L’origine dello scisma tra sciiti (da “shia”: partito o fazione) e sunniti (da “sunna”: ortodossia, consuetudine) risale agli albori della storia dell’Islam, immediatamente dopo la morte del Profeta Mohammad, ma si concretizza successivamente, dopo l’assassinio di Ali Ibn Abi Talib, quarto e ultimo califfo ben guidato e vedovo di Fatima (la figlia prediletta del Profeta), con la persecuzione e la diaspora dei suoi familiari, discepoli e successori. Oggi ciò costituisce la divisione del mondo islamico in queste due grandi correnti: i sunniti, fortemente maggioritari, e gli sciiti, corrispondenti circa al 15%, principalmente di fede duodecimana (gli sciiti si distinguono in scuole a seconda degli Imam riconosciuti. I duodecimali ne riconoscono 12, altre scuole, come i settimani o ismailiti, ne riconoscono un numero inferiore).
L’origine di sciiti e sunniti

Alla morte del Profeta la nascente comunità islamica si trovò a dover scegliere una guida. Ali, genero del Profeta, dichiarò di essere stato incaricato e istruito a tale scopo, mentre la maggioranza preferì scegliere per elezione un discepolo più maturo e autorevole, Abu Bakr, che divenne così primo califfo. Ali decise di collaborare e in seguito, dopo l’elezione successiva di due guide, ottenne il califfato contraddistinto da non pochi scontri interni alla ummah (comunità dei credenti musulmani) fino alla sua morte per ferite inferte alle spalle con una lama avvelenata. Suo figlio Hasan, indicato da Ali come suo successore, non ottenne il califfato e morì probabilmente avvelenato dalle autorità khagirite (oppositori di Ali a seguito di Muawiya). Il nuovo califfo Yazid perseguitò la sua famiglia e il suo successore, il giovane Husayn, che trovò la morte per mano delle truppe califfali nella famosa e cruenta battaglia di Karbala. Ali, Hasan e Husayn sono i primi Imam ricordati dagli sciiti come guide ineffabili e martiri.
Agiografia, scritture e struttura

Come abbiamo visto, i sunniti vivono la fede come rapporto diretto tra il credente e l’Onnipotente per mezzo delle scritture, eleggono guide secondo criteri di competenza, prestigio e/o potere politico (a seconda delle epoche e contesti) la cui leadership religiosa non è né esclusiva né sostanziale. Tale scuola si divide infatti in 4 scuole dottrinali ciascuna delle quali ha varie declinazioni e svariati centri teologici. Gli sciiti, invece, hanno seguito il “potere carismatico” attribuito ai discendenti del Profeta investiti da prerogative di competenza per una guida infallibile e retta. Le fonti canoniche comuni comprendono il Corano e solo alcuni ahadith (detti attribuiti al Profeta o ad altri personaggi illustri e sapienti), mentre si dividono su molte altre per differenze agiografiche che riguardano la fonte originaria o la catena di trasmissione. Solo gli sciiti esprimono una struttura con un clero, che però non corrisponde all’imamato, ossia il susseguirsi di guide investite da carisma che si sono succeduti dopo la morte dei Profeti maggiori. Il primo Imam incaricato da Mohammad fu Ali, come Pietro da Gesù.
Il Credo degli sciiti e maggiori celebrazioni

L’ultimo di questi Imam è il Mahdi, occultatosi a seguito delle numerose persecuzioni e tenuto in vita per miracolo divino fino all’approssimarsi del Giorno del Giudizio. La fede escatologica in questo messia è comune anche ai sunniti, che ne attendono la venuta, mentre per gli sciiti egli è già nato e in attesa di poter ricomparire in mezzo ai credenti come loro guida. I pilastri della fede islamica sono il credo nell’Unico Dio, nella Profezia e nel Giorno del Giudizio, comuni ad ogni musulmano, a cui gli sciiti aggiungono l’imamato e la giustizia di Dio come principio razionale. Come minoranza essi sono consapevoli delle persecuzioni subite e attribuiscono grande valore ai propri martiri, tra cui figurano gli imam ineffabili. La ricorrenza dell’eccidio di Karbala è ricordata nel giorno di Ashura con celebrazioni di lutto e giornate di studio.
Se la pace presuppone la capacità di riconoscere nell’altro il diritto alle proprie usanze e credenze, la grande maggioranza dei musulmani possiede questo corretto atteggiamento, a fronte di pochi che sfruttano le differenze dottrinali per contrapporre popoli e fazioni in lotte spesso appoggiate e fomentate da forze coloniali e imperialiste, purtroppo interessate a una lucrosa instabilità in Medio Oriente.
Barbara Lattanzi

































