Quello di Federica Cacciola potrebbe definirsi un esperimento sociale, se si pensa che sfruttando la sua esperienza teatrale, recentemente emersa, la giovane siciliana nel 2014 crea “Martina Dell’Ombra de Broggi de Sassi“, una svampita tuttologa del web che dal suo canale YouTube dispensa frasi d’effetto che sembrano opinioni talmente paradossali da apparire reali.

Chi è Federica Cacciola?

Martina Dell'Ombra, alias Federica CacciolaReali e paradossali, se rapportati ad un background costruito ad arte per garantirle una credibilità tutta da discutere: il suo personaggio divenuto persona è cresciuto in compagnia dei domestici e della baby sitter. Ha studiato Public relations all’Università telematica Unitelma Sapienza di Milano e si divide tra aperitivi e shopping spargendo a macchia d’olio pareri superficiali ma impattanti che attirano insieme ai followers, critiche talvolta offensive. La ragazza tira in ballo i clandestini (“Ho creato la linea Immigration by Vuitton perché si sentano come noi”), i diritti (“Serve l’iPhone di cittadinanza“), gli animali (“Uccideteli pure, però lasciate stare quelli famosi“) e il lavoro (“Se una ragazza non lo trova è perché non frequenta i posti giusti”). Additata come una delle tante “oche” a cui i social networks hanno dato il diritto di esprimersi, la Cacciola dimostra quanto il pubblico nostrano sia talmente abituato ad affidarsi al web da credere al più costruito dei suoi “prodotti” osannandolo e distruggendolo in pochi click.

Modelli sociali

Fake, il romanzo satirico di Martina Dell'OmbraFederica è in realtà un’attrice con alle spalle un percorso in “Linguaggi dei media” all’Università Cattolica di Milano che, dopo aver trasformato Martina in un fenomeno virale, l’ha resa protagonista di un romanzo satirico “Fake. Una storia vera”. Se la verità fattuale esiste e non è pienamente accessibile, tutto si gioca sul piano della credibilità che nel mondo delle nuove tecnologie può essere frutto di abile costruzione, senza che vi sia, anche per lungo tempo, alcun dubbio sulla sua autenticità. Un abbigliamento eccentrico da “pariolina”, l’inflessione da giovane ricca che non si sa se “ci è o ci fa”. Nella sua estremizzazione, Martina appare lo specchio di una società in cui è semplice portare se stessi e diventare beffa o modello sociale costruendo opinione e concedendole terreno di esposizione. Un monologo teatrale diviene verità a riprova che oggi molto più di ciò che si dice è importante come lo si dice.

Essere e apparire

Il linguaggio che va oltre la parola, la caricatura di stereotipi sulla figura femminile inserita nella dimensione politica hanno reso Martina il personaggio forse meglio riuscito di Federica, la cui creatura incarna perfettamente la fake news. Tutto il seguito registrato dai suoi video e perfino il giudizio social a cui la ragazza si è sottoposta consapevolmente dimostrano quanto labile sia il confine tra l’essere e l’apparire, tra il dire la verità e costruire una verità. Questa case-history si incastra perfettamente nel dilemma quanto mai contemporaneo che riguarda il controllo dell’informazione sul web considerato che tutti attraverso una webcam possono diventare divulgatori di qualsiasi tipo di contenuto. Federica Cacciola ci invita dunque a riflettere, in modo diretto e divertente, su quali siano i risvolti di una verità che verità non è ma ne assume le fattezze in tutte le sue manifestazioni ed è dunque possibile lo diventi realmente. Non si tratta solo di fronteggiare la viralità di alcuni contenuti ma di essere preparati al loro modo di incidere sulla formazione della nostra opinione.

Come viene comunicata una notizia

Lotta alle fake newsL’utilizzo incondizionato della rete può solo amplificare la sensazione di essere immersi in un mare di conoscenza senza avere prima imparato a nuotare. Anche qualora una notizia fosse del tutto falsa, se il comunicatore riesce a trasmettere l’idea di integrità, simpatia, spontaneità e indipendenza, risulterà comunque una fonte attendibile, almeno ad un primo esame. Vale la pena ricordare che la comunicazione si avvale di feedback: ciò significa che quanto comunicato avrà la stessa valenza di quanto recepito, sebbene non sempre il messaggio giunga nelle modalità auspicate. A fare uso delle piattaforme sociali sono soprattutto le giovani generazioni, il cui patrimonio culturale è in aperta formazione, perciò dovrà assimilare non solo la verità ma anche la bugia per saper discernere la natura di una e dell’altra. In questo senso i modelli offerti dai social media possono risultare stimolanti e pericolosi, nella misura in cui sappiano identificare ciò che un giovane aspira a diventare e quello rispetto al quale vuole diversificarsi.

Cos’è la verità?

Nel suo capolavoro “Uno, nessuno e centomila”, Luigi Pirandello ci ricorda che il nostro discorso con e sulla verità resta costantemente aperto:

La facoltà d’illuderci che la realtà d’oggi sia la sola vera, se da un canto ci sostiene, dall’altro ci precipita in un vuoto senza fine, perché la realtà d’oggi è destinata a scoprire l’illusione domani. E la vita non conclude. Non può concludere. Se domani conclude, è finita“.

In qualità di maestro di teatro e ben prima di Federica Cacciola, il grande autore siciliano ci pone di fronte all’evidenza per cui finché c’è vita c’è verità. Quel che oggi risulta inequivocabile, domani potrà essere rivisto ad eccezione di alcuni pilastri perlopiù tecnico-scientifici, che neppure a volte ne sono immuni. Tutto il resto delle nostre affermazioni è oggetto di continua rivalutazione, che un po’ è il sale di questa nostra vita sempre divisa tra scena e retroscena. Quando poi i ruoli si invertono e la realtà del “dietro le quinte” si fa strada sotto i riflettori, magari in forma di pettegolezzo o di notizia non esattamente verificata, la verità conferma il suo fascino multiforme.

La verità al tempo della modernità liquida

Oggi, il giornalismo e il concetto di informazione si sono trovati di fronte ad un bivio: dire la verità o preferire il favore del pubblico? Spesso l’attrattività della notizia sacrifica la sua attendibilità, che non giustifica però la mancanza di responsabilità nel verificare le fonti da parte di chi diffonde la notizia e da parte di chi ne fruisce. Si ritorna così al punto di partenza: la credibilità che sia corroborata o meno da una solida base fattuale sospinta dalla forza di un network produce verità. Verità che al tempo della modernità liquida cosi come la definisce il sociologo Bauman, in quanto priva di punti di riferimento, corrisponde molto più che al fatto come dato reale, ad una sua interpretazione che divenendo virale ne genera altre, il cui flusso, il cui impatto e le cui conseguenze non risultano semplici da controllare.

Roberta Cricelli

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