Trovare sé stessi è il primo passo per affrontare le difficoltà che la vita pone lungo il percorso di crescita. Nel momento in cui si è consapevoli delle proprie bellezze e dei propri limiti si è pronti, ma la difficoltà sta nel fatto che il raggiungimento di tale consapevolezza sembra non arrivare mai e nella maggior parte dei casi, arriva solo nei momenti più bui e negativi della vita. Un avvenimento negativo non deve essere eliminato mentalmente, il dolore non deve essere congelato ma affrontato. Le negatività vanno analizzate alla radice fino ad estrarne un’esperienza positiva. Questo può essere fatto grazie ad una forza straordinaria presente in ognuno di noi: la resilienza.

Etimologia del termine

RE-SI-LIÈN-ZA dal latino “resalio”, indicava la forza di risalire in barca una volta che questa era stata capovolta dalla forza del mare. In fisica il termine resilienza indica la proprietà di un materiale di ritornare alla sua forma originaria dopo aver subito un duro colpo. In ambito sociale e psicologico intendiamo la resistenza alla rottura, la capacità di affrontare e superare le avversità che si presentano nella quotidianità.

Il vitalismo permette l’accesso a delle risorse come la forza vitale, l’energia e il fenomeno spirituale capaci di farci reagire e sopportare brillantemente qualsiasi carico. 

Il soggetto resiliente non è un superuomo, non ignora e non evita la sofferenza, cerca piuttosto di modificare e trovare il problema alla radice modificando la sua visione nella lettura degli eventi e dispone inoltre della capacità di uscire dalla propria comfort zone (zona di comfort) per sviluppare una maggiore tolleranza alle sfide giornaliere.

Resilienza: innata e dormiente

La resilienza è una caratteristica innata nell’essere umano ma nella maggior parte dei casi dormiente.

La capacità di reagire spesso cede il posto allo sconforto, allo scoraggiamento e alla paura, se si è fortunati questi rappresentano un trampolino di lancio verso la resilienza in quanto spesso l’essere umano ha bisogno di soffrire per azionarla, altre volte invece il soggetto non arriva mai all’autoconvincimento di poter superare una situazione negativa. La virtù dell’umiltà è quella che può guarire dall’autoreferenzialità perché l’umile accetta il limite e si pone non in competizione, ma impara dagli altri e pur vedendo dei difetti li trasforma in risorse. La resilienza mette in risalto tre qualità umane: il coraggio, la tenacia e la speranza. Bauman definiva quest’ultime come “armi umane” che spesso l’individuo si dimentica di utilizzare.

Come sviluppare la propria resilienza?

Avere relazioni significative con l’ambiente che vi circonda è un fattore chiave per favorire lo sviluppo della resilienza. Fattori essenziali consistono nella capacità di fare piani realistici, disegnare bene i punti da seguire per favorire il raggiungimento degli obiettivi, avere una visione positiva di sé ed il saper gestire emozioni forti o impulsi. Non esiste evoluzione senza il cambiamento, ed anche se non si vuole evolvere, il cambiamento avverrà e l’accettazione dei cambiamenti sarà inevitabile. Adattarsi ad essi permette di avere una visione positiva, annullando quella per cui un problema sembra essere insuperabile; non si possono evitare gli eventi negativi, ma si può modificare la propria visione, ampliandola. La regola più importante è imparare a darsi tempo; perseveranza e fiducia in sé stessi costituiscono elementi chiave nascosti. La resilienza è una forza, spesso impaurisce uomini e donne nel suo utilizzo e nella sua visione, ma quando essi ne divengono consapevoli, diventano esseri liberi e aiutano gli altri a diventarlo.

Martina Giampà

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