Prevedere i crimini come nel film Minority Report sta per diventare possibile a Pittsburgh in Pennysylvania. Da ottobre il dipartimento di polizia si preparerà a sperimentare un software messo a punto dalla Carnegie Mellon University, che su un monitor indica le zone della città dove con molta probabilità si potrà verificare un crimine. Il sistema si dovrebbe basare sulla combinazione di diversi tipi di dati, dalle notizie di reati commessi ai profili Facebook di persone schedate.

Minority Report nella vita reale

Un agente in servizio con il computer in auto
Un agente in servizio con il computer in auto

È stato scelto Homewood, uno dei quartieri più violenti della città, per testare il programma sperimentale di “polizia predittiva“. Tutte le auto della polizia saranno munite di computer portatili in cui gli agenti potranno visualizzare le mappe dei luoghi in cui è probabile che si verificheranno i crimini.  Algoritmi simili operano anche alla base di software utilizzati per formulare previsioni nel campo della sismologia o dell’epidemiologia.  Programmi simili sono stati adottati da diverse città americane e si stanno diffondendo anche nel resto del mondo.

Quali sono i rischi di questo sistema?

Tom Cruise in una scena del film "Minority Report"
Tom Cruise in una scena del film “Minority Report”

Questo fatto ci ripropone il dilemma sollevato dalla trama del racconto di Philip Dick, da cui è liberamente ispirato il film Minority Report, che si identifica appunto in una complessa riflessione sul rapporto sicurezza/libertà sviluppato intorno alla cancellazione del “rapporto di minoranza”. Questo può essere appunto definito e paragonato all’errore di previsione che genera un sistema basato su algoritmi, come quello che verrà sperimentato a Pittsburgh. Il rischio di non considerare questo tipo “rapporto di minoranza” sta proprio nel non riuscire più a garantire la libertà a chi potenzialmente potrebbe commettere un crimine per garantire la sicurezza. È disumano ed illegale secondo la Costituzione Italiana incolpare e giudicare qualcuno senza nessuna prova, soltanto sulla basse di una potenziale colpevolezza. Tutti siamo potenziali colpevoli di reato ma non per questo è detto che lo commetteremo realmente.

Insomma la discussione sul rapporto tra sicurezza/libertà rimane comunque aperta, e in questo senso ci può aiutare la riflessione del sociologo polacco Zygmunt Bauman sul tema. “L’acquisizione della sicurezza impone sempre il sacrificio della libertà, mentre quest’ultima può espandersi solo a spese della sicurezza. Ma la sicurezza senza libertà equivale alla schiavitù (e inoltre in assenza di un pur minimo livello di libertà si rivela in ultima analisi un tipo di sicurezza altamente insicuro)“.

Rino Carfora

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