Musica e società. Connubio perfetto che può essere analizzato da un punto di vista sociologico partendo da una semplice domanda: la musica è in grado di influenzare l’organizzazione sociale o, viceversa, l’organizzazione sociale determina forme, contenuti e strumenti dell’esperienza musicale?

Gli studi sulla musica come fenomeno di massa e non più legato ai ceti aristocratici e borghesi, si sono intensificati molto di più a partire dal ‘900. Georg Simmel evidenzia da un lato la socialità dell’esperienza dell’ascolto, capace di “sintonizzare” molte persone sullo stesso brano e dall’altro, come la musica esprima sotto diversi aspetti gli elementi costituitivi di una comunità.

Il sociologo tedesco Georg Simmel
Il sociologo tedesco Georg Simmel

In questo periodo possiamo asserire che la musica abbia fatto da “collante” sociale. L’espressione degli elementi costitutivi di una comunità all’interno del contesto sociale è identificabile anche a colpi di like. Con il massiccio utilizzo dei canali social nell’era del covid-19 molti, attraverso la musica, hanno cercato di comunicare quanto più possibile parole, pensieri e sensazioni.

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Gli studi di Schutz

Facendo riferimento agli studi di Alfred Schutz, egli sviluppa le sue considerazioni sociologiche a partire da posizioni fenomenologiche. Cogliendo soprattutto la dimensione temporale dell’oggetto musicale identifica due livelli comunicativi nell’esperienza dell’esecuzione. Il primo riguarda il solo interprete. Ogni esecuzione è guidata da forme di precomprensione del brano determinate da insegnamenti ricevuti, dagli ascolti fatti, dalle esecuzioni, dal periodo storico in cui vive. Una precomprensione socialmente derivata e socialmente approvata, che consente al musicista di adeguare la propria esecuzione particolare a dei tipi ideali di genere.

Per descrivere il secondo livello di comunicazione dell’esperienza musicale, Schutz prende in esame la situazione del concerto. Rileva come la natura temporale della musica, ovvero l’esecuzione, consenta all’interprete di ricostruire il flusso interno di coscienza del compositore e renderne partecipe l’ascoltatore. La musica agisce come forza sincronizzante delle singole durate dei partecipanti al concerto, fa sì che essi invecchino insieme, cioè condividano il medesimo tempo. Si instaura quindi una relazione di simultaneità tra esecutore e ascoltatore e di quasi-simultaneità tra ascoltatore e autore. La musica consente di stabilire una relazione intersoggettiva che, estranea al linguaggio, possiede tutte le caratteristiche della relazione di mutua sintonia, una situazione di condivisione pre-comunicativa. Secondo Schutz si può dimostrare che ogni forma di comunicazione è derivata da questa interazione sociale esemplare.

Un progetto musicale via web

Partendo dagli studi di questi due grandi autori, abbiamo rivisto molte sfaccettature di pensiero imbattendoci nel video musicale “A libertà é n’abbracc”. In pochi giorni dalla sua nascita, ha ottenuto la condivisione di un pubblico virtuale senza precedenti. Il testo della canzone rispecchia, in maniera semplice, nitida ma forte, la condizione psicologica e sociale di molti soggetti.

Abbiamo avuto il piacere di intervistare i fautori di questo brano. E’ stato interessante capire come attraverso la musica “il pubblico” si sia identificato nella società come “gruppo” che condivide gli stessi pensieri, soprattutto in un momento difficile quale quello odierno. Vediamo insieme a loro quale è stata la spinta di libertà attraverso la musica. Abbiamo intervistato il musicista e cantautore maestro DOGALI Daniele, il pediatra dott. PICCOLO Stefano e CUPITO Michele, attore teatrale e responsabile di una compagnia teatrale.

L’intervista

Come è nata questa idea di speranza e soprattutto cosa ha unito tre professioni diverse nella realizzazione di questo progetto?”

M.C. “L’idea di speranza è nata perchè guardandoci e guardando quanto ci circonda ho capito che si ha bisogno di sperare in qualcosa di positivo. Ci ha unito l’amicizia e la voglia di condividere.
I bambini più di tutti hanno bisogno di abbracciarsi. E’ il loro primo di modo di comunicare è una necessità che hanno a mio parere. Il messaggio è quello che l’unica via d’uscita è il vaccino. È stato divertente confrontarci a distanza , rispettando le idee dell’altro e cercando di imparare qualcosa di nuovo.”

S.P. “L’ idea è stata costruita da menti fantasiose.
Sono volontario di un gruppo Facebook #Terapiadomiciliarecovid19 e seguo attualmente 35 bambini pazienti covid ed ognuno di loro mi parlava dell’isolamento che questa pandemia ha creato. […] mi ponevo la domanda come rallegrare questi genitori preoccupati e cosa avrei potuto fare per dare una speranze.
Comincio a scrivere che l’unica speranza è il vaccino e di come eravamo stanchi .
Mentre scrivevo mi chiama Michele Cupito un attore comico appassionato del teatro , dei sorrisi e degli ambulatori teatrali per bambini […]
Arriva mio figlio che mi fa sentire musica rap concius. […]
[…] Sentiti Michele e Daniele si pensa di fare prevenzione e di divertirsi.
Così è successo coinvolgendo circa 40 ragazzi entusiasti e bravissimi.
Ci siamo “visti” e “rivisti” abbiamo coinvolto poi Nike Bound  per la sincronizzazione del testo e Susy Piccolo per il video.”

