“Sono passati 2805 giorni dalla partenza. La temperatura esterna è di -119 gradi Celsius. Qui è dove viviamo. Così è come sopravviviamo. La vita non è sempre facile sullo Snowpiercer. La vita non è mai stata facile sullo Snowpiercer. Può non essere equa. Non è giusta. Ma è tutto ciò che abbiamo”.
Così esordisce la serie tv Snowpiercer, per settimane in vetta alle classifiche top 10 della piattaforma streaming Netflix.
La serie è l’adattamento dell’omonimo film del 2013 con Chris Evans, diretto da Bong Joon-ho, a sua volta ispirato dalla graphic novel di Jacques Lob e Jean-Marc Rochette, “Le Transperceneige”. Scritta per TNT da Josh Friedman e ideata da Graeme Manson, è in onda con la prima stagione dal 2020 e con la seconda stagione dal 2021.
Il treno e la metafora sociale
È l’anno 2021 e il pianeta Terra è diventato una sconfinata landa ghiacciata in seguito a un tentativo fallito di porre rimedio al surriscaldamento globale. Per garantire la sopravvivenza della razza umana, i pochi superstiti dell’intera popolazione mondiale diventano passeggeri di un treno lunghissimo, lo Snowpiercer, che viaggia in moto perpetuo percorrendo metodicamente rivoluzioni intorno al globo, in attesa che le temperature terrestri tornino ad essere vivibili.
Al suo interno, una complicata e rigorosa organizzazione socio-economica e tecnologica garantisce alla popolazione divisa in tre classi tutti i privilegi di cui godeva nella precedente vita. Una vita che scorre negli agi e nel lusso dei vagoni di testa per passeggeri smistati in base al costo del biglietto di imbarco. Mentre in coda al treno, i viaggiatori senza biglietto, saliti in extremis e barricati nelle ultime carrozze vivono in condizioni di estrema precarietà. Nel fondo infatti regnano sovrani malnutrizione e povertà. I “fondai” non possono fare altro che ribellarsi agli occupanti dei vagoni di testa. La trama della serie tv è dilaniata, dunque, da una perpetua lotta di classe e di potere. La rivoluzione ha inizio. Proprio su questo potente ma nello stesso tempo fragilissimo ordine sociale si basano le vicende raccontate dalla serie.
Nei panni della protagonista, Melanie Cavill, il premio Oscar Jennifer Connelly, la voce degli annunci che risuonano in tutte le carrozze, nonché unico anello di contatto con Mr. Wilford (Sean Bean), l’ideatore del treno osannato come un moderno Noè ma che fino alla seconda stagione non ha volto. Cercando di nascondere un difficile segreto, in stile “Assassinio sull’Oriente Express”, Melanie fa prelevare dalla coda del treno Andre Layton (Daveed Diggs), unico detective a bordo, per risolvere un omicidio apparentemente banale ma che porta a galla ingiustizie e segreti che potrebbero sovvertire costantemente l’esistenza stessa dello Snowpiercer.

I canoni antropologici appartenenti al film d’azione del 2013, nella serie del 2020 vengono riportati in maniera fantascientifica. Una fantascienza distopica che mostra i vari micro-universi che lo compongono attraverso un’estetica delle immagini che gioca un ruolo fondamentale nel passare dalle lussuose carrozze dell’aristocrazia, della borghesia e della terza classe, al cui interno è possibile trovare sostentamento umano ai bisogni primari e secondari, con a bordo allevamenti di bestiame, frutteti, acquari ma anche nightclub e mercati post-industriali, alla carrozza di coda rappresentata con uno spazio angusto e pieno di disagio. Lo Snowpiercer seriale diventa una continua metafora sociologica dove lo scontro di classe non è più solo un desiderio di rivalsa o di privilegi, ma rappresenta un complesso meccanismo di equilibri e concessioni, uno scontro tra il cosmo dell’ordinamento sociale e il caos delle pulsioni individuali.
La distopia di George Orwell
Dopo la Seconda Guerra Mondiale nasce un romanzo che condensa i canoni della letteratura distopica. Come la guerra ha frantumato ogni speranza nel progresso in una umanità distrutta, così la letteratura non può più alimentarsi di un immaginario utopico, ma ha l’esigenza di cercare la verità svelando i meccanismi perversi della società postbellica. L’uomo, da membro di una società, si è ritrovato ad essere un ingranaggio all’interno di una “macchina della morte” mossi dagli interessi di partiti senza volto.
Il romanzo di George Orwell, 1984, è spesso definito come fantascientifico e il suo universo distopico nasce da un parossismo del reale, l’estremizzazione in negativo della civiltà degli anni ’40, avente come scopo quello di indurre il popolo a ubbidire senza pensare, uno scopo perseguito con mezzi che vanno dal controllo del ruolo di ciascuno nella società all’inibizione delle capacità di ragionamento. Un parossismo presente anche nella serie Snowpiercer se si pensa alla struttura sociale del treno e allo scopo del suo ideatore che non solo vuole riprendere la guida della sua creazione ma vuole controllare anche l’anima e il corpo di tutti i suoi passeggeri.

