panier, i ristoranti di cucina maghrebina e la candida falesia delle Calanques. Una città che negli ultimi anni ha saputo reinventarsi anche grazie al turismo culturale e a un fervore gentrificato che ha portato boutique, design e artigianato nel cuore del suo centro storico.
Eppure, dietro a questa narrazione da cartolina, Marsiglia nasconde l’altra metà della sua storia: una storia di disuguaglianze radicali, di segregazione urbana, di spazi abbandonati dallo Stato e riempiti da nuove forme di governance illegale. Una città che, fuori dai radar della stampa patinata, è diventata paradigma contemporaneo di come la violenza non sia solo crimine, ma anche espressione sociale, simbolica, politica.
Marsiglia, una storia portuale
Fondata nel 600 a.C. come colonia greca, Marsiglia è oggi la città più antica della Francia. La sua funzione portuale ne ha fatto nei secoli un punto di transito e di stratificazione culturale. Ma è nel Novecento, con l’arrivo di ex-colonizzati dall’Africa del Nord e Sub-sahariana, che la città diventa anche luogo di sedimentazione di memorie coloniali e traumi post-migratori.
Negli anni ‘60-’70, infatti, Marsiglia ha assorbito ondate migratorie post-coloniali, soprattutto da Nordafrica e Africa subsahariana (in seguito alla decolonizzazione francese). Tuttavia, l’integrazione è stata fallimentare, dando vita a una “urbanizzazione segregata”:
Marginalità strutturale e memoria coloniale
Quartieri come La Castellane, Les Flamants, Félix Pyat sono emblemi di “banlieue verticali”, dove lo Stato ha costruito alloggi sociali isolati, senza reali politiche di inclusione o sviluppo economico. Inoltre, la disoccupazione giovanile in alcune zone supera il 40%, creando condizioni favorevoli alla formazione di economie parallele (spaccio, traffico, contrabbando).
In questo modo l’urbanistica marsigliese ha riprodotto nel tempo la separazione centro-periferia, attribuendo funzioni sociali specifiche a ciascun territorio. Il centro storico, riqualificato e turistico, si contrappone ai quartieri nord (13°, 14°, 15° arrondissement), zone a forte densità migratoria, soggette a degrado infrastrutturale e ad abbandono istituzionale.
La teoria della “marginalità avanzata” di Loïc Wacquant è centrale per comprendere questo processo: la segregazione urbana non è solo materiale, ma anche simbolica, e genera condizioni di esclusione sociale sistemica.
Crimine, percezione e numeri di Marsiglia
Secondo Numbeo, Marsiglia presenta un Crime Index di circa 65 e un Safety Index intorno a 35, risultando tra le città europee percepite e categorizzate come più insicure nell’immaginario collettivo. Ma la questione non è solo di percezione: nel 2023 sono stati registrati 49 omicidi legati al narcotraffico, pari a un tasso di 5,5 ogni 100.000 abitanti, otto su dieci commessi con armi da fuoco. La maggior parte ha avuto luogo nei quartieri nord della città, in particolare tra il 13°, il 14° e il 15° arrondissement.
Queste zone, costruite negli anni ’60 come periferie operaie e poi riconvertite a insediamenti di edilizia popolare, sono oggi teatro di una marginalità strutturale. Non solo povertà economica, ma isolamento infrastrutturale, assenza di trasporti, scarsi servizi educativi e una totale carenza di progettualità pubblica.
Riappropriasi della propria agency…
A fronte di tutto ciò, la violenza che emerge in questi spazi non può essere letta esclusivamente come deriva criminale. Come ci insegna Loïc Wacquant, lo “urban outcast” non è solo il soggetto emarginato, ma il prodotto di politiche istituzionali che hanno alimentato la marginalità urbana. A Marsiglia, lo Stato è spesso percepito come assente nella costruzione di alternative concrete, o parassita nella misura in cui interviene solo con dispositivi repressivi, senza infrastrutture di cura.
In questo vuoto sistemico, il crimine si configura come performance sociale, una grammatica alternativa per farsi spazio, affermare un’identità, ottenere rispetto. Laddove non esistono canali ufficiali di mobilità sociale, la criminalità può diventare una forma di agency, un modo per riaffermare la propria esistenza e rivendicare una posizione di potere, anche temporanea, anche effimera.
