Il nesso fra memoria collettiva e potere è uno dei temi sui cui la sociologia si è più soffermata. Il “quarto potere” è un fenomeno ormai molto noto. Appartiene alla stampa ed indica proprio la capacità che ha quest’ultima di influenzare ed orientare l’opinione pubblica. Tale locuzione è stata assunta in quanto negli stati democratici vi sono tre poteri: il Parlamento detiene quello legislativo, l’esecutivo è nelle mani del Governo, mentre la Magistratura esercita, infine, il giudiziario. Non di meno quello nelle mani della stampa, è una forma di potere. Non solo controlla l’operato di politici, magistrati e istituzioni democratiche, quanto, i media hanno la capacità di influenzare e manipolare la costruzione della memoria collettiva. Un chiaro esempio è rappresentato dall’agenda setting e dalla spirale del silenzio. La teoria, sviluppata da Elisabeth Noelle-Neumann , nel 1980 (Die Schweigespirale. OeffentlicheMeinung – Unsere Social Haut testo tradotto nel 2002 ne La spirale del silenzio)si occupa dell’analisi del potere persuasivo dei mass media.

La battaglia per la supremazia della memoria egemone

La tesi di fondo è che i mezzi di comunicazione di massa grazie al notevole potere di persuasione sull’opinione pubblica siano in grado enfatizzare opinioni e sentimenti prevalenti, mediante la riduzione al silenzio delle opzioni minoritarie e dissezienti. D’altra parte, il proliferare della memoria sociale, grazie ai supporti mediale, è potenzialmente in grado di fornire risorse per tentare ribaltamenti della memoria egemone. Il problema è che, però, i mezzi di comunicazione non permettono di avere una distinzione tra realtà e immaginazione, proprio perché si prestano, essi stessi, ad essere uno strumento di manipolazione. Come tutti gli effetti dei media, anche quelli riguardanti la memoria sono variabili. Da un lato dipendono dal grado di consonanza dei testi, dall’altro dipendono anche dalle risorse di cui il pubblico dispone per interpretarli. Una parte degli effetti dei media possono essere intenzionali, specie quando si offrono come veicolo di messaggi ispirati a gruppi specifici. Divengono, così, strumenti per battaglie che si combattono per la definizione del passato rilevante e per la sua interpretazione. 

I processi di selezione e ricostruzione del passato possono basarsi, infatti, su criteri consensuali o essere oggetto di conflitto. La certezza è che non sono mai indipendenti dalla struttura di potere che caratterizza il tipo di società. Cavalli sottolineò – in Lineamenti di una sociologia della memoria(1991) – che la capacità di creare e stabilizzare memoria è segno di potere, in generale, a tutti i livelli di organizzazione sociale.Il punto è che la funzione principale della memoria collettiva è quella di favorire la coesione di un gruppo sociale e garantirne l’identità. Poiché nel mondo moderno, tuttavia, le identità possono difficilmente essere date per scontate, la definizione dei contenuti della memoria è, essa stessa, fatalmente, un’arena. Le rappresentazioni collettive del passato servono a sostenere credenze in modo da legittimare le élites che le incarnano. Il problema si ha quando una società è molto complessa. Infatti quanti più gruppi diversi si contendono il predominio, tanto più la stessa definizione del passato è oggetto di strategie per imporre le rappresentazioni che più si confanno ai propri interessi. Il risultato è che il passato resta, così, in bilico.

La memoria pubblica

Jürgen Habermas – in Vomöffentlichen Gebrauchder Historie(1986) scrisse che la memoria pubblica è la memoria della sfera pubblica, intendendo quest’ultima, in senso stretto, come l’ambito della vita delle moderne società democratiche al cui interno i convincimenti dei cittadini a proposito degli affari pubblici si confrontano e si influenzano reciprocamente sulla base di una logica argomentativa, e che in linea di principio, è accessibile a ognuno. La memoria pubblica assolve ad almeno due funzioni di primaria importanza. È, innanzitutto, il luogo di confronto delle diverse memorie collettive che vivono in una società. Inoltre, i processi di elaborazione della memoria pubblica sono quelli entro cui vengono definiti i criteri di plausibilità e di rilevanza al cui interno tutte le memorie di gruppi ed individui devono situarsi per avere credibilità, o con i quali devono confrontarsi se hanno l’obiettivo di servire da sostegno per le opinioni riguardanti questioni di interesse generale.

Nel 1995 John Thompson scrisse – in The Media and Modernity: A Social Theory of Mediache così come la sfera pubblica nel corso della modernità è divenuta sempre più una sfera pubblica “mediata”, allo stesso modo la costruzione della memoria pubblica si è trasferita in gran parte sulla scena mediatica. D’altro canto, i mezzi di comunicazione sono anche sottoposti a pressioni da parte di “minoranze attive” in seno alla società civile, che spesso di mobilitano proponendo rappresentazioni del passato che contrastano con quelle dominanti.  In ogni caso, i luoghi e agenti della sfera pubblica nelle società contemporanee, i mass media lavorano alla costruzione della “memoria pubblica mediata”: questa si interseca e si intreccia con la memoria che sedimenta in ogni gruppo e con le memorie private di ciascuno. Nella misura in cui la memoria pubblica si costituisce oggi prevalentemente sulla scena mediatica, il controllo democratico delle istituzioni mediali può definirsi condizione della sussistenza degli ordinamenti democratici stessi.

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