C’è chi davanti a una pizza all’ananas si inorridisce e, raramente, qualcuno che invece tende a guardarla con curiosità. Al di là del gusto personale, questo piatto tanto discusso diventa una metafora che riflette le dinamiche sociali contemporanee: il rapporto di ogni essere umano con la diversità. In ogni società esistono elementi legati alla tradizione; la pizza, a Napoli, rappresenta l’identità, le radici, il legame della città con la sua tradizione culinaria. L’ananas è l’elemento estraneo, il nuovo, il diverso che arriva da lontano e che rompe l’equilibrio. Da un punto di vista sociologico, potremmo dire che la pizza all’ananas rappresenti la metafora della globalizzazione: un mondo in cui le identità si mescolano, si contaminano e si reinventano.

Straniero e tradizione: la pizza che insegna l’alterità

Il sociologo Georg Simmel, all’interno del suo saggio “Sociologia” (1908), analizza la figura dello straniero attraverso un excursus che lo descrive come un’identità paradossale: vicino e lontano, interno e marginale, familiare e ignoto. In questo senso, la sua presenza rompe la tautologia del Noi, iniziando a svelare i limiti della comunità e impedendo a quest’ultima di identificarsi pienamente con sé stessa, costretta quindi a ridefinirsi (Simmel, 1908).

L’ananas sulla pizza incarna perfettamente la figura simmeliana dello straniero; la pizza, simbolo della tradizione, rappresenta il Noi compatto, la comunità che si riconosce nelle proprie tradizioni e nei propri sapori. L’ananas, invece, rappresenta l’elemento nuovo, tropicale, proveniente da altrove e portatore di un gusto che rompe l’armonia già conosciuta. Come lo straniero di Simmel, l’ananas non appartiene sin dall’inizio e, nonostante entri nella pizza e diventi parte di essa, non cessa mai di essere percepito come diverso.

L’ananas come simbolo della liquidità sociale

Il sociologo Zygmunt Bauman descrive la trasformazione della società contemporanea attraverso la metafora della solidità e della liquidità (Bauman, 2000).  Egli definisce la società solida come quella caratterizzata dalla stabilità, dalle appartenenze e dalle regole che costituiscono i punti fermi attorno ai quali organizzare la vita. Nella società solida tutto ha una misura, un ordine e un senso di continuità. La società liquida, invece, è fluida e imprevedibile: i rapporti si dissolvono, il futuro appare labirintico e il desiderio sostituisce il bisogno come motore delle scelte. All’interno di questo scenario, l’individuo è costretto a navigare senza punti di riferimento stabili.

Se si guarda a questa trasformazione attraverso la metafora della pizza all’ananas, la pizza rappresenta la società solida con una struttura chiara, dagli ingredienti e dai sapori prevedibili. L’ananas, invece, è l’elemento liquido, l’inatteso, ciò che è capace di rompere l’armonia consolidata. La presenza dell’ananas sulla pizza non distrugge la pizza ma la trasforma, proprio come la liquidità di Bauman non elimina la società ma ne modifica le dinamiche. L’ananas, in questo caso, insegna che l’innovazione e l’alterità, sebbene inizialmente rifiutate e temute, possono diventare strumenti di adattamento in un mondo liquido in cui bisogna imparare a vivere con flessibilità e con la capacità di abbracciare l’incertezza. 

L’habitus e il gusto: perché l’ananas sulla pizza crea disagio

Pierre Bourdieu affermerebbe che il gusto non è solo una questione di palato ma di habitus; un insieme di schemi culturali che definiscono l’essere umano, che guidano le percezioni dell’uomo, le sue azioni e i suoi giudizi e il modo in cui questo interagisce con il mondo (Bourdieu, 1967). L’habitus fa riconoscere agli individui ciò che è giusto, bello, o accettabile all’interno della comunità. La pizza tradizionale napoletana rappresenta, in questo senso, l’ordine simbolico condiviso, la costruzione sociale che si ha della pizza: il pomodoro e la mozzarella sono ingredienti codificati dalla cultura culinaria italiana come buoni e naturali.

Il disgusto o, in alcuni casi, la sorpresa che molte persone potrebbero provare davanti all’ananas non è semplicemente una questione di gusto personale ma incarna la manifestazione pratica dell’habitus. Rifiutare il frutto significa difendere anche inconsciamente le norme simboliche e i valori culturali interiorizzati. In altre parole, la scelta personale riflette la posizione sociale, il capitale culturale e le regole scritte dalla comunità di riferimento.

Pizza con l’ananas, ovvero “il morso dell’incertezza”

Se qualcuno provasse per un solo istante a mettersi nei panni dell’ananas, si accorgerebbe che quel frutto non vuole distruggere la pizza ma semplicemente darle un’altra forma, trovarle un nuovo posto nel mondo non come invasione ma come incontro, come punto di convivenza tra culture, tradizione e innovazione. Allora, forse, il punto non è decidere se la pizza all’ananas si mangia o non si mangia ma quanto si è disposti a dare un morso a qualcosa che non si capisce. Dalla prospettiva dell’ananas, emerge un frutto che cerca un posto nel mondo anche in un contesto che sembra respingerlo; la stessa condizione che vivono molti individui di culture altre che cercano riconoscimento in una società che fatica a includere.

La studiosa americana Gloria Anzaldúa, nella sua opera “Borderlands/La Frontera: The New Mestiza” (1987), afferma che l’identità nasce proprio nelle zone di confine dove si mescolano le culture e i sapori generando ibridazioni inattese ma feconde (Anzaldúa, 1987). Gli schemi, la società solida, forse sono solo delle illusioni di controllo, una forma di paura mascherata dalla fedeltà alla tradizione e alle costruzioni sociali che vengono imposte fin da bambini. L’ananas sulla pizza rappresenta, quindi, il tentativo di accettare l’innovazione e l’evolversi degli eventi in un mondo caratterizzato dalla continua incertezza e dagli schemi prefissati. Forse, la bellezza del mondo risiede proprio nelle mescolanze, negli equilibri imperfetti e negli incontri improbabili.  

Sabrina Valenti

Riferimenti

  • Anzaldúa G., (2012), Borderlands/La Frontera: The New Mestiza, Aunt Lute Books
  • Bauman Z., (2014), La società dell’incertezza, il Mulino, Bologna.
  • Bourdieu P., (1995), Ragioni pratiche, Il Mulino, Bologna.
  • Cerulo M., a cura di, in Bourdieu P., (2010), Sul concetto di campo in sociologia, Armando, Roma.
  • Simmel G., (2018), Sociologia, Meltemi, Milano.