Nei vuoti lasciati dalle istituzioni, si inseriscono forme di potere informale che si strutturano secondo logiche di clan, affiliazione e controllo territoriale. Le gang marsigliesi non sono entità disorganizzate: sono sistemi complessi di redistribuzione economica, sorveglianza locale e simbolizzazione del potere.
…quando lo Stato è assente o parassita
E’ possibile leggere l’attività criminale non solo come atto individuale, ma come strategia collettiva di sopravvivenza in contesti di vulnerabilità prolungata. I giovani coinvolti non agiscono fuori da un ordine sociale: ne incarnano uno alternativo, spesso più coerente di quello statale.
Seguendo la prospettiva di Philippe Bourgois e Nancy Scheper-Hughes, si può interpretare la violenza come modalità di riappropriazione del proprio senso di dignità nello stare al mondo. Non è solo strategia economica, ma gesto esistenziale: una risposta collettiva alla negazione sistemica, all’invisibilizzazione, alla stigmatizzazione.
Essere parte di una gang, nei quartieri nord, non è sempre una scelta deviante, ma spesso una delle poche vie disponibili per costruirsi un’identità, accedere a un reddito, ottenere riconoscimento. Questa agency deviante diventa così una forma di soggettività resiliente: il tentativo di riaffermare un “noi” laddove l’urbanistica e la politica hanno prodotto esclusione.
Marsiglia, Medellín, Napoli: geografie della marginalità
Il caso marsigliese richiama analogie importanti con altre città stigmatizzate dalla narrativa globale della violenza: Medellín e Napoli. In tutte e tre, la violenza urbana è stata interpretata come una degenerazione patologica; eppure, in ciascuna, essa racconta invece una storia più profonda di esclusione, adattamento e produzione culturale.
Come Medellín negli anni ’90 o la Napoli dei “baby boss”, Marsiglia mette in scena la tensione tra legalità statuale e legittimità sociale, tra visibilità mediatica e invisibilità strutturale. La violenza diventa linguaggio politico, estetica urbana, dispositivo di sopravvivenza. E in tutti e tre i contesti, la soluzione repressiva si è dimostrata non solo inefficace, ma spesso generatrice di nuove fratture.
Leggere la città, leggere la violenza
Marsiglia ci obbliga a ripensare i concetti classici di ordine, sicurezza e devianza. In una città dove lo Stato è intermittente, dove lo spazio pubblico è fratturato e dove le identità sono sospese tra colonialismo e gentrificazione, la violenza non è un accidente, ma un linguaggio sociale.
L’antropologia urbana, allora, non deve limitarsi a denunciare: deve ascoltare, tradurre, contestualizzare. Marsiglia non chiede soluzioni tecnocratiche, ma sguardi complessi. Perché capire la violenza non significa giustificarla, ma riconoscerla come parte di un ecosistema culturale, urbano e politico. Solo a partire da questo sguardo possiamo immaginare città più giuste, non solo più sicure.
Mayla Bottaro
Riferimenti
- Jensen, S., & Rodgers, D. (2025). Gangs, Drug Dealing, and Criminal Governance in Marseille, France. Aalborg University. Recuperato da: https://vbn.aau.dk/en/publications/gangs-drug-dealing-and-criminal-governance-in-marseille-france
- Ricciardi, A. (2023). Contemporary Youth Culture at the Margins of Marseille and Milan. Universitat Pompeu Fabra. Recuperato da: https://repositori.upf.edu/bitstreams/ef3823bf-ccaf-46a1-bb51-bf2cf39cc5cf/download
- Financial Times. (2024). Knives and Kalashnikovs: Marseille’s drug violence crisis. https://www.ft.com/content/11c65285-57dd-49f6-aaeb-82cd94221936
- The Guardian. (2024). Marseille drug wars in spotlight again after boy, 14, hired as hitman. https://www.theguardian.com/world/2024/oct/06/marseille-drug-wars-in-spotlight-again-after-boy-14-hired-as-hitman-in-revenge-killing
- Le Monde. (2024). A deadly summer in Marseille: Drug war takes its toll. https://www.lemonde.fr/en/france/article/2024/08/25/after-police-operations-destabilize-drug-dealers-in-france-a-deadly-summer_6721515_7.html



































