Il bisogno di religiosità può essere declinato seguendo due branche della sociologia: la sociologia dell’immaginario e la sociologia della religione. Prendendo in esame i pensieri di Durand, Simmel e Maffesoli è possibile comprendere questo fenomeno e, di conseguenza, il mondo contemporaneo e la società che ne deriva.

Le Strutture Antropologiche dell’immaginario

L’immaginazione è una funzione dell’uomo sin dall’alba dell’umanità, è un atteggiamento verso il mondo che crea l’azione individuale e sociale. Andando a delineare un modello paradigmatico dell’ aut/aut e sovradefinendo la res cogitans, l’uomo ha confinato l’immaginazione a pura abilità fallace quando, in realtà, è una caratteristica intrinseca dell’essere. Si è scelto, in quasi tutti i campi dell’esistenza, di abbandonare il paradigma dell’inclusione dove vi era la coesistenza di due entità anche opposte che creavano valore. Il paradigma della divisione e della linearità, però, oggi è messo in discussione da quasi tutte le scienze (anche dalle cosiddette scienze esatte) in quanto si sono fatte numerose scoperte scientifiche che non si allineano più a tale idea (si pensi al principio di indeterminazione, alla teoria della relatività o all’effetto farfalla).

Immaginario e religiosità: Durand

Durand, sociologo dell’immaginario, ne “Le strutture antropologiche dell’immaginario” cerca di superare tale dicotomia attraverso ciò che definisce “schema dell’animato”. In tale schema individua tre macrostrutture che vengono ad accostarsi a dei gesti primordiali i quali andranno a creare l’immaginazione simbolica collettiva.

Queste strutture sono la “prima conoscenza” dell’uomo che tutti noi abbiamo in comune e concernono il corpo per cui va a legare la rappresentazione immaginale alla motricità primordiale: sono raggruppamenti di schemi originali.

Simbologie della religiosità

La prima struttura si rifà alla stazione eretta, momento in cui l’uomo ha iniziato a prendere consapevolezza di sé e ha scoperto l’orizzonte. Come si può notare infatti nei miti cosmogonici vi è questa costante antropologica in tutte le culture e religioni. Si viene in questa struttura a delineare un paradigma dicotomico che fa a capo ai simboli schizomorfi e diaretici ovvero i simboli della divisione. Tale struttura va a delineare il nostro modo di guardare il mondo ovvero in un ottica di pratica ascensionale e verticalizzazione valorizzante (si pensi alla divisione piramidale, allo schema dantesco dell’aldilà o alle semplici espressioni colloquiali che fanno emergere il giusto e il buono nell’alto).

Secondo gesto è l’inghiottimento che va ad assurgere alla simbologia mistica della confusione e dell’agitazione (il solo gesto del cibarsi, ad esempio, fa diventare un oggetto esterno parte di noi). Il terzo gesto invece è il ritmo che fa capo ai simboli sintetici (noi possiamo definirci animali da ripetizione. Si pensi al battito del cuore, alla routine, all’abitudine, al respiro). Questi ultimi due gesti vanno a far capo al paradigma dell’et/et e quindi all’inclusione dove vige il principio di condicia oppositorum di Eliade. I regimi diurno e notturno.

I regimi diurno e notturno

Tale differenziazione non colma però la polisemia dei simboli e per suddetto motivo Durand forma due regimi: notturno e diurno dove vi sono immersi i paradigmi. L’autore parla di “fantastica delle culture” ovvero si giunge ad una catalogazione dei simboli a seconda del peso che nella cultura di riferimento hanno di una data rappresentazione immaginale. I regimi, in realtà, sono la prospettiva che noi abbiamo verso la morte. A seconda della percezione del tempo spiralica o lineare andiamo ad assurgere ad un regime anziché ad un altro. Per questo, possiamo parlare del tempo come catalizzatore dei simboli. Noi uomini, per eccellenza, non accettiamo l’essere frangibili, l’essere mortali e percorriamo la vita come se fosse infinita.

La società, qui, ha un ruolo ben preciso e netto in quanto va ad alimentare un nuovo status (quello immortale) che mina l’integrità e non aiuta a coabitare con la morte. Ci siamo dimenticati di essere vita e morte al contempo e che moriamo ogni giorno perché le nostre cellule ogni giorno muoiono lasciando spazio ad altre.

Beck e la perdita di meraviglia del mondo diurno

L’era moderna è creatrice di miti diurni, portatori di una simbologia schizomorfa, che collimano però con la realtà. Come esemplifica Beck viviamo nella società del rischio e dell’incertezza promotrice di complessità sociale che non può essere sdoganata attraverso soluzioni riduzioniste o abilitando un immaginazione schizomorfa in veste di protettrice di un’identità perduta. Questa continua creazione di miti effimeri portano a ciò che Weber ha chiamato “disicantamento del mondo” dato dalla continua razionalizzazione del reale e dalla messa in disparte della res extensa. Si vengono per cui a delineare due idealtpi l’uomo blasé e il flaneur che come incipit di tutto hanno il vivere dentro una gabbia d’acciaio.

