“Una società prigioniera del presente non progetta futuro e non ha memoria del passato, cova rancori e paure, riuscendo solo a adattarsi. Al desiderio sostituisce le pulsioni, al progetto l’annuncio, alle passioni le emozioni. Diventa una società rattrappita”. Con queste parole il Sociologo Italiano Giuseppe De Rita descrive la società attuale definendola come società del presentismo, scollegata da passato e futuro.

Il Presentismo

L’uomo occidentale è in piena crisi antropologica, non riesce più a governare la modernità ed ha smarrito la sua bussola più preziosa: il rapporto con il tempo lineare, l’unico in grado di custodire la nostra identità. Da qui la sottomissione ad un eterno presente, il tempo circolare, frantumato da una incessante sequenza di attimi.

il sociologo Giuseppe de Rita
il sociologo Giuseppe de Rita

Il divario tra politica e società

La politica attuale viene ridotta ad una babelica sovrapposizione di slogan e di proclami, esaurisce il suo scopo nel catturare le pulsioni del cittadino-elettore, per convertirle in una fabbrica del consenso giorno per giorno, dimenticando di quanto si è detto ieri e non mostrando alcun interesse per i fatti che, di conseguenza, potrebbero accadere domani. Quello che conta è l’esclusività del presente. Vi è un frenetico appiattirsi sull’istante e poco importa se attraverso un post, un tweet o un urlo durante un talk-show televisivo viene rappresentata non solo una involuzione lessicale della politica ma anche la sua più grave conseguenza: la faglia tra potere politico e società, aumentando l’indifferenza e le disuguaglianze, diminuendo l’inclusione sociale.

Un meccanismo calibrato porta all’interpretazione della politica come una lotta tra le singole persone, dotate di capacità di comunicazione, a loro volta portatrici di frammentati interessi individuali, o al massimo di piccole corporazioni e congreghe, locali e clientelari. Nulla che dia il respiro e la dignità, nel tempo lungo, ad una politica che sappia ricercare soluzioni efficaci a problemi, sforzandosi di trovare punti di sintesi nell’interesse collettivo dei tanti e non privatistico dei pochi.

La rappresentanza

La rappresentanza, per come l’abbiamo conosciuta per tutto il Novecento, significa i partiti completi delle rispettive organizzazioni. Si tratta di comunità di persone che condividono interessi, programmi, obiettivi e metodi che non si riducono agli annunci, infatti, una forza politica non deve avere unicamente un’etichetta ma piuttosto deve interpretare la faticosa ricerca di una missione nel lungo tempo. Il benessere degli italiani si è andato costruendo sotto la spinta di due motori, oggi entrambi inceppati: il primato della politica e l’inclusione sociale, con un continuo movimento verso l’alto e ogni sezione serviva ad una condivisione capillare di solidi traguardi politici e sociali. Attualmente la politica e la società costituiscono due mondi sempre più chiusi, in reciproco allontanamento. Stessa separazione avviene dalla conoscenza, considerata persino come un fattore ostile e negativo, un intralcio alla comunicazione diretta e “sulfurea” della politica attuale.

Società e diseguaglianze

La stratificazione sociale è una delle forme principali di differenziazione e disuguaglianza. Quest’ultima è il processo sociale per il quale gli individui hanno un diverso accesso ai privilegi e alle risorse, in funzione delle loro caratteristiche. La stratificazione costituisce un fenomeno che interessa tutte le epoche e tutte le società. Il suo studio risale al 1700, E. A. Ross la annoverava tra i processi sociali e ne distingueva tre forme: differenziazione, segregazione e subordinazione.

La pandemia attuale ha portato ad un peggioramento della situazione generale, soprattutto per il sovrapporsi di nuove diseguaglianze facendo emergere e marcando maggiormente le debolezze di ogni settore, da quello economico a quello politico. Viviamo oggi l’epoca dell’incertezza che ci ha portato a credere di poter estrarre il meglio dalla prima ondata pandemica, ma che porta oggi a chiudersi in sé stessi con la consapevolezza che l’unica via d’uscita è la relazione con gli altri, il senso di appartenenza ad una comunità e l’estremo bisogno di essere ascoltati.

Martina Giampà

Bibliografia

  • De Rita, G., & Galdo, A. (2018). Prigionieri del presente: come uscire dalla trappola della modernità. Einaudi.
  • Touraine, A. (2017). Noi, soggetti umani: diritti e nuovi movimenti nell’epoca postsociale. Il Saggiatore.
  • CENSIS, Rapporto sulla situazione sociale del Paese, FrancoAngeli, Milano 2014, 2015, 2016, 2017.

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