Quando si pronuncia la parola comunicazione viene quasi automatico attizzare le orecchie e puntare le antenne. La Comunicazione è sicuramente ciò che più avvolge e coinvolge la nostra vita, le nostre relazioni su tutti i livelli: personale, familiare, amicale, sociale, a scuola, nel lavoro.

Alcuni anni fa una collega, Mariella Sabino (adesso non più in vita) nel corso della sua tesi di laurea, fece un interessantissimo lavoro, riconosciuto a livello accademico, presso un importante nosocomio romano. Oggetto del suo elaborato, nel contesto delle organizzazioni con lavoro creativo, era quello di analizzare l’importanza della comunicazione orizzontale e verticale, concentrando la sua attenzione alla funzione del volontariato nel reparto. Con tale elaborato ha potuto verificare come, anche dei volontari, presenti in reparto, vicino al paziente, possano innescare una serie di meccanismi e attivare nuove forme di comunicazione sia a livello orizzontale (ad esempio tra i vari infermieri o tra più medici) sia a livello verticale (tra i vari operatori sanitari, infermieri, medici), fino a creare nuove valutazioni importanti per la cura della malattia. Tale lavoro ha visto il pieno riconoscimento da parte di tutti gli addetti ai lavori.

Riflettere sulla comunicazione: mettersi nei panni dell’altro

La comunicazione sicuramente richiede un presupposto: mettersi nei panni dell’altro; immaginate di essere invitati a cena da una coppia di non vedenti e di spostare l’ordine delle posate o delle bottiglie o delle varie portate. Sicuramente quella coppia andrà nel panico quando inizierà a cenare. Oppure cosa potrebbe succedere qualora lasciaste una porta chiusa che doveva stare aperta? Oppure immaginate ancora di dover descrivere alcune scene di un film che avete deciso di vedere a fine cena. Userete termini come: bello, forte, romantico, pauroso, oppure vi soffermerete più in dettagli che il non vedente possa cogliere?

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Siamo sicuri che il nostro messaggio arrivi sempre correttamente al destinatario? Tempo fa ci trovavamo in ambito universitario tra amici e facemmo un gioco nel contesto di alcune questioni riguardanti il mondo della comunicazione. Uno di noi veniva bendato mentre l’altro, posto dinanzi ad un quadro, doveva farne la descrizione. Non immaginate la difficoltà di chi doveva far capire a chi fosse bendato i particolari di quel quadro senza poter usare aggettivi. Evitammo di usare gli aggettivi perché spesso si da per scontato che alcuni elementi siano assimilati o abbiano le stesse accezioni (non sempre il concetto di bello, brutto, cattivo ha gli stessi parametri in ciascuno di noi). Alla fine del gioco la persona veniva sbendata e guardando il quadro doveva esprimere se quanto detto dal suo interlocutore fosse verosimile al quadro appena visto. Non nascondo che sono state poche le volte che il racconto si sia accostato alla visione reale del quadro.

Siamo sicuri che quando diciamo qualcosa il nostro interlocutore sia sincronizzato sulla stessa frequenza, o, verosimilmente, siamo noi a usare concetti, modi, linguaggio fuori dal contesto e lontani soprattutto da ciò che ci venga realmente richiesto in quel momento?

Il linguaggio verbale e non verbale

Altro elemento fondamentale sicuramente è l’assertività. Spesso si sente parlare di questo, ma altrettanto spesso se ne fa poco uso. Basti pensare alla propria vita familiare o amicale. Riusciamo a tenere un tono della voce appropriato nelle nostre relazioni? O meglio, riusciamo ad asserire con le varie parti del corpo ciò che magari stiamo dicendo solo a voce? Quante volte in famiglia o con gli amici invitiamo ad abbassare il tono della voce o magari facendo un intervento con i propri figli, il proprio o la propria partner ci rendiamo conto che il modo forse non era proprio il più corretto. Può capitare che con la parola diciamo una cosa mentre contemporaneamente stiamo inviando un altro messaggio con la nostra postura, la nostra espressione, la nostra mimica.

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Altro elemento fondamentale è la comunicazione in ambiente lavorativo. Capita nel nostro gruppo di lavoro di trovarci con colleghi con caratteri, modi di fare, i più vari possibili. Chi tende a primeggiare, chi ad essere autoritario, chi più silenzioso, chi più riservato. Certamente il leader sarà quella persona che riuscirà ad avere il maggior numero di consenso. E dove sta il trucchetto? Sicuramente quella persona è entrata a contatto con più persone, ha avuto modo di farne conoscenza, e nei propri interventi non solo riesce a trovare gli argomenti giusti, ma mette in atto ciò che viene detta, “comunicazione assertiva”.

Moreno e la sociometria

Un famoso sociologo, Jacob Levi Moreno, creatore della sociometria, sperimentò nei vari gruppi di lavoro l’importanza non solo dei propri interventi, ma anche della capacità di dare la parola all’altro, creando nuove linee di contatto e arricchendo la propria rete comunicativa. Volendo fare dei giochi ispirati a ciò che sosteneva Moreno, occorre, in un gruppo di persone, uno che fa da osservatore e che non partecipi al gruppo, il quale vada a segnare su un foglio tutti gli interventi con delle frecce (da chi partono e a chi sono dirette). La persona con più riferimenti sia in entrata che in uscita sicuramente avrà una buona influenza sul gruppo. Ciò fa notare quanto la propria capacità comunicativa abbia influenza in ciascuno di noi.

Riflettere su scuola e comunicazione

Un’ultima riflessione non può non essere mossa nei confronti della scuola. Nasce una domanda: il sistema scuola, o meglio, l’organizzazione classe agevola la comunicazione scolastica nel processo di insegnamento/ apprendimento, facendo sì che gli obiettivi prefissati raggiungano la loro efficacia? E’ ancora valida l’organizzazione scolastica così concepita mentre la nostra società globalizzata, social, multimediale si evolve quotidianamente? Fino a che punto i ragazzi oggi mantengono la concentrazione, o meglio, rimangono sintonizzati col proprio docente?

Una interrogazione magari con ruoli capovolti, dopo le dovute indicazioni del docente, facendo sì che la lezione venga proposta dall’alunno, potrebbe essere un altro modo per attirare e attivare attenzione ed essere più interattivi? Comunque, in che modo poter valorizzare tutte le risorse media e global, in modo da catturare l’interesse da parte dello studente?

Sicuramente sono interrogativi che alla base richiedono sempre una maggiore attenzione dell’altro se si vuole incidere nel proprio messaggio e nella propria missione.

Giuseppe Valente

Bibliografia

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