Ulrich Beck
Ulrick Beck

Beck esemplifica il concetto che ciò che è mutato rispetto al passato non è l’aumento dei rischi nella società ma la loro percezione. La società è vittima di un’immaginale che ha abbandonato gli schemi dell’irreale e ha eretto ad unica fonte di verità il progresso, la continua ascesa e crescita in nome dell’economia e del capitalismo. Facciamo oggi capo a numerosi disastri ambientali, a numerosi crisi economiche che ci immergono in continuo mutamento e in una continua ombra. Tali “disastri” in realtà non sono definiti e sono difficili da “predire” ma li abbiamo generati noi. La società odierna però invece di aiutare ad alleviare la paura e a cambiare modus operandi incentiva il tutto con numerose “pratiche emozionali” che smuovono la massa solo per propaganda e desiderio di potere.

Nuove forme di religiosità: i miti del nostro tempo

Per rendere il discorso più “tangibile” possiamo far riferimento al mito del progresso, della moda o dell’eterna giovinezza che permeano l’immaginale nostrano. Tali miti creano e danno senso alla realtà in maniera dicotomica e immergendosi in uno spazio senza tempo generano un flusso continuo di infinità ma, per certi versi, anche di omologazione. Il mito de progresso è per eccellenza l’habitus sotteso dell’economia e del potere del capitalismo, è il suo archetipo, è un qualcosa sempre in crescita costante e per questo rifiuta la caduta e il tempo intrinseco. Tale mito è unito, imprescindibilmente, a quello dell’eterna giovinezza e della moda che si ergono a “miti di successo” contemporaneo, con una filigrana che rimanda a dinamiche di business.

Ciò che emerge da questa analisi è che anche il linguaggio è permeato da un’ottica diurna infatti si parlerà più propriamente di “linguaggio diurno”. Questo passaggio è importante per capire quanto, anche la linguistica, sia fondamentale per la costruzione di miti dicotomici in quanto va ad alimentare la simbologia diaeretica con la creazione di nemici invisibili attraverso l’archetipo della barriera (si pensi alla figura degli immigrati).

Religiosità e neo-tribù maffesoliane

La riforma protestante, l’illuminismo, la pace di Vestfalia e altri processi storici piano piano hanno dato avvio alla secolarizzazione. La secolarizzazione ha dato adito alla desacralizzazione andando a sconsacrare la realtà dall’area mistico-sacrale, andando a minare la nozione di religiosità stessa attraverso la congiura dei suoi valori. La secolarizzazione, in parole povere, dà avvio a ciò che Dostoevskij definisce: «se Dio non esiste, tutto è permesso». Simmel, sociologo e filosofo tedesco, basandosi sul concetto di secolarizzazione afferma che il tessuto sociale è innervato da una costante antropologica definita religiosità che può essere manifestarsi attraverso numerose sfaccettature ed una di queste è stata proprio la religione. Oggi, però, tramite i processi sociali e tramite ciò che denomina “Wechselwirkung”, della religiosità intesa in senso tradizionale, è rimasta solo la forma.

Simmel, tra spirito e forma

Ciò che Simmel spiega è che esistono due macro-aree che vengono identificate nella vita dello spirito e nella forma: la vita è vista come costatante antropologia e flusso continuo mentre la forma è principio organizzativo di quest’ultima. La forma, secondo Simmel, emerge dalle interazioni sociali, dai processi relazionali accompagnati da una storicità sia interna che esterna. La religione tradizionale era ed è tutt’ora, per alcuni, un mezzo potente di carica simbolica che aiuta ad ottundere la morte. I simboli religiosi che sottostanno alla Chiesa e alla pratica rituale sono molteplici ma ne andremo ad analizzare solo alcuni. Si comprenderà come, fare parte della fede e credere non abbia a che fare solo con Dio ma con il bisogno di trascendenza che ne è sottostante e come tali simbologie alimentino tale possibilità di toccare il divino e di alleviare il senso di un destino comune mortale.

