Industrialismo, progresso scientifico e progresso tecnologico sono stati caratteri distintivi del passaggio tra il XIX e il XX secolo. Un processo d’inarrestabile portata, che coincise e alimentò un viscerale e schietto senso di fiducia nella scienza in generale; capace di servire e stupire, svelando quell’arcaico mystèrion che da sempre era stato la vita e la natura, finanche garantire un futuro certo e di indiscussa fruibilità, in forza del consolidarsi, apparentemente esponenziale, dell’economia e della produttività. Un processo, questo, marcato da un celato bifrontismo.

Disincanto: prime fasi

Se è vero infatti che la modernizzazione portata dall’industrialismo è stata in grado di offrire un’innegabile miglioria per l’uomo e la qualità della vita, dotandolo di strumenti fino a poco tempo prima impensabili; è altresì causa e principio di accorate conseguenze, quali la perdita di libertà e una crescente povertà diffusa.

Fu proprio in questo periodo di mutamento che la scienza sociale si manifestò affermandosi, partorita dalle osservazioni e dalle proposte di crisi e scelta teorizzate da Karl Marx, Émile Durkheim e Max Weber; concretizzando di fatto, con scelte di metodo ed epistemologiche la sociologia come la scienza sociale che studia i fenomeni della società umana, indagando i loro effetti e le loro cause, in rapporto con l’individuo e il gruppo sociale di riferimento.

In questo contesto Max Weber sviscera con precisione chirurgica la condizione dell’uomo nella società capitalista: una gabbia d’acciaio[i], in cui la ragione formale o strumentale prevale sul fine dell’agire, coincidendo con un mero e unico interesse per i mezzi utili ad assolvere lo scopo.

In questa inarrestabile caduta di miti e credenze della società industrializzata, in cui la scienza si presenta come metodo unico di verità e sapienza, dove la tecnologia è feticcio ultimo per raggiungere il benessere sociale, Weber coglie l’affermarsi di una razionalità formale che privilegia i mezzi utili più che i valori ultimi.

Disincanto: la ragione diviene irrazionale

Il processo di modernizzazione opera un’insidiosa razionalizzazione intellettuale che Weber intende come dominio della ragione strumentale o soggettiva, offrendo spunti di riflessione che saranno ripresi qualche anno più tardi da uno dei maggiori esponenti della scuola di Francoforte, Max Horkheimer che ne l’Eclisse della ragione delinea le differenze sostanziali e strutturali di una società permeata dai caratteri della ragione soggettiva, dove i fini devono rispondere all’interesse del soggetto per l’auto-conservazione e al loro raggiungimento ad ogni costo, in opposizione alla ragione oggettiva al cui raggiungimento dei fini sono affiancati valori e mete ideali.

Per Horkheimer, inoltre, al culmine del processo di razionalizzazione la ragione diviene irrazionale, poiché il Sé, da conservare, ha perso qualsiasi contenuto. L’uomo contemporaneo e razionalizzato ha di fronte a sé molteplici possibilità, ma le sue aspettative concrete sono limitate, poiché divenuto e reso incapace di fruire a pieno delle sue funzionalità intellettivo-cognitive, che vengono invece assorbite e assolte dalle grandi potenze economico-sociali.[ii]

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Secondo Weber, inoltre, la crescente intellettualizzazione e razionalizzazione porta inevitabilmente l’uomo e la società ad uno stato di disincanto del mondo[iii]. Non occorre più ricorrere a rituali per dominare spiriti e ombre come fa il selvaggio, il non occidentale, escluso da questo processo di modernizzazione per il quale esiste ancora l’ignoto; a ciò infatti sopperiscono i mezzi tecnici, andando in soccorso all’uomo modernizzato con il calcolo razionale figlio della dottrina illuminista. Dopo il declino di santoni e negromanti, quindi, in quest’ottica di ragione soggettiva e strumentale, l’uomo modernizzato non deve più interrogarsi sulle motivazioni del suo agire, scevro da ogni precetto o timore arcaico e metafisico.

Modernizzazione e razionalizzazione

L’uomo industrializzato è mosso da Gesinnungsethik[iv], un’etica assoluta, di chi opera solo seguendo principi ritenuti giusti in sé, indipendentemente dalle loro conseguenze; inumando di fatto nel profondo della coscienza la Verantwortungsethik[v], l’etica della responsabilità, delle conseguenze, delle scelte e dei comportamenti messi in atto.

All’accresciuta disponibilità dei mezzi corrisponde quindi l’eclissi dei fini dell’agire sociale, dando vita ad una de-responsabilità del singolo verso il bene comune; il cui frutto dell’atteggiamento assunto è chiaramente visibile nella società degli uomini del XXI secolo.

Modernizzazione e razionalizzazione hanno portato dunque l’uomo occidentale in uno stato di profondo disincanto, poiché, seppur in grado di far vacillare le antiche narrazioni con l’esasperazione della ragione e del calcolo, la scienza e la tecnologia non sono riuscite a riempire quel vuoto esistenziale di cui sono state fautrici, dimostrandosi incapaci di dare un senso morale, filosofico e sociale all’essere umano. 

DONATO SERGI


Bibliografia

[i] max-weber-il-metodo-delle-scienze-storico-sociali-einaudi, cit., p. 185.
[ii] M. Horkheimer, Eclisse della ragione, Einaudi, Torino 2000.
[iii] Max Weber, Wissenschaft als Beruf, München und Leipzig, Verlag von Duncker & Humblot, 1918.
[iv] Max Weber: Politik als Beruf (Vortragsmitschrift mit Nachwort von Ralf Dahrendorf). Reclam, Stuttgart, 1992.
[v] Ibid.

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