Le relazioni intime sono in continua trasformazione, tanto che vengono inventate ad hoc sempre più etichette per inquadrarle. Spesso si è sentito parlare di poligamia, poco di poliandria. Ammetto che mi ha subito incuriosito e, fantasiosamente, mi aspettavo una sorta di guerriere pseudo-amazzoni, alla Principessa Xena. Tutt’altro. Nella poliandria è la donna ad avere più mariti; è un legame basato sulla cooperazione economica e coabitazione, può essere fraterna (quando una donna sposa un gruppo di fratelli) e non fraterna (Murdock, 1949) o associata quando ad un matrimonio monogamico, si aggiunge un secondo marito.

In Italia, l’uomo è sempre poligamo.
La donna è poliandra, quando può.
(Giuseppe Prezzolini)

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Alle origini della poliandria

La poliandria ha origini tribali: se ne trovano tracce in Africa, Asia, in Sud America, nelle isole del Pacifico, nell’antica Sparta (Fonte: National Geographic, n. 18-2010). Addirittura, già  attorno al 2.300 A.C., il re sumero Urukagina sancì pene contro le donne con più mariti. Matrimoni poliandrici sono stati documentati in Tibet, in Bhutan, nel nord del Nepal, in India (in Kerala, in Malabar, tra i Toda del distretto Nilgiris del Madras), a Ceylon (Anapol, 1997), tra i nativi americani Shoshoni del Nevada, nei gruppi himalayani Sherpa, Bhotia e Lepcha, nelle isole Marchesi in Polinesia, in Nigeria, nelle regioni cinesi dello Yunnan e del Sichuan, tra i Masai del Kenya, nel nord della Tanzania. L’esempio più noto è la poliandria adelfica praticata in Nepal, in alcune etnie del Tibet ed in India Settentrionale: più fratelli sposano contemporaneamente la stessa donna. Moglie e mariti condividono abitazione e terreno, i figli riconoscono tutti gli uomini della famiglia come padri. Il motivo alla base di questo tipo di unione è economico, ovvero essere proprietari dello stesso appezzamento in un contesto montano in cui i terreni coltivabili scarseggiano e vengono ereditati in via patrilineare; vale a dire, una proprietà per più coeredi, perciò questo vincolo è stato aggirato attraverso il sodalizio con un’unica donna, in modo da evitare la frammentazione della proprietà familiare ed aumentare la solidarietà tra fratelli (Diamond 1992). Ad esempio, presso i Kinnaura (India) vi sono il 13% di matrimoni poliandrici, l’84% monogamici e il 3% poliginici, con vantaggi economici per una popolazione che vive tra le montagne, in ambienti ostili (Gautam e Kshatriya, 2011). Altri casi socialmente accettati in cui una donna ha più relazioni: tra i Birom della Nigeria settentrionale è usuale che le donne sposate abbiano degli amanti; l’amante paga il marito per avere un rapporto sessuale con la moglie (Consiglio, 2014). Inoltre, nel 2003, in Kenya, è stato riconosciuto ufficialmente il matrimonio poliandrico: una vedova ha sposato i suoi due amanti (Fonte: Repubblica.it). Ancora oggi è presente in Nepal.

Quali sono i vantaggi dell’avere più partner?

  • Le spese di alloggio, trasporto, cibo e vacanze possono essere divise tra più persone, riducendo quelle individuali e l’impatto sull’ambiente; inoltre vi può essere aiuto reciproco per i lavori domestici (Anapol, 1997);
  • la cura dei bambini può essere divisa tra più adulti (Lano, 1995; Anapol, 1997);
  • I litigi sono strutturati diversamente rispetto ad una coppia monogamica, perché quando due membri del gruppo litigano, gli altri possono intervenire come mediatori o richiamare alla ragionevolezza (Bosky, 1995);
  • Se un partner abbandona il gruppo, vi sono (relativamente) minori danni per i figli rispetto al divorzio delle coppie monogamiche (Pallotta e Chiarolli, 1995).

Non poteva mancare l’intervento della religione: Bibbia e Corano vietano espressamente la poliandria. Purtroppo, in riferimento all’antichità e alle diverse tribù, nella poliandria emerge un ruolo femminile passivo in cui la donna appare un mero strumento di conservazione economica sotto il controllo ereditario maschile.

Amore a modo proprio

Esistono alcune eccezioni di donne illustri, potenti ed emancipate che hanno vissuto attivamente un ménage à trois: Caterina la Grande, imperatrice di Russia, con Gregory Poterakin, il suo deputato preferito e Peter Zavadofsky, il suo giovane segretario (Foster et al., 1997); l’attrice Marlene Dietrich con il marito Rudi e lo scrittore Erich Maria Remarque (Foster et al., 1997);  Elfride, moglie del filosofo Martin Heidegger, ebbe una relazione extra-coniugale dalla quale nacque un figlio accettato dal marito. In seguito, Heidegger ebbe molti legami di cui uno con Hannah Arendt (Gnoli e Volpi, 2005); oppure il caso recente dell’attrice Tilda Swinton che ha convissuto contemporaneamente con il fidanzato (poi divenuto marito) e con il padre dei suoi figli. E chissà quante altre storie a noi non pervenute. Attualmente, in Occidente, la relazione con più uomini sta assumendo connotati diversi: infatti appare come una scelta consapevole femminile. Un segnale forte dalla Canadian Polyamory Advocacy Association che lavora per il riconoscimento della poliandria e della poligamia, con l’obiettivo di rendere legale il matrimonio plurimo. Concludendo, il vero tradimento non consiste nell’avere più partner, ma quando si illude il proprio compagno (o compagna), fingendo di avere una relazione felice e soddisfacente (Ballabio, 1997): che ognuno ami, a modo proprio.

Arianna Caccia

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