D.D. “Ho 42 anni e sono 30 che faccio musica, vivo di musica e credo che la musica vada sempre condivisa con altre forme, che possa essere teatro, sport, cultura e, perchè no, metterla a “disposizione” della scienza.
Collaborare è stato sempre il mio motto.
Ecco perché ho deciso di unirmi a questa idea, e siccome credo molto nelle persone che si divertono con il proprio lavoro ho deciso che Michele Cupito e il dottore Piccolo erano le persone giuste per dare un ulteriore conferma al mio lavoro.”

Ad un anno di distanza dal primo caso Covid in Italia, come crede, dott. Piccolo, che le famiglie stiano affrontando questa situazione ancora di incertezza con i loro bambini?

S.P. “Le famiglie sono stanche e non hanno più energie psicologiche. Tanti genitori usano psicofarmaci , bambini con alopecia e dipendenza da tv e cellulari. Immaginate un bimbo piccolo che piange a scuola con un insegnante con mascherina, visiera e impaurita che tipo di empatia può avere? Un bambino ha bisogno di essere abbracciato, di veder sorridere, di piangere, pasticciare.
Questo tempo così strano porterà delle grandi cicatrici ai bambini ed è per questo che chiedo ad ogni genitore di sorridere, di giocare e di spegnere la tv.”

Quanto la musica, in questo caso, può essere un mezzo potente di comunicazione e sensibilizzazione?”

S.P. “A mio parere, guardando come i ragazzi dell’accademia di Daniele Dogali e dei piccoli attori di Michele Cupido, avevano gli occhi “spalancati” e come si sono divertiti a fare questo pezzo musicale credo che l’arte è la strada per impegnare il loro tempo in modo costruttivo.”

D.D. “Io ho rinunciato a diventare avvocato per seguire il mio sogno. Quello di vivere di musica.
La musica è e sarà per sempre un toccasana per la mente e per l’anima.
[…] In questo periodo è stato per i giovani un’ancora di salvezza, un punto di riferimento, ed io per loro non sono più stato il maestro ma un amico, un papà, un confidente, “psicologo”. Le lezioni tenute a distanza si sono trasformate in vere e propri momenti di sfogo e l’unica “terapia” era la musica. Molti di loro mi ringraziano.”

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La realizzazione del video e la scrittura del testo vi ha tenuto distanti ma allo stesso tempo siete riusciti a realizzare il vostro progetto. E’ stato difficile conciliare il tutto considerando le restrizioni del periodo?

S.P. “Si è stato difficile ma divertente perchè ho lavorato con persone fantastiche.”

D.D “La realizzazione del video e la scrittura del testo della canzone ci ha tenuto distanti, per noi adulti anche se è stato difficile, la difficoltà più grande è stata con i bambini e i ragazzi perchè erano abituati ad interagire. Per un musicista condividere la musica dal vivo è importante e averlo fatto in questo modo, pur avendo portato ad un risultato fantastico, è stato diverso. Non ha lo stesso effetto. La musica, per quanto possa essere condivisa attraverso i social, ha bisogno di essere fatta dal vivo e sono certo che appena si potrà i giovani riprenderanno in mano questa arte perchè anche loro si sono resi conto di quanto essa faccia parte integrante della vita”.

Quanto, soprattutto i bambini, hanno bisogno di tornare ad abbracciare ed abbracciarsi come cantate nella vostra canzone?

D.D. “Fosse per me anche subito. Ai miei allievi, quando mi chiedono di tornare in accademia,, spiego che dobbiamo continuare a rispettare le regole e che presto si ritornerà alla normalità. Potranno ritornare ad abbracciarsi. Proprio da questo è nato il progetto musicale di cui siamo fieri.

S.P. “I bambini hanno bisogno di riprendere in mano la loro vita, di sorridere, abbracciarsi, di essere spensierati perchè, come già ho ribadito prima, questi sono anni importanti per loro e aver visto come 40 ragazzini erano entusiasti in questo progetto mi ha fatto capire quanto hanno bisogno di ritornare alla vita normale.”

Per ultimo, ma non perchè meno importante, qual è il messaggio che volete trasmettere?

S.P. “Ovviamente il messaggio è quello di spronare le persone a vaccinarsi, un messaggio che possa portare sorrisi anche se tutto intorno sembra brutto. Immagino il prossimo futuro con un mondo più pulito, più gioioso e più vero. Aggiungerei un mondo più umano.”

D.D. “Per tornare “a vivere e pazzià“, come cantiamo, c’è bisogno di ritornare alla normalità e questa normalità possiamo riaverla solo continuando a rispettare le regole e a scegliere di vaccinarci.”

M.C. “L’unica via d’uscita è il vaccino.”

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L’emergenza sanitaria che ormai da un anno stiamo vivendo sta mettendo a nudo le fragilità personali e collettive, sociali ed economiche, politiche ed istituzionali.

Concludiamo con le parole di Franco Fragolino, consigliere provinciale ACLI COMO che ci hanno ulteriormente aiutato a riflettere: “Sfruttiamo questa occasione per essere migliori, è l’occasione per capire che il diverso vive accanto a noi e ha le nostre stesse paure e corre i nostri stessi rischi. Per dedicarsi a costruire e arricchire legami che ci rendono persone. Per recuperare il senso del limite, della nostra vulnerabilità come un valore. E con essa la capacità di contare sulle nostre forze, che sono enormi soprattutto se impariamo a cooperare, a guardare ai problemi dell’altro come ai nostri.”

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