Per convenzione si usa datare la nascita della psicoanalisi con la prima interpretazione esaustiva di un sogno scritta da Freud: si trattò di un suo sogno personale della notte tra il 23 e il 24 luglio 1895, e riportato anche ne “L’interpretazione dei sogni” (1899) come “il sogno dell’iniezione di Irma“. In “Storia della psicoanalisi” si raccoglie il racconto storico di quel vasto movimento di pensiero che ha fatto il suo esordio all’alba del Novecento e ha avuto nel lavoro del medico viennese Sigmund Freud il punto di partenza.

Alla scoperta dell’inconscio

L’inconscio è uno dei concetti più interessanti della psicologia. Esso sembra contenere tutta la nostra esperienza della realtà, anche se appare al di là della nostra coscienza e del nostro controllo. È il luogo in cui conserviamo tutti i nostri ricordi, i pensieri e i sentimenti. Il concetto affascinò il neurologo Sigmund Freud, che volle scoprire se fosse possibile spiegare cose che, a quel tempo, sembravano essere al di là dei confini della psicologia. Coloro che avevano iniziato a esaminare l’inconscio temevano che potesse contenere un’attività psichica troppo potente, troppo spaventosa o troppo incomprensibile perché la nostra mente conscia fosse in grado di assorbirla. Il lavoro di Freud sull’argomento fu pionieristico. Egli descrisse la struttura della mente come formata dalla coscienza, dall’inconscio e dal preconscio, e divulgò l’idea di inconscio, introducendo il concetto che si trattasse di quella parte della mente che definisce e spiega il lavorio che sta dietro alla nostra capacità di pensare e fare esperienza.

La nostra mente quotidiana

È facile dare per scontata la realtà della coscienza e credere ingenuamente che ciò che pensiamo, proviamo, ricordiamo e sperimentiamo componga l’interezza della mente umana. Freud dice invece che lo stato attivo della coscienza, cioè la mente operativa di cui siamo direttamente coscienti nella nostra mente quotidiana, è solo una frazione del complesso di forze psicologiche che operano nella nostra realtà psichica. La coscienza esiste a livello superficiale, a cui abbiamo un facile e immediato accesso. Al di sotto della coscienza si trova la potente dimensione dell’inconscio, il magazzino che detta il nostro comportamento e il nostro stato attivo cognitivo. La coscienza è in realtà la marionetta nelle mani dell’inconscio. La mente conscia è soltanto la superficie di un complesso mondo psichico. Tutto ciò che è conscio, che conosciamo attivamente, è stato inconscio prima di affiorare alla mente. Ma non tutto diventa noto: molto di ciò che è inconscio rimane tale. I ricordi che non si trovano nella nostra memoria di lavoro quotidiana, ma che non sono stati rimossi, risiedono in una parte della mente conscia che Freud chiama preconscio. Siamo in grado di portare questi ricordi alla coscienza in qualunque momento. L’inconscio agisce come un ricettacolo delle idee o dei ricordi che sono troppo intensi, troppo dolorosi o comunque troppo difficili da elaborare per la mente conscia. Freud riteneva che quando certe idee o certi ricordi (e le emozioni a essi associati) minacciano di sopraffare la psiche, vengono rimossi dalla memoria a cui può avere accesso la mente conscia, e immagazzinati nell’inconscio.

Gli impulsi motivanti

L’inconscio è anche il luogo in cui risiedono le nostre pulsioni biologiche istintuali. Le pulsioni governano il comportamento, indirizzandoci verso scelte che promettono di soddisfare i nostri bisogni di base, e garantiscono la nostra sopravvivenza: il bisogno di cibo e acqua; il desiderio sessuale per assicurarci la continuazione della specie; la necessità di trovare calore, riparo e compagnia. Ma Freud afferma che l’inconscio contiene anche un impulso contrario, la pulsione di morte che è presente fin dalla nascita. È un impulso autodistruttivo che ci spinge ad andare avanti, anche se facendolo ci avviciniamo alla morte. Nei suoi ultimi lavori, Freud si allontanò dall’idea che la mente fosse strutturata in coscienza, inconscio e preconscio, per proporre una nuova struttura di controllo: l’Es, l’Io e il Super Io. L’Es (formato dalle pulsioni primitive) obbedisce al principio di piacere, il quale dice che ogni impulso di desiderio deve essere immediatamente gratificato: vuole tutto subito. Un’altra parte della struttura mentale, l’Io, riconosce invece il principio di realtà, che dice invece che non possiamo avere tutto ciò che desideriamo, ma dobbiamo tenere conto del mondo in cui viviamo. L’Io negozia con l’Es, tentando di trovare modi ragionevoli per aiutarlo ad avere ciò che vuole, senza che questo produca danni. L’Io è a sua volta controllato dal Super Io, la voce interiorizzata dei genitori e del codice morale della società. Il Super Io è una forza giudicante e la fonte della nostra coscienza, del senso di colpa e di vergogna.

Accedere all’inconscio

Altri modi risaputi in cui l’inconscio si rivela sono i lapsus freudiani e il processo di libera associazione. Un lapsus freudiano è un errore verbale che Freud sostiene riveli una convinzione, un pensiero o un’emozione repressi. Si tratta di una sostituzione involontaria di una parola con un’altra che ha un suono simile, ma che inavvertitamente rivela qualcosa che la persona sente in realtà. Freud usava la tecnica della libera associazione (sviluppata da Jung), in cui il paziente, sentita una parola, viene invitato dal terapeuta a dire la prima parola che gli viene in mente. Freud era convinto che questo procedimento permettesse all’inconscio di aprirsi un varco, poiché la nostra mente usa associazioni automatiche, e così pensieri nascosti trovano voce prima che la mente conscia abbia modo di impedirlo.

La scuola di psicoanalisi

Freud fondò a Vienna l’importante Società Psicoanalista, grazie alla quale esercitò una forte influenza sulla comunità che in quel periodo si occupava di salute mentale, formando altri terapeuti e comportandosi come l’autorità indiscussa in merito a ciò che era o non era accettabile come pratica. Con il tempo alcuni suoi discepoli e professionisti modificarono le sue idee finendo per dividere la Società Psicoanalista in tre: i freudiani (che restarono fedeli al pensiero originale di Freud), i kleiniani (seguaci delle idee di Melanie Klein) e i neo-freudiani (un gruppo che incorporava le idee di Freud in una pratica terapeutica più ampia). Le idee di Freud influenzano ancora ogni tipo di terapia contemporanea somministrata da tutti gli psicologi e psicoterapeuti.

Gianni Broggi

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