Povere Creature!, il settimo film di Yorgos Lanthimos, vincitore del Leone d’Oro alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato a undici premi Oscar, si presenta come una straordinaria creatura mostruosa. Con una palette cromatica che spazia dal bianco e nero a colori saturi, il film esplora tecniche narrative che oscillano tra l’eccesso e la sobrietà, evocando riflessioni chimeriche, esattamente come le creature che compariranno a turbarci e divertirci su schermo. Un prodotto artistico dunque – oltre che semplice pellicola – che alimenta suggestioni di sociologia del cinema e dell’arte.

Trama sintetica di Povere Creature!

“Povere Creature!”, tratto dall’omonimo romanzo del 1992 di Alasdair Gray, ci trasporta in una Londra gotica e steampunk, intrisa di vapore e metallo. La storia si snoda attraverso un flusso travolgente di libere associazioni senza morale, sfruttando il linguaggio dell’inconscio puro. Un’esperienza cinematografica che si distacca da simbolismi elaborati e che, per quanto a tratti folle e grottesco, riesce a essere straordinariamente lineare.

La narrazione, che ricorda “Frankenstein Junior” di Mel Brooks e il Tim Burton de “La Sposa Cadavere”, si concentra sulle vicende di Bella Baxter, interpretata da Emma Stone, una donna riportata in vita il cui cervello è stato sostituito da quello di un infante. Incarnazione femminile di un delirio controllato tra sadismo e creatività, Bella, con la sua ricerca del nuovo e la sorprendente scoperta del mondo, diventa progressivamente un esempio della lotta per la liberazione morale e sessuale della donna attraverso i secoli.

Bella Baxter come fatale monstrum

La visione distorta di Bella, frutto del suo essere infante ignorante del mondo, offre uno sguardo critico sugli adulti che la circondano, distorti nella loro percezione della tenerezza e della seduttività. Bella rompe gli schemi attraverso il suo essere infante nel corpo di donna: mette in crisi le norme e le convenzioni permettendo un ragionamento sulla loro origine, funzione e utilità. Per certi versi, Bella in quanto creatura, diventa un fatale monstrum nel senso più sociologico del termine (Ieranò, 2017, p. 12) poiché incarna sia il potenziale creativo dal suo essere antropologicamente donna sia il suo essere prodigio della tecnica.

In “Povere Creature!”, la scoperta si manifesta attraverso la sperimentazione – più volte ripresa e vissuta sulla carne – attraverso la trasformazione sistematica dei corpi e la ricerca del piacere. Per certi versi, l’edonismo si nutre della curiosità scientifica.

Come anticipato, il film offre uno sguardo sull’umano come artefice del mostruoso e del meraviglioso. Il dottor Godwin Baxter, interpretato da Willem Dafoe, incarna e ri-specchia una sorta di Dott. Frankenstein rivoluzionario, mentre Bella Baxter, la sua creazione, rappresenta la donna in lotta contro le convenzioni sociali che si ribella alla gabbia dorata che le viene imposta.

3 temi trattati in Povere Creature!

Molti sono i temi a cui è possibile pensare durante e dopo la visione del film. Provando a schematizzare, ecco alcune suggestioni sociologiche in merito al film:

  • Costruzione dell’identità. Attraverso alcune delle figure con cui si interfaccia nel corso della storia, Bella si socializza al mondo apprendendo l’amore, la promiscuità, l’impegno e la compassione. Questa evoluzione può suggerire che l’innocenza è un’illusione destinata ad emergere solo alla fine di un percorso sottile tra tentazione e misteri, o che, banalmente, è un qualcosa destinato a scomparire con la consapevolezza del tempo che abita.
  • Creazione ed elogio della tecnica. Un elogio alla conoscenza e all’illuminismo attraverso un esperimento scientifico. Empirismo, scetticismo e metodo sperimentale assieme svelano l’ipocrisia vittoriana in cui è ambientata la storia ponendosi come riflessione su dicotomie cruciali come il libero arbitrio, il coraggio, l’amore… e il piacere, che per l’epoca era ancora un tabù.
  • Il mostruoso come grimaldello sociologico. Il film usa la categoria del mostruoso per parlare d’altro. Oltre i riferimenti delle “Povere Creature!” al Frankenstein di Mary Shelley, siamo difronte al mostro come situazione ed enigma (ivi, p.18): un mondo quasi steampunk da una parte e il gotico e decadente mondo della creatura dall’altra. Il mostro disvela, che sia un luogo o le persone che lo abitano. Le convenzioni e le idee che caratterizzano il mondo, vengono analizzate approfonditamente, persino con un occhio critico (sociologico).
Emma Stone e William Dafoe nei panni di creatore e creatura in Povere Creature!
Emma Stone e William Dafoe nei panni di creatore e creatura in Povere Creature!

Parallelismi tra Povere Creature! e Barbie

Esistono diverse similitudini tra i due film anche se sono profondamente differenti nella struttura e nella tipologia di narrazione. Bella e Barbie sono due donne/bambine spinte dal desiderio di scoperta di cosa c’è fuori delle quattro mura in cui sono cresciute.

Entrambe si liberano gradualmente da vite confinate e controllate da figure maschili dominanti ma hanno un motivo diverso per farlo: nell’avventura “nella vita reale” fuori Barbieland, Barbie percepisce un disagio interiore (i pensieri di morte) e andrà alla scoperta della propria autonomia e della libertà dei sentimenti. Bella invece, è spinta dalla curiosità verso i piaceri. Viaggerà e ne farà esperienza grazie a “pensieri di vita” trovando così una sua indipendenza attraverso la libertà sessuale. Crea in un certo senso una continuità sensoriale tra sè e il mondo, che alimenta sia il desiderio di conoscenza (con occhio scientifico verso il mondo) che il suo desiderio di carne (chair, secondo Le Breton, 2021, p.191).

Entrambe le protagoniste in effetti vengono accompagnate da figure maschili platealmente patriarcali, rispettivamente da uomini della mattel da una parte e God il creatore di Bella dall’altra. Si tratta in entrambi i casi di uomini che temono una donna indipendente e che non conosce la paura.

Se però da un lato abbiamo una narrazione pop di una bambola, dall’altro Lanthimos propone esclusivamente puro cinema d’autore.  Nonostante le differenze tuttavia, entrambe le pellicole esplorano i temi comuni come l’emancipazione, l’indipendenza e la derisione delle fragilità maschili derivanti dalla perdita del controllo sul corpo femminile. Entrambi i registi utilizzano la satira per mettere in ridicolo gli uomini che cercano di controllare le donne a causa delle proprie insicurezze. Ma attenzione, “Povere Creature!” va oltre le convenzioni di genere: esso narra una storia di libertà umana e universale.

Riferimenti

  • Ieranò G., Demoni, mostri e prodigi. L’irrazionale e il fantastico nel mondo antico, Marsilio, Venezia, 2017;
  • Le Breton D., Antropologia del corpo, Meltemi, Milano, 2021;
Print Friendly, PDF & Email