“Il mondo è pieno di hater e già lo sai, sorridi in foto, così li confonderai!”. Sono le parole di uno degli ultimi tormentoni estivi. Recentemente ho letto commenti inopportuni ed offensivi rivolti ad alcuni articoli di Sociologicamente. Non siamo né i primi, né gli ultimi ad essere attaccati, allora scrivo. Lungi da me vittimismo o entrare nel campo della politica. Questo non è un contributo moralizzatore; purtroppo, non riuscirò a cambiare certi aspetti della società, però posso esprimermi.

Questione di punti di vista

Un articolo riporta un punto di vista opinabile con cui si può essere concordi o disaccordi. È una scelta di prospettive, fonti, termini. I commenti fuori luogo sono sterili. Dietro ogni scritto, c’è una persona. Leggo una ragazza e percepisco il suo impegno capillare; leggo ancora tutta la passione di un’altra giovane nel raccontare; colgo l’ironia di un altro elaborato in cui l’autore vuole alleggerire e rendere comprensibile a tutti un tema (Ops! Sono entrata nel campo della soggettività, chiedo venia). Potrei riportare molteplici esempi. Non capisco cosa scateni l’odio virtuale. Pare che ci si senta autorizzati a gettare fango su tutto. L’espressione di aggressività e sgarbatezza quando s’interagisce con altri utenti su Internet è definita “flaming“, letteralmente fiammeggiante, bruciante (è pure il titolo di una canzone dei Pink Floyd). Come ci si comporta dinnanzi ad un messaggio offensivo? C’è chi risponde a tono, chi placa gli animi, chi lo ignora, chi ride e chi s’indispettisce. Esiste chi è in grado di affrontare o sorvolare e chi proprio non lo sopporta. Fino ai casi estremi di suicidio. Immagino, in seguito a tale affermazione, un esercito virtuale pronto a scatenare l’inferno come Massimo Decimo Meridio ne “Il Gladiatore“. Sì, esistono casi di cyberbullismo che hanno provocato suicidi. E lo sottolineo. Certo non è il caso di Sociologicamente, ma riporto questo esempio estremo per evidenziare quanto possano essere deleterie le parole e come tutti ci siamo lasciati sopraffare dalla virtualità. Che tanto virtuale non è, viste le connessioni e le conseguenze reali.

Potere della comunicazione

Premetto che le critiche costruttive sono positive. Non sei d’accordo? Allora motiva, spiega in cosa la pensi diversamente. Argomenta. Non insultarmi gratuitamente. Lo scontro, se non fine a se stesso, può aprire orizzonti ed infondere spunti creativi. Il tuo pensiero diverso od opposto al mio può indurmi a riflettere, a riconsiderare la situazione, ad approfondire altre tematiche. Non è una gara a chi è più titolato, a chi ne sa di più, a chi giudica in maniera più spietata, a chi ce l’ha sociologicamente e socialmente più lungo. Siamo ragazzi e ragazze, giovani uomini e donne provenienti da tutte le parti d’Italia, con la passione per sociologia, fenomeni sociali e scrittura. Nessuno pretende d’insegnare, ma semplicemente di esplicitare un punto di vista. Il potere della comunicazione. Il linguaggio dev’essere semplice, efficace, non è il male assoluto utilizzare battute, proverbi, perché chiunque può leggere un contributo, anche la signora Gina con la terza media. Se riportando un pensiero o uno studio, riesco a suscitare curiosità su una tematica, ho raggiunto l’obiettivo. Nel mio piccolo, con tanta umiltà, senza offendere nessuno. Chissà, magari chi legge potrà avere nuovi stimoli, approfondire, scrivere un articolo, una ricerca esaustiva. Non è questo il punto. Non è una gara a chi è peggiore. Se con il mio contributo, posso incuriosire su un determinato ambito, sono felice. “Scrivere mi rende felice“, dice un’altra redattrice di Sociologicamente. Condivido ogni parola. A prescindere dalla terza media, dal diploma, dalla laurea, dal dottorato, un commento offensivo resta sempre offensivo e rivela molto su chi lo posta. Cultura non sempre va di pari passo con intelligenza e viceversa. Il fenomeno degli haters è inarrestabile, ma questo non ci fermerà dal raccontare! Viva la libertà di pensiero senza insulti, litigate e drammi virtuali! Ora vado a scrivere un altro articolo. Sociologicamente chiama.

Arianna Caccia

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