La religione è stata uno dei fenomeni sociali maggiormente studiati dalla sociologia e non c’è da stupirsi dato che per migliaia di anni ha influenzato la vita degli esseri umani, e nonostante l’avvento della secolarizzazione, essa continua ad avere un ruolo importante nelle società. Vi sono, tra i tanti studiosi che hanno cercato di analizzare il fenomeno religioso, tre sociologi le cui teorie meritano di essere approfondite.

Marx: l’oppio dei popoli

Karl Marx fu uno di questi, anche se non condusse lui direttamente uno studio sulle religioni ma trasse ispirazione dal filosofo Ludwig Feuerbach, il quale scrisse un’opera dal titolo “L’essenza del cristianesimo”. Secondo il filosofo, la religione è un insieme di valori e idee costruite dagli esseri umani per cercare di darsi una spiegazione a tutto ciò che non comprendono, in primis la loro esistenza. Secondo Feuerbach, gli esseri umani considerano i valori religiosi come il prodotto di forze estranee a loro stessi, e questo ha creato una sorta di alienazione e un imprigionamento all’interno di credenze e norme non profondamente comprese. Marx, prendendo spunto da questo concetto, sostiene attraverso una sua famosa dichiarazione per cui la religione è “l’oppio dei popoli”, che essa contiene un forte elemento ideologico, ovvero che i valori religiosi servono per giustificare le disuguaglianze e le disparità presenti nella società e portano i più deboli ad accettare senza ribellarsi la loro condizione di povertà e di ingiustizia.

Durkheim: tra sacro e profano

Un altro sociologo le cui riflessioni sulla religione meritano di essere riportate è Émile Durkheim il quale, invece, dedicò gran parte della sua carriera a questo tema. Il sociologo francese, a differenza di altri, si concentrò maggiormente sui riti religiosi delle società tradizionali, come il suo lavoro “Le forme elementari della vita religiosa” ci suggerisce. In quest’opera Durkheim fa una netta distinzione tra sacro e profano facendo riferimento al totem, oggetto religioso utilizzato da molte tribù. Perché esso è considerato sacro? Durkheim giunse alla conclusione che un oggetto è sacro perché rappresenta i valori di una comunità. Non è intrinsecamente divino quindi, ma lo è in quanto rappresentante dei valori fondamentali di un gruppo sociale. La religione, inoltre, prevede una serie di riti scanditi in modo preciso che svolgono, secondo il sociologo, una funzione sociale fondamentale, quella di rafforzare il senso di comunità.

Weber: lo spirito del capitalismo

Il terzo sociologo utile da analizzare per comprendere meglio in che modo una parte della sociologia si è approcciata al fenomeno della religione è Max Weber, il quale nella sua opera “L’etica protestante e lo spirito del capitalismo” descrive l’influenza del cristianesimo sull’Occidente. Secondo il sociologo, il cristianesimo era considerata una religione di “salvezza”, in quanto incentrata sull’idea che l’uomo si fosse “salvato” solo se fedele e rispettoso dei valori di cui essa era fondata. In particolare, egli sostiene che il protestantesimo fu all’origine del capitalismo e che i primi imprenditori furono per la maggior parte calvinisti. Coloro che diffondevano il protestantesimo erano convinti che l’unico modo che aveva l’uomo per salvarsi fosse quello di produrre, guadagnare e risparmiare: il loro successo economico/materiale, infatti, influenzava il loro destino.

Due elementi importanti che accomunano i tre sociologi sulle considerazioni raggiunte sulla religione, che essa stia dietro ad un’ideologia, che sia un fondamentale collante per la società o che stia alla base della nascita del capitalismo, è la convinzione che essa sia frutto di una costruzione sociale e che fin dai tempi è riuscita ad influenzare i popoli. Tuttavia, come Durkheim stesso sottolineò, il processo di secolarizzazione iniziato nel XIX secolo ha portato la religione ad avere un ruolo meno centrale nella vita delle persone. La scienza, inoltre, ha sostituito molte risposte a quelle domande sull’esistenza che tormentano gli esseri umani fin dall’antichità.

Giulia Borsetto

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Giulia Borsetto

Chi è il sociologo? È colui che va alla partita di calcio per guardare gli spettatori”. Dott.ssa in Sociologia e Ricerca Sociale, mi appassiona lo studio e l’analisi della società. Amo leggere, scrivere e fare sport.