La realtà sociale presenta una molteplicità di sfaccettature che se approfondite, possono tessere incontri interessanti anche sul piano unicamente ideale, tra pensatori che mai si sono seduti allo stesso tavolo. Quali prospettive hanno offerto alla speculazione filosofica Robert Merton e Cesare Lombroso e quale potrebbe essere il punto di contatto tra due analisi del reale che intrecciano la dimensione sociale e quella psicologica?

Teoria in pillole

Robert Merton
Robert Merton

L’impegno di Robert Merton sulla scia di William Thomas, che aveva dimostrato come il credere nella veridicità di una situazione desse luogo a reali conseguenze, si focalizzò su quanto, il presumere un avvenimento, potremmo dire “profetizzarlo”, inneschi un meccanismo che conduce alla sua realizzazione. Che si tratti di risparmiatori a Wall Street spaventati dallo spettro della crisi o di bambini intensamente stimolati, perché ritenuti potenzialmente più intelligenti sulla base di un fantomatico test, è chiaro come la convinzione rispetto ad una certa prospettiva e le azioni poste in essere per adeguarsi ad essa, siano in grado di trasformare una supposizione in realtà. Dall’altro capo del filo, la speculazione lombrosiana arrivò a ritenere che l’individuo deviante presentasse precise caratteristiche, che non solo lo ingabbiavano nel primitivo stato dell’evoluzione ma erano veri e propri tratti distintivi. Testa piccola, fronte sfuggente, zigomi pronunciati, occhi mobilissimi ed errabondi, sopracciglia folte e ravvicinate, naso torto ed il cranio, una fossa “occipitale mediana “, componevano un identikit preciso, le cui conseguenze sul piano sociale furono molteplici.

Questione di etichettamento

La strumentalizzazione delle teorie di Lombroso acuì senza dubbio la differenza verso il popolo meridionale che presentava in prevalenza questi tratti, ma soprattutto, per riprendere le fila del nostro discorso, etichettò come devianti alcuni individui solo sulla base delle loro caratteristiche fisiche. Lo stesso Merton si occupò di devianza, attribuendola però ad una mancata aderenza tra gli scopi sociali e i mezzi con cui perseguirli: perciò al conformismo si contrappone l’innovazione che contempla anche strumenti illegali per il raggiungimento di determinati obiettivi. Una teoria culturalmente e non biologicamente ancorata.

Incontri ravvicinati

Dopo un breve excursus è più agevole comprendere come la teoria di Cesare Lombroso, sebbene sia stata poi revisionata e ritenuta plausibile solo per 1/3 dei criminali, sia emblematica per corroborare le conclusioni di Merton. Se da un lato lo stereotipo semplifica le relazioni perché accorcia i tempi di approccio decodificando già l’interlocutore davanti al quale ci troviamo, non è raro che sfoci in pregiudizio. Ritenere dunque che un soggetto sia deviante sulla base dei suoi caratteri somatici e comportarsi di conseguenza nei suoi confronti, non equivale forse a generare la metamorfosi di una profezia in un reale forma di discriminazione? Ancor più se questo rischia di essere rafforzato e travisato da un approccio scientifico. Ecco allora incrociarsi due strade che ci consentono di comprendere come la sociologia, e più in generale, la storia del pensiero umano, sebbene individui specificità teoriche anche settorializzate a seconda del periodo storico, finisca col presentare punti di connessione che travalicano la storia, il background culturale, divenendo a volte motivo di riflessione attuale.

Roberta Cricelli

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