Lavoro, alienazione, operai. E ancora, tempi di produzione, cottimo, coscienza di classe, sindacati, diritti e dignità. Se dovessimo utilizzare delle parole chiave per scrivere delle riflessioni sullo spettacolo teatrale “La classe operaia va in paradiso”, sceglieremmo proprio queste. Sono sicuramente le parole che più rappresentano la storia che vede protagonista Lulù Massa, operaio stakanovista che inizia a prendere coscienza della differenza di classe solo dopo aver perso un dito mentre lavora in una fabbrica. Cosa vuole trasmettere questo spettacolo? Qual è la sua morale?

Scene da un film

La classe operaia va in paradiso é uno spettacolo teatrale diretto da Claudio Longhi e scritto da Paolo di Paolo, ispirato all’omonimo film del 1971 di Elio Petri. Questo film smosse le coscienze di molti uomini perché mise a nudo una realtà ben diversa rispetto a quella che invece si credeva potesse vivere un operaio in fabbrica. Otto ore al giorno con ritmi di lavoro infernali, alienazione, individui che sottostanno ai ritmi delle macchine da lavoro. La storia di Ludovico Massa è questa. Operaio di 31 anni che lavora incessantemente per “servire” il padrone. Non si stanca mai pur di guadagnare qualche soldo in più per mantenere le sue due famiglie. La sua vita lavorativa è considerata modello di emulazione da parte dei suoi datori di lavoro che lo consacrano come operaio perfetto. A ritmi sempre più frenetici, contribuisce al raggiungimento degli obiettivi nel minor tempo possibile. Dall’altro lato è vista come “inutile” da parte dei suoi colleghi di lavoro che gli rimproverano l’eccessivo servilismo. Lulù Massa crede di essere invincibile anche se la sua vita si riduce solo al lavoro, stanco e distrutto non riesce ad avere una vita sociale. Non bada alle proteste dei sindacati e degli studenti che rivendicano i diritti degli operai. La sua vita è una totale alienazione.

La classe operaia va in paradiso

Cambio di rotta

Lulù si sveglia dal sogno dell’alienazione quando un giorno ha un incidente sul lavoro. Perde un dito cercando di estrarre a mani nude un pezzo dalla macchina a cui lavorava. Prende coscienza dell’incubo della sua misera vita; si schiera contro il ricatto del lavoro a cottimo e aderisce alle istanze radicali degli studenti e di alcuni operai della fabbrica, in contrapposizione alle posizioni più moderate dei sindacati. Si susseguono scontri con la polizia e la vita di Lulù va in frantumi. Abbandonato dalla compagna, dai colleghi e anche da chi credeva fosse dalla sua parte. Tutti lo lasciano in balia del suo sconforto perchè un caso “individuale” non sarà mai un caso di “classe”. Dopo il licenziamento, cerca conforto da un ex collega rinchiuso in manicomio e comprende che l’alienazione lo avrebbe portato presto alla pazzia. Quando tutto sembra ormai perduto, i suoi compagni, con l’aiuto dei sindacati, riescono a farlo riassumere in fabbrica alla catena di montaggio. I ritmi di lavoro sono sempre più veloci e i rumori in fabbrica assordanti ma Lulù grida più forte per far sentire la sua voce al di sopra dei rumori.

Lino Guanciale in una scena de "La classe operaia va in paradiso"

Una storia attuale

La storia di Lulù Massa può rappresentare la situazione lavorativa di una fetta di popolazione, ancora purtroppo ampia, nel nostro paese. Durante le scene a teatro, in pleatea un attore della compagnia che sta portando in scena in tutta Italia questo spettacolo, cantava dei brani che, partendo da concezioni degli anni ’70, arrivavano al giorno d’oggi. Non sembra che un pò tutti siamo degli operai pur non lavorando in fabbrica? Ogni mattina la sveglia suona forte proprio come la sirena in una fabbrica che dà il “benvenuto” agli operai. Le corse, lavorare tutto il giorno per guadagnare magari meno di quanto spetta. Lavoro sommerso, contratti a tempo determinato, contratti a progetto, apprendistato, tirocini. E ancora, co.co.co, stage non retribuiti. I ritmi di lavoro sono veloci perchè la società corre veloce e in alcuni casi non importa se sei vecchio o giovane, se hai figli o meno, se sei malato e sei sano. Importa solo che la produzione, manuale o intellettuale, vada avanti e si raggiungano determinati risultati senza pensare alla dignità degli uomini.

Disoccupazione giovanile

Uomini o numeri?

In ogni spettacolo o pellicola cinematografia c’è una morale da voler trasmettere. Cosa trasmette La classe operaia va in paradiso? È uno spaccato di vita, mette a nudo le difficoltà di un individuo quando, in situazioni negative, si ritrova a combattere contro una società che, per alcuni aspetti, fa finta di essergli accanto. Ti fa capire che in taluni casi i lavoratori sono considerati numeri, matricole e non ha alcun peso la loro dignità. Sicuramente nel corso degli anni sono cambiate molte cose, oggi i lavoratori hanno molti più diritti ma non è impossibile ascoltare storie come quella che va in scena al teatro. Progredisce la tecnologia, regrediscono i salari e i diritti e nessun comparto sembra sfuggire a questa tendenza, nemmeno settori che si immaginava privilegiati. Dallo sfruttamento senza ritegno nei centri commerciali, negli ospedali e nei call-center alle corse matte in magazzino per non rallentare i ritmi folli e velocissimi dettati da misteriosi algoritmi mentre diventi schiavo del sistema. Dall’outsourcing, il lavoro dato in subappalto alle cooperative e alla agenzie interinali fino alla diffusione di grandi forme di caporalato, demansionamento e mobbing. Questa è la realtà. Quella realtà in cui molti Lulù Massa si ritrovano.

Filomena Oronzo

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