I simboli della religiosità

Inoltre si potrà osservare come oggi vi siano degli echi archetipici mossi dal formicolio e dal brulichio del disordine rintracciabili nella prossemica che irradia le nuove comunità, o meglio il nuovo senso di stare insieme che si manifesta nelle neo-tribù.

religione pluralismo religiosità

Tali simboli sono:

  • Croce del cristianesimo occidentale: simbolo riconosciuto come rappresentazione della morte e della resurrezione di Cristo. Si tratta di un simbolo contraddittoriale, (come Dio in veste di uno e trino) in quanto emerge il principio della coincidentia oppositorum di Eliade che riecheggia attraverso un significato metalogico tra morte e resurrezione. Si può affermare che sia un simbolo evangelico che cerca di invitare l’umanità ad imitare Gesù e per questo ad accettare anche la sofferenza e la morte. Inoltre a livello simbolico-architettonico possiamo ritenere che vi sia un connubio tra terra e cielo formato dall’asse verticale della croce simboleggiante la sfera divina e l’asse orizzontale simboleggiante la vita terrena. L’incrocio delle due sfere crea salvezza attraverso l’unione di contrari. Sotto il segno della croce riecheggia il TAU (τ), ultima lettera dell’alfabeto ebraico e simbolo della salvezza per gli uomini come esemplificato nel libro del profeta Ezechiele.
  • Battesimo: analizzando già l’etimologia della parola si può intravedere come tale sacramento vada a far capo ad una realtà che oggi sia accostata ad un modello non vincente di caduta. Battesimo infatti deriva dalla parola greca βαπτισμα, che significa “immersione”. L’acqua dove si immerge il capo del bambino è un simbolo sacrale accomunante quasi ogni religione e appartenente all’archetipo della femminilità e della fertilità. É acqua sacra che si contrappone al simbolo nictomorfo dell’acqua nera, simbolo della morte e immersione nel tempo. Riproduce metaforicamente un processo di rinascita costante ogni qualvolta si faccia esperienza di tale acqua.
  • Candela: irradia una simbologia concernente il fuoco in un’ottica anche di pratica ascensionale. Generalmente l’uso della luce, all’interno delle religioni è molto frequente ma nella pratica cristiana, in particolare, simboleggia la luce di Dio, il dono che viene fatto agli uomini ovvero quello di non essere più ciechi di fronte al mondo. Esiste però una dimensione più intima che si rifà ai simboli mistici per la quale accendere la candela è metafora di un dialogo con Dio attraverso il simbolo del fuoco divino che mette in contatto con la trascendenza.
  • Pesce: pietanza che viene usata durante il ventiquattro dicembre, in antitesi alla carne. Il pesce, in veste di animale che vive sott’acqua e ne fa il suo humus, simboleggia Cristo che entra nella morte ma non annega ma anzi risorge costantemente ogni anno.
  • Colomba: nel libro della Genesi simboleggia la fine del diluvio universale e grazie a codesta figura Noè riuscì a trovare la strada per la salvezza per cui si accosta tale uccello alla figura dello Spirito Santo. La colomba inoltre è presente anche nel Nuovo Testamento nel momento in cui vi è il battesimo di Gesù sul fiume Giordano per simboleggiare una nuova creazione, un nuovo ordine dal caos. Lo stesso Gesù accosta la figura della colomba alla figura del serpente, per mettere in antitesi queste due realtà, entrambe necessarie per la sopravvivenza e la vita. Il serpente infatti potrebbe andare a simboleggiare il peccato originario, la vita terrena mentre la colomba, il rifugio dell’uomo nella trascendenza e l’aspirazione al divino. I simboli cristiani per cui sono molteplici si pensi anche all’uovo pasquale, al vino, all’ostia ma anche solo al Natale.

Maffesoli: l’evoluzione della religiosità nelle sue pratiche

Tali pratiche comunque hanno subito un’evoluzione infatti all’inizio come bevanda privilegiata vi era il latte fermentato, successivamente il vino. Oggi come luoghi di eccezioni vin sono ad esempio le TAZ che si permettono di esistere solo attraverso i legami sociali non di tipo gerarchico ma basate su relazioni prossemiche e di comunità, in una comunione di interessi e bisogni. Le TAZ potremmo identificarle come zone in cui nascono e si alimentato ciò che Maffesoli chiama neo-tribù, rappresentazioni di un ritorno alla necessità di appartenere a una comunità. Le neo-tribù infatti vengono definite dal sociologo come gruppi che cercano di tornare ad uno stato primordiale, intriso di valori arcaici, senza scopi ben definiti e utilitaristici.

Le neo-tribù infatti vanno ad offrire un senso di appartenenza e di identità condivisa verso un destino comune che allevia la caducità della vita terrena attraverso la riscoperta della corporeità e della prossemia che si è andato a perdere nel mondo spogliato dalla religiosità e dai rituali che ne conseguivano. Possiamo parlare di un bisogno di comunità che può essere soddisfatto mediante relazioni aggregate e con ciò che Maffesoli chiama “sentire con”, sentire una condizione emotiva e fisica al contempo che rimanda alla condivisione di simboli, icone e riti. In un’ottica peretiana, le neo-tribù potrebbero essere viste come residui della religiosità e attraverso cui si ha un risveglio della meraviglia polisemica che si recupera dall’astrazione. Il mondo numinoso infatti è mosso dai sentimenti, dalle emozioni, dalle paure che, nella comunità, vengono ad essere collettive e partecipate attraverso una coalizione rivoluzionaria che reincanta il mondo.

Emilia Marcotulli

Riferimenti

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