Professore emerito di sociologia presso l’Università della California, Robert Blauner è un convinto comunista e lavora in fabbrica per cinque anni con l’intento di avviare una rivoluzione della classe operaia. Il fallimento dei suoi sforzi lo riporta all’ambito accademico, dove ottiene una laurea magistrale e un dottorato a Berkeley nel 1962. Oltre al suo contributo allo studio dell’alienazione e del lavoro, Blauner ha operato analisi penetranti dei rapporti tra razze negli Stati Uniti.

Potere agli operai

Robert Blauner
Robert Blauner

Secondo Marx, l’alienazione è un sentimento che si manifesta quando i lavoratori perdono ogni legame con il proprio lavoro e qualsiasi controllo su di esso. Nella sua influente opera sulla società industriale “Alienazione e libertà. Una ricerca sulle condizioni del lavoro operaio” (1964), Robert Blauner prende le mosse dalla definizione marxista per esaminare la possibilità di ridurre l’alienazione sul luogo di lavoro grazie a un uso efficace della tecnologia. Egli ritiene che l’alienazione sia un concetto fondamentale per comprendere l’impatto negativo che l’automazione ha provocato sui lavoratori durante e dopo la Rivoluzione industriale. Tuttavia, allontanandosi dall’affermazione di Marx che tutti i lavoratori sono necessariamente alienati a causa dell’incremento dell’automazione, secondo Blauner, al contrario, il processo di meccanizzazione può rivelarsi uno strumento che agevola, libera e attribuisce maggiori poteri agli operai. Basandosi su un’ampia gamma di dati (tra i quali statistiche, interviste ai lavoratori e sondaggi attitudinali), Blauner prende in esame quattro tipi di industria: l’industria grafica, le catene di montaggio del settore automobilistico, la lavorazione meccanizzata dei tessuti e l’industria chimica. Mentre i livelli di alienazione sono valutati in base a quattro criteri: il controllo del lavoro, l’isolamento sociale, l’autoestraniazione e il significato attribuito al lavoro.

Tecnologia e alienazione

Blauner descrive i risultati ottenuti come una “curva a U capovolta”. Secondo il suo studio, l’alienazione è generalmente molto bassa tra i lavoratori dell’industria grafica. In questo settore, infatti, l’uso dei macchinari aumenta il potere di controllo e l’autonomia dei dipendenti. Lo stesso vale per i lavoratori dell’industria chimica che risultano valorizzati dalla tecnologia: possedendo le conoscenze specializzate relative alla tecnologia impiegata, viene attribuito loro un notevole livello di controllo sull’esperienza e sull’ambiente di lavoro, dando un senso alla loro attività e generando un sentimento di appagamento. Al contrario, la tecnologia automatizzata impiegata nel settore automobilistico e in quello tessile porta a livelli relativamente alti di alienazione. Sebbene questi risultati sembrino contraddire l’affermazione di Blauner che l’incremento dell’automazione riduce l’alienazione, il sociologo spiega che non è la tecnologia a provocare un sentimento di alienazione nei lavoratori, ma la mancanza di controllo sulle sue modalità di impiego, sull’organizzazione del lavoro e sulla natura dei rapporti tra i lavoratori e i dirigenti.

Risvolti positivi

Blauner conclude pertanto che, in adeguate condizioni organizzative, l’automazione aumenta il controllo degli operai sul processo di lavoro e riduce in egual misura il loro senso di alienazione. Lo studio di Blauner ha esercitato una grande influenza sulla sociologia del lavoro, come testimoniano gli studi successivi condotti da sociologi statunitensi, britannici e francesi durante gli anni ’70 e ’80. Inoltre, il carattere politico dell’opera di Blauner ha fatto sì che le indagini sugli ambienti di lavoro alienanti promuovessero e orientassero le direttive e le politiche commerciali sul lavoro. Per esempio Apple, società operativa a livello globale nel settore tecnologico, è rinomata per i notevoli investimenti sulla formazione del personale alluso della tecnologia Apple, al fine di migliorare l’esperienza di lavoro e la vita privata dei propri dipendenti.

Gianni Broggi

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