Partiamo da una provocazione concreta. L’olandese Emile Ratelband ha richiesto al tribunale di Arnehm, a sud-est di Amsterdam, la possibilità di togliersi vent’anni, passando da 69 a 49 anni, adducendo la motivazione che, nella società odierna, è ammissibile cambiare nome, sesso, quindi perché porre il divieto sull’età? Inoltre ha sottolineato le discriminazioni subite nel relazionarsi sentimentalmente a nuove conoscenze, asserendo che la giovinezza rappresenti un valore aggiunto sulle opportunità a cui si può accedere (lavoro, casa, auto). Discriminazioni che conducono allo scontro giovinezza vs vecchiaia. L’associazione tra invecchiamento e decadimento ha creato un’inevitabile attenzione verso gli effetti avversi di tale processo (Bromley, 1990) come stereotipi sulle persone anziane e negazione dell’esistenza della vecchiaia non problematica (Kenyon, Birren, Schroots, 1991).

Che cosa s’intende con il concetto di età?

L’età è un attributo individuale e delle strutture sociali (Riley, 1976): attributo individuale perché segna quanto tempo si è vissuto e la fase dell’esistenza in cui si è collocati (ad esempio, età adulta); attributo delle strutture sociali perché denota criteri in base a cui si allocano risorse e si stabiliscono le soglie di entrata/uscita dai diversi ruoli, individuando uno strato connotato da doveri e diritti socialmente riconosciuti. L’età è altresì un costrutto sociale variabile per tempo, spazio e cultura: infatti infanzia ed adolescenza sono un’invenzione della società moderna (Ariès, 1960). È un fenomeno multidimensionale, ma può essere intesa anche come un indicatore di tre dimensioni temporali (Elder, 1975):

1. tempo della vita o arco temporale: l’età cronologica come indicatore del processo di invecchiamento;
2. tempo storico: la collocazione dell’individuo vincolato all’appartenenza di coorte, ossia un insieme di persone nate approssimativamente nello stesso periodo oppure coloro che hanno iniziato una specifica esperienza nel medesimo periodo;
3. tempo sociale: la definizione e normativa sociale dell’età, delle scansioni e transizioni delle biografie individuali; è il risultato di una costruzione sociale come il tempo di lavoro ed il tempo libero.

Questione di età

In senso oggettivo, esiste l’età anagrafica riscontrabile tramite unità temporali e documentabile con il certificato di nascita che rappresenta un fattore d’identificazione. In senso soggettivo, esiste l’età percepita dall’individuo stesso, così come a livello sociale vi sono atteggiamenti e gesti riconducibili e categorizzabili ad alcune fasce d’età. Semplificando, pensiamo ad espressioni come “si comporta da ragazzino/a” o “sembri Matusalemme”. Sicuramente le innovazioni nel campo degli interventi estetici e chirurgici hanno permesso di modificare l’età dimostrata: un ringiovanimento del corpo e del viso, contrastando gli anni che avanzano. C’è pure chi tenta di ringiovanire l’età mentale (grado di sviluppo dell’intelligenza). L’età biologica è la posizione nei riguardi della potenziale durata di vita: si avvicina all’età cronologica senza identificarsi in essa (Cesa-Bianchi, 1987). Fattori socio-culturali, biologici-ereditari, economici, esperienze personali influiscono sul concetto di età reale, percepita e dimostrata. Si parla di età sociale con riferimento ai ruoli assunti all’interno della società nelle diverse epoche e culture. La struttura dell’età della popolazione considera capacità biologiche, atteggiamenti rispetto alla vita ed al mondo, attività svolte,  rapporti interpersonali nell’ottica di uno status di transizione (Bagnasco, Barbagli, Cavalli, 2007).

Mutamenti continui

Le diverse fasi del corso della vita sono segnate da riti di passaggio (Van Gennep, 1909). Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione è evidente nei paesi industrializzati, è la derivante del declino nel tasso di fertilità con conseguente diminuzione della percentuale di individui giovani, del miglioramento delle condizioni di vita e dei progressi in ambito sanitario, permettendo l’aumento della durata media della vita. Se un medico può attestare attraverso diversi test che un individuo possieda un’età biologica decisamente inferiore rispetto agli anni effettivi, non mancano fattori non prevedibili a mutare la situazione, ad esempio, una malattia improvvisa o un incidente. Alcuni studi (Cartensen, Isaacowitz, Charles, 1999) hanno separato i concetti di età cronologica e di tempo, analizzando la percezione del tempo di vita rimasto a giovani malati terminali. Essi hanno confermato quanto sia importante la percezione del tempo rimanente ad influenzare scelte e comportamenti. Vale a dire che la consapevolezza della propria condizione diviene più rilevante rispetto all’età cronologica di per sé. Alla luce di ciò, non si può parlare di età in maniera univoca e delimitata, ma emergono continui mutamenti a determinarne il significato che unisce ambito individuale e collettivo, dalla percezione del tempo, al processo di crescita, all’invecchiamento, sino alle valenze socio-culturali attribuite. E se come in una canzone di Simone Cristicchi intitolata “La vita all’incontrario” si potesse nascere anziani per poi tornare adolescenti, con l’esperienza di un vecchio, il corpo di un giovanotto, ricominciando da capo il ciclo della vita?

Arianna Caccia

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Arianna Caccia

Laureata in Sociologia della salute e degli stili di vita, nutro un forte interesse per lo studio e l’analisi dei fenomeni sociali. Sempre pronta ad imparare e migliorarmi, amo leggere, scrivere, Vasco Rossi e Rino Gaetano e fare lunghe passeggiate in campagna.