Quando nell’aprile del 2022 i Talebani annunciano la proibizione della coltivazione del papavero da oppio, pochi in Europa si sono resi conto che quella decisione avrebbe avuto conseguenze dirette anche sulle nostre strade, nei centri di riduzione del danno e nelle comunità più marginali. L’Afghanistan, da solo, prima del 2022 produceva oltre l’ottanta per cento dell’oppio mondiale. Nel giro di un anno, secondo l’UNODC, la superficie coltivata si è ridotta del 95%, il prezzo dell’eroina è salito, la purezza è scesa, e nel vuoto di mercato lasciato da quella materia prima è entrato qualcosa di più subdolo e sconosciuto: i nitazeni, una famiglia di oppioidi sintetici migliaia di volte più potenti della morfina, prodotti in laboratorio e spesso introdotti nel mercato sotto mentite spoglie.
I nitazeni sono stati sviluppati originariamente negli anni ’50 come potenziali antidolorifici ma mai commercializzati per uso medico a causa della loro tossicità elevata e del forte rischio di dipendenza e overdose.
I primi effetti sul mercato
L’effetto dell’introduzione di queste sostanze nel mercato è stato una mutazione silenziosa: non un’esplosione come accaduto negli Stati Uniti con il fentanyl, ma un’infiltrazione lenta e quasi invisibile, che ha modificato i rituali, i rischi e i significati sociali che ruotano intorno al consumo. Nel 2019 sono comparsi i primi campioni di queste materie prime in Polonia e nel giro di pochi anni l’Agenzia europea per le droghe (EUDA) ne ha identificati oltre venti varianti in circolazione: nel 2023 le polveri sequestrate sono triplicate. In Estonia, Lettonia, Irlanda e Regno Unito ad oggi si registrano decine di morti in cui i nitazeni sono l’ingrediente invisibile di una dose di eroina adulterata o di una pillola ansiolitica contraffatta.
Nitazeni: la sostanza che tradisce
Un tratto distintivo dell’assunzione di queste sostante, infatti, è la non completa intenzionalità del consumo: molti utenti non cercano i nitazeni, ma li incontrano quasi “per caso”, in quanto l’assunzione avviene spesso in modo accidentale, attraverso l’utilizzo di una sostanza che le persone credono di conoscere, come ad esempio l’eroina. Il sapere collettivo costruito nel tempo con i suoi significati condivisi attorno all’uso di eroina, con le sue regole empiriche, i suoi codici di prudenza e i suoi rituali di controllo che servono a rendere il rischio comprensibile e gestibile dai consumatori, a causa dell’entrata dei nitazeni nel mercato è stato compromesso.
L’effetto è quello di un nuovo vuoto cognitivo: le categorie con cui i consumatori interpretano l’esperienza di consumo degli oppioidi non bastano più, in parole povere non si sa quanto “tagliare”, come riconoscere la sostanza, o come reagisce il proprio corpo ad essa.
L’economia del rischio dei nitazeni
Dietro questo stravolgimento si muove un processo economico globale: il crollo della produzione di oppio in Afghanistan ha messo in crisi un’economia agricola e un sistema di traffici che, paradossalmente, erano stabili e “conosciuti” in quanto il papavero che richiedeva campi, stagioni, trasporto e raffinazione, era un mercato pesante, ma relativamente trasparente. I nitazeni, invece, sono leggeri: possono essere prodotti in piccoli laboratori chimici, spesso in Asia, e spediti in Europa per posta e pochi grammi bastano a produrre migliaia di dosi.
Per i trafficanti, significa profitti enormi e rischio minimo mentre per i consumatori, una incertezza letale. Questa smaterializzazione del mercato ha trasformato anche le relazioni che lo sostengono: oggi la sostanza può provenire da catene impersonali, digitali, irrintracciabili e il consumo diventa un atto isolato, privato: si consuma da soli, spesso a casa, senza test, senza rete.
Corpi marginali e nuove vulnerabilità
Questo fenomeno recente colpisce soprattutto chi era già fragile: persone che usavano eroina da anni, soggetti in povertà estrema, chi vive in strada o in case occupate, chi ha una salute mentale compromessa, ma accanto a loro c’è una nuova categoria di consumatori inconsapevoli, spesso giovani, che acquistano online pillole apparentemente farmaceutiche – oxycodone, diazepam, xanax- senza sapere che contengono nitazeni.
Il risultato è un aumento silenzioso delle overdose, spesso non riconosciute come tali perché i test tossicologici non rilevano ancora questi composti.

Nuove culture del consumo e sapere dal basso
Di fronte a tutto ciò, in molte città europee – da Glasgow a Tallinn, da Dublino a Milano – stanno emergendo pratiche comunitarie di autodifesa dal basso, ad esempio i consumatori che testano piccole quantità prima di consumare una dose intera, oppure reti di mutuo controllo, o gruppi che si passano informazioni su quali lotti sono più nocivi.
In alcuni centri di riduzione del danno, operatori e utenti hanno iniziato a usare strisce per test nitazeni, e benché non sempre sono affidabili, sono forme di “sapere dal basso”, una micro-politica della sopravvivenza che ricorda la cultura dell’HIV negli anni Ottanta: informarsi, condividere, e proteggersi a vicenda.
Nitazeni: un consumo ai margini
Questo sapere, però, ad oggi resta confinato ai margini. I corpi dipendenti oggi sono spesso anonimi, senza famiglia, senza storia mediatica. Da un punto di vista antropologico quello della diffusione di nitazeni non è solo un fenomeno pericoloso, bensì un fenomeno di invisibilità sociale. I nitazeni richiedono un salto di consapevolezza collettivo, perché non si tratta semplicemente di una “nuova droga” immessa nel mercato europeo, bensì di una nuova condizione del rischio per tutte le classi sociali.
Durante gli anni Duemila, con la diffusione dei programmi di metadone e dei servizi a bassa soglia, l’uso di eroina aveva trovato uno spazio di riconoscimento, se non di accettazione, mentre oggi le morti per nitazeni non fanno notizia, non perché siano rare, ma perché i decessi non hanno ancora volto, appartenenti a classi popolari, meno agiate e, troppo spesso, ignorate.
Mayla Bottaro
Riferimenti
- https://www.euda.europa.eu/publications/eu-drug-markets/new-psychoactive-substances/distribution-and-supply/new-opioids_en (EUDA)
- https://www.euda.europa.eu/publications/european-drug-report/2024_en (EUDA)
- https://www.euda.europa.eu/publications/eu-drug-markets/heroin-and-other-opioids/production_en (EUDA)
- https://www.unodc.org/documents/crop-monitoring/Afghanistan/Afghanistan_opium_survey_2023.pdf (UNODC)
- https://www.unodc.org/LSS/Announcement/Details/cbec8f4c-73aa-49ee-9e2b-75620af8a910 (UNODC)
- https://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/WDR_2025/WDR25_B1_Key_findings.pdf (UNODC)
- https://www.thelancet.com/journals/lanpub/article/PIIS2468-2667%2824%2900024-0/fulltext (The Lancet)
- https://globalinitiative.net/wp-content/uploads/2024/12/Observatory-of-Organized-Crime-in-Europe-European-Drug-Trends-Monitor-Issue-1-GI-TOC-December-2024.v4.pdf (Global Initiative)
- https://correlation-net.org/2025/03/31/nitazenes-in-europe-how-should-we-prepare/ (correlation-net.org)


