In Orwell il volto del partito, i cui occhi seguono ognuno con il monito “Big Brother is watching you”, richiama il logo “W” di Mr. Wilford, posizionato ovunque in modo da rammentare a ogni passeggero chi è il proprio salvatore, chi detiene il potere e l’ordine e la disciplina da seguire. Alcune delle strutture di governo orwelliane sono comparabili con la struttura sociale dello Snowpiercer, in particolar modo quelle dell’Amore/Ospitalità che mantiene l’ordine, fa rispettare la legge e si occupa di reprimere il dissenso, della Pace/Fondo che per raggiungere l’utopia si occupa della guerra, della Verità/Terza classe che si occupa della stampa, dei divertimenti, delle scuole e delle arti, e dell’Abbondanza/Testa treno responsabile dei problemi economici e tecnici.
L’utopia di Marx ed Engels
“Il Manifesto del Partito Comunista” di Karl Marx e Friedrich Engels, scritto tra il 1847 e il 1848 e pubblicato a Londra nel 1848, afferma che tutta la storia passata si riduce alla storia di una lotta di classe e la stessa borghesia non è altro che una classe trionfante dal feudalesimo che la opprimeva.
L’obiettivo teorico di Marx è una società in cui tutti hanno gli stessi diritti, l’accesso al potere e la libertà di esprimere le proprie opinioni, lo stesso obiettivo del “fondaio” Andre Layton nella serie Snowpiercer, nella quale sembra essere presente un chiaro riferimento alla rivoluzione proletaria marxiana.

“Il Manifesto” di Marx ed Engels indica come raggiungere un futuro migliore, imponendo una società diversa, improntata sulla parola chiave: rivoluzione. In particolare la rivoluzione dei proletari, la classe più bassa e svantaggiata. Solo da questo ceto, così povero e scarsamente considerato dalla classe dirigente, potrebbe emergere la forza necessaria a stravolgere una società intera, nel caso di Snowpiercer a sconvolgere l’ordine prestabilito. Con gli oppressi che fanno sentire la propria voce.
Snowpiercer è una serie che si ramifica nella convinzione dei due filosofi. Una convinzione fondata sullo studio della storia dell’uomo dalla quale emerge una catena infinita di lotte di classe, dove i vari ceti cercano di schiacciarsi tra loro, l’uno dopo l’altro, per arrivare a un accordo, a un equilibrio tra le classi, alla parità assoluta. Nell’orizzonte utopistico del comunismo.
La società ricostruita sullo Snowpiercer è l’esasperazione di un sistema capitalistico.
I trattamenti destinati alle diverse classi sono ben distinti e il classismo è estremo. La classe degli oppressi, i “fondai”, nel decidere di ribellarsi fanno emergere marcatamente proprio quella forza che Marx si aspettava sorgesse dal basso. Dunque la rivoluzione proletaria viene messa realmente in pratica dai reietti della carrozza di coda che inseguono un’utopia molto simile a quella di cui si parla ne “Il Manifesto”, anche se in questo caso si delinea più come una socialdemocrazia piuttosto che come una società comunista.
Parità nei diritti, potere nelle mani di tutti, un parlamento e delle rappresentanze, niente differenze nei trattamenti, tutti devono avere accesso ai beni necessari e potersi permettere un adeguato stile di vita, senza eccessi e senza stenti. Il raggiungimento di questo obiettivo sullo Snowpiercer si manifesta in modo molto doloroso: sangue, morti e sofferenze. E l’utopia sembra svanire, soprattutto nella seconda stagione quando lo Snowpiercer viene condotto da mani sbagliate e l’unica speranza è riposta in Melanie. Forse!
Sirena Frattasio
Riferimenti bibliografici e sitografici
- K. Marx F. Engels, Il Manifesto del partito comunista, (1848) http://www.centrogramsci.it/classici/pdf/manifesto_marx-engels.pdf
- G. Orwell, 1984, Milano, Mondadori, 2019.



































